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Autore

Elena Tomaini

in archivio dal 09 mar 2011

10 novembre 1984, Rovigo - Italia

11 gennaio 2016 alle ore 19:48

Le Rendezvous de High Life

Il racconto

Questa non è una lettera, è un prontuario.

Ti insegnerà molte cose, alcuni segreti che la maggior parte degli uomini, quando viene a vedermi, non sa.
Non è tutto dimenare il corpo, non è tutto scuotere i capelli. Puoi pensarla così, ma se la pensi così non sopravvivi a lungo.
Le cose che vedi, le cose più immediate, da giarrettiera, sono sì la via di fuga da una crisi economica, ma la via di fuga dalla via di fuga ce la dobbiamo inventare.
Non avevo bisogno di continuare a farlo per guadagnare, ho già il mio nuovo lavoro, pagano bene ed ho il culo coperto. E fino ad ora era il mio sogno americano.
Però, tutto è stato fatto per scriverti.
Ho voluto riprendere da dove ci siamo fermati. Io e i miei organi, intendo. Poi tu sei continuato.
Anni e anni di lavoro come ballerina di lap dance non mi sono mai pesati così tanto come quando ti ho visto nel locale, appena salita sul palco per esibirmi.

Tutto il sudore che avevo lavato via è tornato. Tutte le mani che mi hanno toccato una alla volta, sono tornate a toccarmi insieme.
A spingermi in basso, in basso. Sul palo non sono riuscita neanche a fare acrobazie.

Muoversi in modo sensuale è una forma di paralisi. E' la prima cosa che ti dicono al corso avanzato.

La mia insegnante aveva i capelli rossi, curati nel minimo dettaglio, uno sguardo vitreo, luccicante come il palo dal quale non si staccava mai. Anche agli allenamenti portava un vestito da battaglia, fatto solo di due copricapezzoli e un tanga con le piume. Continuava a chiederci se credavamo di vederla.

Un giorno, lei stava fumando. Nuda, sul balcone, aggiustandosi con il pollice l'elastico del tanga che le segava le anche.
Mi sono avvicinata trascinando i piedi, per annunciarmi, per dirle che stavo per fare un discorso importante.
Le ho detto che ti amavo, che non te l'avrei mai detto. E basta, due parole.
Per quanto mi riguarda, più l'amore è grande più vuoi conservare per te i dettagli.
Lei mi ha guardato, ha espirato una quantità di fumo enorme, davvero, enorme, come se avesse fumato l'intera sigaretta senza esalare mai.
Si è spenta il mozzicone sulla mano, e vedendo che non ne ero affatto turbata, ha cominciato a parlarmi.
-Credi che tutte noi siamo finite a dimenarci su un palo perchè siamo involucri di ghiaccio?-
Mi ha preso per le spalle, mi ha girato verso le altre ragazze che si stavano esercitando.
L'avevo irritata, lo sentivo dalle sue dita che tremavano.
-Ognuna delle ragazze che vedi- disse -ama in modi per i quali neanche i poeti hanno figure retoriche adatte. Credimi, stellina, nessuna di noi finirà sposata con l'uomo che ama. Nessuna di noi gli rivolgerà mai la parola.
Credi che io sia diventata istruttrice perchè mi sono fatta toccare più delle altre?
Io non so niente di lap dance.
Sospiro davanti a milioni di ritagli di foto assemblati assieme, nel tentativo di ricostruire la faccia di un ragazzo che vedo tutti i giorni.
So molto di romanticismo. Per questo sono qui.-
Le divise delle Giuliette moderne sono fatte di labbra umettate di whiskey.
-Tu pensa alla sostanza di qualcosa di non svelato, alla sostanza di un segreto.- continua -Nessuno parla. Nessuno si confida. Nessuno si tocca.
E' assolutamente contronatura esprimere con le parole quello che parole non ne ha mai avute.
La scrittura, la poesia, le canzoni..tutte stronzate, stai mentendo a te stesso.-
Afferra il palo con entrambe le mani,
Il moncherino che pendeva dalle labbra perdeva cenere in mezzo ai suoi seni, creando un glitter magnifico fondendosi con il sudore.
-Non ci sono tele per noi, bambolina. Non ci sono penne a sfera. Non ci sono sospiri incantati al chiaro di luna. Ma devi rispondere a questa domanda.
Sinceramente, qualcuno si è mai fatto una sega sulla divina commedia?
La corona d'alloro qui te la cuciono a forza di smanettarsi, a misura della circonferenza del loro amichetto.
Sono capaci tutti di guardarti le tette, ma la tua amata Beatrice, Silvia, Lucia..loro sono attenti ai dettagli. Loro sanno quali frasi del corpo stonano, sanno quando la rima non è apposto, quando una spaccata significa una passeggiata sui prati, quando ti lecchi il dito e vuoi preparargli il caffè, quando messa a novanta gli dici Andiamo a cadere per le stelle.-
Avevo capito il messaggio.
Le ballerine non rinunciano al loro cuore. Il cuore in realtà è tutto quello che hanno.

Stavo immobile a guardare il vuoto e forse dai miei occhi danzavano già lacrime di gioia, bruciavano sul viso come gocce di limone.
Era come quando senti che potresti essere soffocata dalle frasi che non potranno mai uscire. E più le accumuli più loro trovano sinonimi di loro stesse, analogie, collegamenti, antonimi, contrari, tutto per costringerti a parlare.
Stavano per arrivarmi al cervello, appannarmi la vista, prendersi tutti i sensi, ma Lei mi ha afferrato un polso e me l'ha messo a contatto con il palo. Il freddo dell'acciaio mi ha risvegliato.
Fa due passi indietro, si posiziona in mezzo alla luce del sole che entra dall'unica enorme finestra, si ravviva i capelli e dice:
- Mi sono preparata per il grande evento. -
Va verso la porta dello spogliatoio senza mai staccare lo sguardo dai miei occhi, senza mai smettere di sorridere.
Quando la apre esce un uomo che avevo già visto ciondolare lì intorno. Avrà avuto una cinquantina d'anni portati stancamente, due ciuffi di capelli lunghi appiccicati alla testa, la carnagione cotta dal sole e una salopette verde. Le pupille degli occhi erano l'unica cosa degna di nota. Erano coperte da due cataratte grigio chiaro, due pareti mute e liscissime, perfette per proiettare.
Dice.
- Allora? Cosa vuoi fargli sapere? -

Il mio cuore si è trasformato in una caldaia, tutto il corpo si è trasformato in un pavimento rovente da dove dovevo scappare e quell'uomo, amore mio, si è trasformato nell'anello mancante tra me e te.
Neanche mi sono accorta di aver cominciato a ballare.
Muovimi o diva del fremito amore, la lancia funesta che gli occhi trafisse.

Fireman Climb: Devi prendere la rincorsa, abbracciare il palo e rannicchiarti a uovo. E' molto difficile, la presa non ti riesce quasi mai all'inizio, e se ti riesce scivoli praticamente subito. Tempo fa lei mi disse - Immagina la pressione che vorresti la tua mano facesse su una penna che sta scrivendo per lui. -
E sono rimasta sospesa.
Nel vuoto.
Attaccata stretta stretta al palo.
Hanno dovuto toccarmi per farmi staccare, hanno detto che quando ho riaperto gli occhi li avevo lucidi.

Forearm stand bow: Sei a testa in giù, con le braccia appoggiate a terra. Quello che ti lega al palo è un piede ben uncinato ad esso. Gambe divaricate e altro piede sospeso nel vuoto. E' il modo in cui, in un mondo parallelo e distorto, un antimondo, io acquisirei l'eleganza necessaria per avvicinarmi a te di nuovo.
Sei in bilico su una fune, all'incontrario. Per quanto sia acuto il tuo senso dell'equilibrio, sei sempre destinato a cadere.

U Bend: E' un inchino sospeso.

Yogini: Qui assomigli ad una barca. La schiena è completamente arcuata in avanti, devi prenderti i piedi tendendo le braccia, l'unica cosa che ti unisce al palo è la stretta che fai con l'interno di una di esse.
Il punto più basso della tua cassa toracica è quello più sporgente, quello che verrebbe colpito per primo da un fascio di luce, da un naufragio. Quello che vedresti meglio al primo sguardo, all'ultimo sguardo.
La prima, l'ultima impressione che voglio darti di me è la mia parte più vulnerabile.

Quattro mosse, quattro figure per descrivere solo un momento.
Le ripeto per un quarto d'ora, ogni volta più forte, ogni volta con qualche dettaglio in più. Un dito alzato, un'angolazione diversa.
Quello che mi ritrovo a fare con l'andare dei minuti, è guardare sempre più fissamente gli occhi di quell'uomo anonimo. Diventa ossessione.
Ad ogni giro, ad ogni capriola, devo per forza tornare da loro, dalle sue cataratte. Devo vedere se in quei fogli bianchi comincia ad esserci scritto qualcosa. Non c'è ciocca di capelli che si possa mettere tra noi, non c'è goccia di sudore che mi possa bruciare abbastanza le orbite.
Quell'uomo non sei affatto tu, non sto affatto proiettando. Quell'uomo per me non esiste nemmeno, ma i suoi globi oculari vuoti diventano veicolo di risposte immaginarie migliori di qualsiasi altra realtà.
Smetto di ballare solo quando inizia a strizzarli.
Si avvicina alla mia maestra, le dice qualcosa all'orecchio e se ne va da dov'era venuto, con le mani in tasca.
Lei viene da me lentamente, si guarda intorno e dice – Lui è un massimo esperto d'arte, uno specialista in sonetti per gambe lunghe, un divoratore di promesse sigillate da un paio di collant, nel 2011 ha partecipato ad un quiz ed ha vinto l'ambito premio Sai far schifo. -
Si ravviva i capelli con la sua mano superidratata. - Dice che non si è innamorato di te, che nessuno si innamorerebbe. -
La sensazione è stata quella che hai quando nei sogni cadi.
Anche se tornassi a vedermi, anche se tornassi da me, non ti innamoreresti. Capisci? L'ha detto lui.
Quando vuoi a tutti i costi una risposta che non arriverà, accetti qualsiasi opinione pur di arricchire le tue personali macchinazioni.
Lei torna da me, attualmente in stato catatonico, si accende una sigaretta ad un centimetro dal mio naso. Credo che l'effetto sia lo stesso dei sali, infatti ritorno lucida.
- Sai cosa dicono i tuoi movimenti? Dicono “Nessuno vuole conoscere qualcun altro fino in fondo”. E la prima che non vuole conoscere il suo grande amore sei tu. Nel tuo ballo non c'era nemmeno una domanda, nemmeno un invito. Sei stata sempre tu, tu, tu per prima. -
Tutto di lei, tutti i suoi colori, diventano immediatamente più saturi.
Ci hai mai pensato? L'arte fissa un momento. Anche i romanzi le cui storie si svolgono nell'arco di anni, generazioni, per l'artista sono solo figli di un unico momento. Il momento in cui hanno visto il volto di un vecchio, il momento in cui hanno sentito un rumore particolare, il momento in cui si sono sentiti liberi.
Tutti momenti che scaturiscono vampate, orgasmi, fluttuazioni. Premono un tasto dentro di te e tu cominci a fare. Fregandotene di com'è veramente, di come continuerà la vita di quel vecchio, di quel rumore, di quegli spazi aperti.
Il segreto è che nessuno è mai stato contento di essere una musa.-
I pali da lap dance possono anche mettersi in orizzontale e trafiggerti, trasformandoti in caleidoscopio.
Gira. Gira. Gira.

Sono solo 4 le figure che provo per te.
Una volta a casa ho cercato, ti giuro, nella numerologia qualcosa che avvalorasse la mia tesi, che confutasse il resto del mondo.

In Giappone  il numero è considerato sfortunato: ciò deriva dal fatto che si può pronunciare sia yon che shi, quest'ultimo con pronuncia foneticamente simile all'ideogramma 死, che rappresenta la morte. Tale credenza determina l'usanza di evitare il raggruppamento di quattro oggetti uguali: ad esempio, in Giappone è impossibile trovare nei negozi un servizio da tè per quattro persone.

La quarta lettera dell’alfabeto ebraico: Dalet. 
La sua funzione è la Solidità.
La materia è concentrazione di energie e di dinamiche che tengono insieme, in modo ordinato, tali energie. Solidità è concentrare energie per rendere visibile e toccabile, dare consistenza e stabilità ad un pensiero, progetto o sogno.
Dalet è la stabilità, la razionalità, le fondamenta. Segna il passaggio dal movimento all’identità in una forma.
Solidità è anche ripetitività, tornare su se stessi, confermare per dare consistenza ad un’idea, ad un modo di essere, ad una situazione.

Non posso assolutamente fingere, non posso assolutamente essere così ipocrita da immaginare una vita intera con te.
Sei stato le radici di tutto quanto, solidissime radici, ma sono io quella che cresce.
Il livello di narcisismo si misura in base alla capacità di circondarti di persone che non ami, ma che non hai nessuna intenzione di lasciare andare.
L'unica cosa che posso fare per te, sarà per sempre una specificazione, un ulteriore chiarimento, una definizione, un riempire di dettagli il secondo prima di sparire.
Il mio addio diventerà un frattale più ricco della vita di chi insieme ci sta per anni. Ed in tutto questo particolareggiato disperare, saprò benissimo fare a meno di te.

Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse Ispirazione?

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