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Poesie di Cesare Moceo

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  • 15 novembre 2018 alle ore 11:55
    Al-ibi (Vorrei essere altrove)

    Tediato dalla monotonia ripeto ogni giorno gli stessi gesti e in quella m'esilio pervaso dal desiderio di ciò che non ho E mi avvolgo prostrato nel sudario dei miei abissi nei deserti della mia interioritá nell'ozio che mi consuma nel mio tempo che scorre e corre a cercare scampo nel suo perdonarsi

  • 15 novembre 2018 alle ore 11:53
    Anch'io

    Raccolto nella mia insignificanza sovrastato dalle angosce seduto guardando verso cio' che più non vedró combatto o almeno cerco di combattere i disorientamenti delle ansie quotidiane che prendono con desolazione il mio pensare mentre aspetto il calore di quel sole che ancora non splende E in questo stare inquieto dell'anima rimango al margine della gente . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 15 novembre 2018 alle ore 11:51
    Il vento delle Veritá

    Esiliato nel mio soffrire e chiuso nel mio narcisismo mi specchio nel torpore del vivere chiedendomi cosa di diverso potrei essere io adesso quando nel mistero di questo mondo vive il male e il suo degenerare E mi rintano nel mio scrivere benedetto dalla solitudine e con il corpo vezzeggiato nella certezza della sua inutilità col vento delle mie Veritá che soffia freddo e silenzioso nei sentieri dell'esistenza in un alternarsi di luci e ombre dove tutto s'inasprisce anche le rughe dell'anima Con i cammini che si incrociano si perdono si ritrovano in motivi che hanno più di un significato e intrappolano le persone nell'utopia di una felicità che entri da una porta appositamente dimenticata aperta E mi sento dentro una musica che si ascolta ma non si suona in cui ogni ripudio delle note genera solo miseria e fango . Cesare Moceo poeta

  • 15 novembre 2018 alle ore 11:49
    Io, figlio d'ieri

    Vaga la mia anima arroccata su se stessa povera incapace di trovare il perché del suo esser schiava del mondo e delle sue inverosimili speranze E se ne va a spasso sottobraccio al cuore dentro la mia interioritá insieme in ogni oggi padre d'ogni domani a cercar angoli del mio mondo reconditi e ovvii dove trovar fragranze . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 17:30
    E vattene vecchiaia, non vedi ch'è ancora presto

    Passeggio nel mio Paradiso canticchiando le canzoni che nascondono i miei ricordi e immagino in quell'andare desideri di riconciliazione con me stesso inventandomi immerso dentro impossibili sogni dove vivere in un significato diverso la mia esistenza libero dalle grate delle utopie dai drammi concepiti dall'anima e dall'etá quasi in balìa della sua incoscienza naufragata nel mare dell'indifferenza e dell'abulia senza sentimento E scaccio lontano ogni pensiero di vecchiaia rivestita d'abiti consunti con la pelle lasca e penzolante con le labbra cadenti e senza risa e la lingua a non pronunciar più parola nella voce roca di silenzi nei giorni cisposi e senza ore che veloci vogliono corrermi incontro . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:21
    Ventagli che non sventolano

    Incapaci di confrontarci con noi stessi rimandiamo il tutto al domani nascondendo alla mente la nostra inquietudine E in questa finzione che sfugge e svanisce scriviamo la nostra "biografia senza fatti" nei diari dell'anima attraverso immagini ansiose e tormentate che regaliamo alla nostra coscienza . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:20
    Radio Adelaide

    Umidi calcinacci,ricordi portati da carichi gravanti,sono ora i miei intonacati passi. (Capitanucci Vincenzo) Vago in compagnia della mia solitudine arida e deserta ascoltando il mitico Aurelio e i suoi saluti a mitigare il calore delle sofferenze che ardono nel mio andare ignavio scarno e afflitto E metto da parte l'emotivitá senza farmi coinvolgere dalle pene del mio vivere negli intrecci di riflessione che impregnano i pensieri mentre ancora le note della radio pregnanti e pervasive m'invitano a riempire i miei vuoti . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:19
    L'albero della vita

    Combatto il perdermi nel vuoto del mio negarmi cercando utili colloqui con i miei sogni ad occhi aperti nei quali lenisco dolori e tormenti nel dare sostanza al mio dire Mi sento fortunato nel sentirmi discepolo della mia vita uomo vulnerabile nella vulnerabilitá dell'umanitá degno della dignitá che mi distingue nella claudicanza che non é zoppia E mi diletto in queste nobili notti d'inverno che accompagnano le mie delusioni nel loro crollare spinte a frantumarsi sui miei giacigli . Cesare Moceo poeta desttierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:17
    Persisto nella mia inutilitá

    Soffro il rifugiarmi nelle illusioni Io nato un giorno settembrino con la camicia in mano e i piedi in faccia travolto dalla causalitá di quell'evento vivo fluttuando in ció che accade tra l'indifferenza e la desistenza nel pentirmi di non aver commesso peccati e tradurre alla mente i fallimenti dell'anima a fregiarmi del capire il mio cammino e il destino che la morte ha scelto per me a pregare e piangere e chieder per dono l'amore . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:16
    Le catene della libertá

    Sensi di tedio s'atteggiano in questo mattino d'ansia frustrata a invadere la povertá della mia anima Assaporo la futilitá del vivere nel perfido sorgere del sole d'alcuni nella pallida luce del destino che illumina i loro tristi giorni impregnati d'incoerenze e malignitá a aleggiare come avvoltoi sulla sottomissione alla miseria e alla notte che invade i cuori E me ne libero volando libero dentro l'inutilitá delle mie illusioni . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 13 novembre 2018 alle ore 14:14
    Incanto

    Fermo sulla sommitá della mia terza scala nego l'occhio al malvedere a cui é condannato il mio piacere il mio annusare e anche il mio godere In questo poco vien la meraviglia a dimostrar quanto inutile sia la memoria dell'uomo a inneggiar ancora a arcani architetti dell'Essere nel donar lasciapassar per l'insuccesso Giro il volto verso baci ricambiati a guardare le guglie del mio mito impegnato a scrutare i cuori dei suoi figli colmi di talento e d'amor patrio E non perdona colui che nel suo selvaggio tormento nell'aviditá e nell'ambizione indice festini e immense celebrazioni per festeggiare solo con se stesso... il "Nulla" . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 21:43
    I tini di san Martino

    Immote e lontane stelle ignare impassibili ai piaceri del mondo e corazzate di consumato splendore s'avvolgono nell'esigenza quotidiana del vivere a esprimere contentezze e rassegnazioni nel confronto con gli spazi tenebrosi della coscienza umana a far a gara a chi trova prima l'arcana origine dell'Essere e del suo confessarsi E giu' a pigiare sentimenti e far colare emozioni e passioni ubriacature a confondere l'immenso universo nel quale si muove il sapere . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:24
    Evanescenze

    Nella paura che un futuro capriccioso non permetta che si conservi il giusto racconto di me costruito dal tempo abbandono i sentieri certi del mio sapere e m'inoltro per le vie della mia interioritá deserte e impervie profonditá cupe e spaventose in cui trovo la disperazione utile a farmi conoscere le angosce del mondo E così da lì vado incontro alla mia salvezza

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:08
    Ereditá da dissipare

    Con negli occhi non piú intensa la nostalgia per le mie radici ripenso all'infanzia e al picchiar duro la testa contro altre teste tutte corazzate di purezza e povertá a crescere in quei giorni nella tenerezza di sospiri sempre sull'orlo della propria rovina E afflizioni e tormenti cicatrici nel cuore d'ognuno di noi accompagnavano quella colpa ricevuta in ereditá nella volontá di dissiparla pensieri emozioni passioni un deserto senza oasi consacrato nell'ariditá . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:07
    Invoco un giusto castigo

    Gioie maligne regalano sorrisi convulsi in sguardi d'oltretomba aridi e fiammeggianti E amari singulti a far capire in quell'esaltazione spasimi repressi tristezze e frustrazioni a percorrer la stessa strada fanno da cornice a volti vili e emaciati intrisi di vacue speranze di conversione e pentimenti Dove andremo a finire ? Come potremo salvarci ? . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:06
    Resto nel mio angolo di Paradiso

    Riposan le mie membra su morbose parole come fossero ruvide lenzuola di pensieri giá espressi In quel sonno sogni che assomigliano a profezie sul destino del mondo invadono il mio dormire facendolo divenire un viaggio nell'inconscio e trasformandolo in un'inquietante avventura E resto nel mio angolo di Paradiso sferzando bruscamente l'aria intorno a me per allontanare dalla mente le più nefaste fissazioni e convergere il pensare sul nascere e sul vivere quali facce della stessa medaglia . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:04
    Angeli e nobiltá d'animo

    Interstizi di volontá dove cicatrici labirintiche disegnano mosaici d'amore e trame d'interioritá risaltano sotto la luce accaldata dell'anima a rendere friabili vie d'intelletto e di piaceri Ruderi asfaltati di passione da cui pendono a scacchiera brandelli d'incuria calpestati dagli eroi negl'inciampi della vita . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:03
    Desiderio infranto

    Nella terra ferita, quando annunci di morti rimbombano vicine e il dilagare delle paure diviene più intenso, il faro della pace interiore m'illumina d'immenso. Speranze d'albe liete posan le carezze ai nuovi giorni e s'avvinghiano a spiragli di fede a portar l'eco del mio sogno, triste scoria di un desiderio infranto. E mi ritrovo a passeggiare nel nulla in strade piene di spine e sguardi sbuffanti, disseminate tra le parole in mezzo ad eroi, da acclamare alla morte ma sordi alle grida dei cuori soffrenti, ai quali la sete del potere rimane fino a che un atroce rimorso verrà a batter cassa appena la fine sarà immane. . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:02
    Giorni cosí

    "L'unico modo per sopravvivere é preservare la nostra cultura" Vivo contrastando momenti di follia voluta con infime banalitá nella sagacia con con cui abbraccio la vita E nel ribollir della rabbia per temerarietá represse esalto nell'anima piaceri d'allegrie e d'ardimenti nel timore che il destino abbia in serbo qualche piano ben dissimulato che da un attimo all'altro possa stravolgere il mio Essere . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 16:00
    Nera é la notte

    Cosa succederebbe se da un giorno all'altro perdessi i pensieri ? Se in un attimo sotto la mia anima si aprisse un baratro ? Le avversitá del vivere potrebbero causarmi tutto ció ? Mille domande tempestano la mente provocando tormenti e disastri E atmosfere crepuscolari invadono il mio respiro lasciandomi ansante e rassegnato . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 10 novembre 2018 alle ore 15:59
    3.250kg di felicitá

    Rimango immerso nei miei pensieri con gli occhi a guardar non so dove verso quel passato che mi ha reso padre Brividi di felicitá mi penetrano la mente al ricordo dei passi pesanti d'ansia e rumorosi di fierezza che davanti una porta risuonavano a intonare un dolce futuro finché un guaito d'amore piombó come raggio di luce nel cuore ad annunciare il tuo arrivo Lí smarrimenti confusioni e pacche di congratulazioni sul collo piovvero assieme alle lacrime che finalmente libere sgorgarono impazzite dagli occhi esausti Eri arrivata come un dono dal cielo...ti amo Manú . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 07 novembre 2018 alle ore 11:35
    La sacralitá delle disgrazie

    Oggi mi accolgo con un freddo sorriso al pensar quell'anime prese dal Cielo Vado su e giù per la mia strada riflesso nelle vetrine che incontro con lo sguardo a farmi pena fisso sul mio viso lacrimoso il capo chino e le braccia abbandonate nell'angoscia E rimango prostrato davanti all'orrore di quella sofferenza vissuta a quel sentimento divenuto sacro nella volontá di un atroce destino . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 07 novembre 2018 alle ore 11:33
    Il parlare dei muri riflessi

    Che destino avra mai il mio dire mi chiedo nella paura di perdere le mie memorie Momenti d'inquietudine m'assalgono sensazioni che partono dal cuore a farmi sentire senza dimora senza un futuro dove poter conservare il mio vissuto Io che mi sento legato alle mie radici mi domando alla luce di quei muri riflessi dove ciechi han guidato altri ciechi a che cosa sta servendo il mio scrivere ...e mi punisco con l'ira che quel pensare impone alla mia anima . Cesare Moceo poeta destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 06 novembre 2018 alle ore 13:04
    La Madonna della Pace

    Sento ancora nell'anima il piacere del vivere al percorrer distante con il lento andare degli occhi quest'orizzonte bello e infinito nell'aria tersa del sole lucente che altri occhi e altri cuori piú non apprezzano E voglio dir a me e al mondo il mio soffrire in quel guardare al di lá del mio vedere e oltre il mio pensare da pensionato perdigiorno Non ho piú lacrime da aggiungere al mio capire le aspre vie non più brillanti e disinvolte impervie e lastricate di ripugnanze a gettare veli d'ombre sul suo ardire che la Madonna della Pace incontra nel suo pellegrinar nell'anime

  • 06 novembre 2018 alle ore 13:02
    Il mio sortire

    Rimango spesso nei mattini assolati di questo novembre fermo sulla battigia rivolto al futuro così qualche minuto semplicemente per guardare da vicino i sentieri che s'inerpicano sui giorni in piedi con gli occhi sull'orizzonte ad aspettare che succeda qualcosa E m'accorgo d'aspettare con ansia la mia libertá con l'inquietudine a dire al mio cuore che forse il tempo si era fermato in quella strana angoscia e che era ancora lontano il mio sortire