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Autore

Bruno Panebarco

in archivio dal 05 mar 2012

16 marzo 1959, Roma - Italia

segni particolari:
Non può vivere senza arte, musica e letteratura. 

mi descrivo così:
Scrivo, dipingo e faccio musica da trent'anni. Cinque romanzi e un libro di fotografie pubblicati, un documentario (L'ultimo balcone) invitato ufficialmente in concorso al 33° TFF (2015). Scriverò e suonerò anche in punto di morte. Lunga vita al lupo

03 dicembre 2013 alle ore 9:05

Ballata di ogni artista

di Bruno Panebarco

editore: Ass. Culturale Il Foglio

pagine: 195

prezzo: 14,00 €

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"Ballata di ogni artista" è il nuovo romanzo di Bruno Panebarco, nel quale l'autore, come recita la quarta di copertina, ci conduce per le strade di Porta Palazzo e del "Quadrilatero romano" a Torino, oltre che attraverso le gallerie d'arte che popolano questa città.
Una dimensione spaziale ben delineata dunque, che lascia immaginare scenari e atmosfere precise. Il romanzo è percorso da nervature proprie del genere giallo che costituiscono lo sfondo della storia la quale ruota attorno alla figura dell'artista e della sua esistenza. In un'ottica universale dove l'artista diventa paradigma della ricerca di un proprio posto nel mondo. Il bisogno di essere visti, riconosciuti, apprezzati in modo tale da poter avere una sicurezza emotiva ed economica tale da potersi dedicare con tutto se stessi alla propria attività artistica: è questo il grido dell'intera storia. Il personaggio principale, Ruben, è un giovane uomo dal cuore puro che crede nelle idee e che si scaglia contro la mercificazione del mondo dell'arte, un mondo fatto di affaristi e di persone che mercanteggiano materia e oggetti invece di celebrare il valore dell'arte. Metafora dunque dei nostri tempi dove dell'arte e della cultura si è fatta una merce cui dare un prezzo e con cui lucrare. Ruben è un girovago anticonformista e contestatore che cova nel suo passato un dramma profondo. Non è disposto a lasciarsi sottomettere dai giudizi di critici d'arte poco propensi all'onestà intellettuale. Questo coacervo di rabbia, sfiducia, rancore e furore lo condurranno a seguire strade complesse e turbolente all'insegna della propria affermazione e realizzazioni artistiche. Abbandonando progressivamente ogni relazione umana si ritroverà in una dimensione di solitudine. Una solitudine in cui coltivare il mito del genio folle e incompreso (l'autore in un'intervista parla di "delirio di onnipotenza"). Un romanzo dunque diretto, immediato e intrigante dove suspance e narrazione i troppe trova si fondono in un crescendo di incisività.

Il testo presenta attente descrizioni.

"Piazza della Repubblica, meglio conosciuta come Porta Palazzo, era più affollata di un centro commerciale all'ora di punta. La gente si aggirava vociante tra i banchi del mercato all'aperto, dai quali si levavano le caratteristiche urla di venditori ambulanti. I corridoi delle due strutture coperte che ospitavano le rivendite di abbigliamento, calzature e articoli sportivi da una parte e il mercato del pesce dall'altra, erano, se possibile, ancora più intasati e caotici. Per decenni, da prima che la grande distribuzione con i suoi mega centri colonizzasse la periferia cittadina, Porta Palazzo, aveva attratto migliaia di avventori, per la grande varietà del prodotto offerto e per la possibilità, piuttosto rara in una città così lontana dal mare come il capoluogo piemontese, di acquistati pesce fresco. Arrivava gente perso dalla Francia."

Le descrizioni lasciano poi posto a immediati dialoghi:

"Ballarini era solo un pervertito, un porco libidinoso che meritava di essere schiacciato come uno scarafaggio!"
"Eppure, se sei riuscito a fare qualcosa, ad arrivare dove sei arrivato, lo devi a lui. Perché lo odiavi tanto?"
"Ma che cazzo ne sai tu, di come stavano le cose? Delle umiliazioni che mi infliggeva, del disprezzo che aveva nei miei confronti. Mi trattava come una pezza da piedi, peggio! Come uno schiavetto che doveva accorrere e sottometterai ad ogni suoi capriccio, soddisfare tutte le sue perversioni, le sue deviazioni, le sue schifose voglie sessuali!"
"È per questo che lo hai ammazzato?"
"Sì. Doveva crepare quel bastardo! Doveva pagare per il male che mi ha procurato e che mi hanno fatto quelli come lui. Non avevo dieci anni quando cominciavano a mettermi le mani addosso, quelle bestie schifose. Eliminarlo dalla faccia della terra era un mio sacrosanto diritto!"

Un romanzo, insomma, da scoprire pagina per pagina.

recensione di Claudio Volpe

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