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Recensioni di Cristina Colace

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  • I profili delle cime, erosi dall’azione delle piogge e dei venti; il ghiacciaio, testimonianza delle nevi d’inverni centenari; l’acqua sorgiva che, sotto forma di torrente, attraversa il pendio fino a valle, offrendo alle trote piccoli ristagni in cui cacciare. Questi sono i tratti del protagonista del romanzo di Paolo Cognetti, che non si limita a far da sfondo alle vicende narrate, ma che diventa parte attiva, pulsante e mutevole della trama. Sono gli alpeggi ed i boschi di conifere ad accogliere le esperienze, le scoperte e la neonata amicizia tra Pietro e Bruno, a cui il monte assiste dall’alto, come fosse il narratore della storia. Bruno, indomito e “selvatico”, sembra possederne pienamente l’essenza, respirandola a pieni polmoni ed istaurando un rapporto quasi simbiotico; Pietro invece ne subisce l’attrazione magnetica, cogliendone la potenza e la bellezza aspra, a tratti struggente: il lettore condivide il suo sgomento dinnanzi a quei giganti rocciosi, magistralmente descritti dall’autore, il quale riesce ad evocarne l’atmosfera senza rallentare il ritmo narrativo. Desiderosi di sfuggire all’eventualità di riflettere, preferiamo lo stordimento che provocano la fretta ed i mille impegni che affollano le nostre giornate: Paolo Cognetti conduce il lettore alla riscoperta della bellezza e della piacevolezza del silenzio, che regna incontrastato sui rilievi e le valli. Se per Mario Rigoni Stern la preghiera consiste nello stare in silenzio in un bosco, in questo caso è invece una scalata senza sosta né riposo per raggiungere l’agognata vetta. Il romanzo è un punto d’osservazione privilegiato su un paesaggio affascinante e misterioso, lontano dalla frenesia della città e dalle altezze artificiali dei grattacieli metropolitani. “Le otto montagne” è una lettera d’amore indirizzata alla montagna, che contemporaneamente attrae e inquieta, ed un invito a non considerarla una vacua meta turistica, ma un rifugio meditativo ed un mezzo per entrare in comunione con la natura.

    [... continua]
    recensione di Cristina Colace