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Autore

Chiara Gamberale

in archivio dal 04 giu 2013

27 aprile 1977, Roma

segni particolari:
Nel 2008 ho vinto il Premio Campiello (Selezione Giuria dei Letterati) per il libro La zona cieca.

mi descrivo così:
Mi divido tra la scrittura, la radio e la televisione.

04 giugno 2013 alle ore 9:07

Le luci nelle case degli altri

di Chiara Gamberale

editore: Mondadori

pagine: 392

prezzo: 11,05 €

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Questo ritratto delle eterogeneità e delle fragilità umane è incantevole e grazioso. "Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda", chiosa Chiara Gamberale nel suo romanzo del 2011 "Le luci nelle case degli altri". La protagonista, Mandorla, è un’adolescente che improvvisa poesie senza rime ogni volta che vorrebbe dissociarsi da determinati momenti che vive: è sballottata da una vita che è stata fin troppo generosa con lei, perché le ha dato tanti possibili padri in cambio della madre di cui l'ha privata a 6 anni. Mandorla vive così attraverso le vite degli altri e diventa un puzzle di contraddizioni, di difetti e di colori, alla ricerca della sua vera identità. Spera di realizzare il suo Amore Impossibile, finendo ingarbugliata in un Amore Grande E Possibile. Viene guidata da una saggezza confusa e tenera, la stessa che gli adolescenti usano per cercare di illuminare il mondo e dividerlo in categorie, e attraverso questi suoi occhi dipinge le vite dei suoi condomini di via Grotta Perfetta. Una trama congegnata bene, che quando arriva al tanto sospirato finale dimostra che forse non è poi così importante come una storia si conclude, ma piuttosto cosa ti insegna.
“Com’è che un amore finisce? Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perché qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora forse almeno un po’ bisognerebbe usarlo, l’amore. E se poi finisce perché mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci in aria, per giocare, e quello però non ti torna più indietro: può capitare.”

recensione di Cristina Mosca

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