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Autore

Eli Curc

in archivio dal 25 nov 2006

04 marzo 1978, Luce

mi descrivo così:
La poesia... meraviglia! l'arte... insegue la vita. La vita... è vita

25 novembre 2006

In Vita

L'assenza e il dolore
mi hanno rapito il cuore
Resta la mia dolce vita
che dondola incline al
baratro velato intrecciato
di fili d'erba ricoperto
per vestire un buco fondo
come fondo è il cielo
mi confondo tra spazio
e abisso
ancora non scelgo
Rantolo Canto
Danzo eppure il gioco
è cominciato ma
nel dubbio che non
sia maledetto
mi avvio e incespico
sul terriccio residuo
di un vecchio passante
che svolazzante atterrò
su questo terreno
e si spaventò
E' solo
un avvertimento che lasciò
Questo è luogo da sempre
di cadute
Alzo gli occhi e vedo
un infinito da tutte
le parti

Il cielo si apre
al mio sguardo
Sublime la vista
che scorgo

un infinito
procedere verso
l'infinito eterno distacco
dalla materia
Mi tenta
mi tende le braccia
cantandomi questi versi
d'ascesa totale
Vieni a liberare
la tua energia
naturale
Vieni e vola lontano
a guardare a toccare
la vita aprirsi
a te con gioia
ti vuole
la vita

Essere Libero

D'improvviso
Il canto si spegne
si ode un lamento
uno squarcio nell'immenso
un abisso si apre
risucchia ogni
splendore
manifesta ogni
suo buio piacere
E' la notte eterna
senza fine
Oscura risplende
Una luce singolare
anch'essa primitiva
elargisce voluttuosi baci
Entra prepotente
abbracciando
la carne pulsante
Entra guardinga
nel corpo
trafigge ogni tessuto
esplode da ogni poro
Dona un fondo
senza fine
Baratro
sconfinato
succhiami
ogni goccia
di vita
In vita non si
muore. Da sempre viva
Di che
morte morire?


marzo 2000

Ad ognuno il suo abisso, a me, Pascal, il mio.

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