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Autore

Barbara Catta

in archivio dal 29 ott 2013

14 febbraio 1970, Capena (RM) - Italia

segni particolari:
Quando ho ritrovato su facebook i miei compagni delle elementari quasi tutti mi hanno detto: sì mi ricordo di te, sei quella con gli occhi chiari e le lentiggini sul naso!

mi descrivo così:
Mamma mi chiama " La passionaria" perchè quando amo qualcosa lo faccio con entusiasmo travolgente. Amo tutto ciò che è vita, amo leggere e scrivere, amo la mia famiglia, i miei cagnolini, amo la quercia che torreggia da sempre nel giardino di mamma e papà, amo scartare i regali a Natale.

17 dicembre 2013 alle ore 9:22

La matriarca degli Udzungwa

di Barbara Catta

editore: Castel Negrino

pagine: 160

prezzo: 13,52 €

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“In principio era L’Elefante che con la sua saggezza governava bene il suo popolo. Poi era arrivato L’Uomo che negli anni aveva violato i confini che la natura gli aveva imposto invadendo spazi non suoi. Il popolo dell’Elefante ne aveva sofferto, ne era rimasto quasi annientato. L’Uomo chiedeva sempre più terreno per il suo popolo in continua crescita e per gli animali che allevava e teneva al suo fianco e questo non era il peggio. Il popolo dell’Uomo, sempre più numeroso, stava schiacciando il popolo dell’Elefante chiedendo sempre maggiori tributi di sangue. L’Elefante si era trovato negli anni a percorrere pianure sempre meno vaste, sempre più intrappolato in confini imposti dall’Uomo e dentro i quali era più facile essere da questo massacrato. Il suolo dell’Africa per secoli si era dissetato del sangue di milioni di elefanti trucidati allo scopo di essere depredati dei loro trofei, del loro orgoglio, delle loro zanne.
Ma l’Uomo, così astuto e intelligente, aveva saputo sorprendere l’Elefante. Alcuni membri del popolo a due zampe, negli anni divenuti sempre più numerosi, avevano mostrato amicizia, avevano manifestato solidarietà, addirittura li avevano protetti. L’Elefante riusciva persino a capire, nella maggior parte dei casi, quando poteva fidarsi e aveva imparato a farlo […]”

Perché iniziare una recensione di un libro così? Io direi che non c’è altro modo per presentare il mondo matriarcale degli elefanti di Udzungwa. Un libro che parla di due popoli a confronto, quello centrale che è quello animale, nella fattispecie degli elefanti, e quello civile, - che poi in realtà di civiltà ci sarebbe molto da discutere -, umano.
Il libro si costituisce e si costruisce per tappe, diventa una progressione delle avventure del corpo animale, che di volta in volta sembra stupirsi delle sue stesse gesta.
Nel libro si parla spesso di viaggi, di spostamenti che gli animali fanno per motivi che non sono ovviamente sempre gli stessi: si inizia con la fuga dal massacro, e la perdita di numerosi elementi centrali nel genealogia della storia, per imbattersi poi nel fenomeno migratorio che silenziosamente e secondo il principio dell’eco-sostenibilità naturale della natura si presenta ciclicamente, si arriva di nuovo a scontri, a fughe, a riprese di viaggi, per poi tornare allo scontro. Ma questo è solo un piccolo sipario di ciò che è nascosto dietro le avventure degli elefanti dell’Udzungwa; ciò che rende interessante il libro, oltre comunque all’evoluzione della storia che rispetta una certa linearità di impostazione, è l’analizzare il comportamento animale, e magari confrontarlo con l’agire umano. Di fronte a certe situazioni, magari il lettore potrebbe rimanere sorpreso nel rendersi conto che l’elefante in una data situazione attui un certo tipo di comportamento, l’autrice però sagacemente non si limita solo a presentarci i comportamenti animali, ma cosa più importante ne dà un senso, una spiegazione, li concettualizza.
Nell’evoluzione cronica della storia, che non rispetta temporalità se non quella che ha immaginato l’autrice in principio, ci si imbatte nel momento della fertilità animale, argomento avvincente, e che secondo me è anche un po’ il nodo di raccordo di tutta la storia, che capirete il perché solo leggendo fino alla fine il libro. E’ interessante poter leggere di un argomento tanto discusso come la sessualità animale, nel caso specifico di quella degli elefanti in quanto categoria, anche se questo è solo uno dei tanti tasselli della storia.
Particolarità del libro è data dai nomi degli animali che sembrano un po’ ricalcare i loro istinti caratteriali, si può incontrare Placida, Timida, Dispettoso, Marula, Smilza, Irrequieta (la vera regina di tutta la storia?) ecc.
Un altro elemento che divide, in quanto spezza la storia, è l’unico personaggio umano, che allo stesso tempo assurge alla funzione di collante è il veterinario Andrea Valcanover che avrà anch’esso un ruolo chiave nella storia, e sarà portavoce di sentimenti positivi.
Se volete leggere una storia interessante che intersechi il polo umano e il polo animale questo è il libro che fa per voi, che non è frutto di un lavoro occasionale e marginale, anzi è sintesi di un lavoro di circa vent’anni dell’autrice che solo oggi prende pienamente forma.

recensione di Gino Centofante

Commenti
  • Maria Grazia Crozzoli Un romanzo che vale la pena leggere per vivere la storia con tutti i sensi. storia in cui entri, completamente immersa, sin dalla prima pagina. Commovente, prende il cuore e l'anima

    18 dicembre 2013 alle ore 18:53


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