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in archivio dal 09 dic 2005

Emanuela Lazzaro

15 ottobre 1978, Pordenone
Segni particolari: Mi piace il cinema horror - gotico, scrivo di solito dopo mezzanotte.
Mi descrivo così: Aspirante scrittore, dedito a fare il legale. Con tanti pensieri in testa, mi piace scrivere di quello che vedo, sento, tocco ogni giorno poichè tutto ciò che ci sta intorno sono parole, versi, racconti e la poesia è la mia Lady di un mondo di parole.

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  • 16 gennaio alle ore 1:36
    Il re dei desideri innati

    La sera del 21 dicembre mi sono detto:
    Vorrei volare fino a domani,
    poi nel fragile silenzio,
    stendere un pò' le ali
    e cingermi di stelle,
    di qualche bagliore d'argento.
    Questa sera vorrei
    essere il re dei desideri innati,
    così da non sentirmi più solo
    anche seduto ad un marciapiede.
    Da qui non vedo la mia terra:
    le mura sono molto alte
    e le strade troppo lunghe.
    Sotto questo cielo mi chiedo:
    perchè tutto è così scuro?
    Anche se ora mi alzo
    in una città fredda e straniera,
    non ho paura di carpire
    un sola carezza di luce.
    Forse qualcuno m'ascolta:
    Amico, tu sei libero di andare
    Ma se vuoi fermati
    la mia storia vorrei raccontare.
    Tu non sai ma dove vivevo,
    la mia casa era la più bella
    e la mia porta era sempre aperta.
    otto fratelli siamo
    e dopo scuola, a calcio
    spesso giocavamo.
    Quando ci trovavamo e parlavamo,
    nessuno cambiava strada
    e nessuno si spaventava.
    Ora sono qui, non è un caso,
    Spero di trovare il mio futuro.
    Vorrei dirti altre parole
    ma Volare non mi da pace:
    poichè anch'io sono un viandante
    e di vagare per le tue strade
    davvero non mi piace.
    Ti potrei seguire e rubare i sogni
    per disegnarli nei miei ricordi.
    Eppur se col pensiero ti sono vicino,
    perchè ora mi sento tanto smarrito?

     

     
  • 13 gennaio alle ore 1:31
    Da sempre

    Quando il sonno s'avventa,
    i tuoi cerulei occhi
    sfiorano i miei pensieri,
    come pioggia di notte.
    Temo il tempo e sale,
    da ieri, il caldo soffio
    della tua docile voce
    a decidere di me
    che sorte eseguire.
    Eppur sii onesto e parco,
    d'uno sguardo d'acciaio
    e dei tuoi passi distanti
    si tingono i miei giorni.
    Cosi con me sei da sempre.

     
  • 19 novembre 2017 alle ore 10:29
    Novembre

    Dell'inaridita anima
    tento con la mente,
    tutte le parole insieme,
    come semi di luce,
    di svegliarla dalla nebbia
    e dal silenzio delle foglie
    che cadono a pioggia.
     

     
  • 15 novembre 2017 alle ore 20:59
    D'estate m'abbronzo.

    Quando il deserto avanza,
    Quando il caldo addormenta,
    foriero di suoi messaggi,
    in ufficio desta rumori:
    è un simbolo di costi
    la nascita della vacanza
    dei miei primi trent'anni.
    Montagna o mare?
    Terra o luna?
    L'estate mi tinge d'inverno
    se un po' non mi espongo.
    Eppure senza te è difficile,
    mia piccola parola sorridente,
    anche imparare a sfiorare
    l'artificiale calore del sole.
    E così d'estate m'abbronzo.

     
  • Cercandoti fuori per ispirazioni,
    un verso di rosso cangiante,
    e di più spazio, il corpo fremente
    con emozioni sparse in internet.
    Scorticata frontiera di mercato,
    nell'economia del sentimento,
    Non saprei di quale sistema
    sono già parte, oh poesia.it,
    tu lo sai, io sono solo un writer
    e di alcuna mia parola mi pento,
    soffio sulle dita e alzo lo sguardo,
    Ti dirò che prezioso è il tuo dono,
    tu sei venuta per amare questo volto.
    Cosi scrissi a muro in Facebook.

     
  • 26 settembre 2017 alle ore 0:37
    Ed è un respiro gentile dell'alma

    Cade, cieco, nella notte,
    il silenzio con dodici tocchi,
    fuori dalla porta, un grillo
    struscia con forza il marmo
    mentre la pioggia oscilla,
    e un tanto breve, il Greco
    alla mia finestra ormai siede.
    La Tv avanza su corpi uggiosi,
    storie e voci, applausi confusi.
    Gli uomini, in inutili secondi,
    sono costretti da giovani,
    e ripetono film senza soldi.
    Sorge una bizzarra illusione
    che il buon borghese ignora,
    e si cuoce in ipertensione
    l'animale che fugge ridendo,
    l'umile che si stende sul letto.
    Mentre s'adombra in indaco,
    mentre una mano si fredda,
    a masticare cimici sui muri,
    il sonno si tinge in chiaro,
    odo il lamento della civetta,
    alle amiche della luna sorride,
    con le sue dita, una tessitrice
    piano, a levarsi da terra, l'Aurora.
    Ed è un respiro gentile dell'Alma.

     

     
  • 28 ottobre 2016 alle ore 1:03
    Memorie dal passato.

    Da te vorrei udire una poesia
    ed illudermi che sia solo mia.
    Potresti levare un obiezione
    ma poi socchiudi le labbra,
    ed io sudo, sospiro e sorrido,
    mentre vago con la memoria,
    e penso alla tua breve forza
    di una mattina di luglio.
    Con te ho finito le scuse
    e attendo che si avvicini l'ora
    in ansia di non saper decidere.
    Perchè ho iniziato a scrivere?
    Oggi sento dentro un viaggio
    ma forse domani
    non troverò ancora l'incrocio.
    Eppure, Aphorism
    tre parole a caso mi ha dato
    ed ora ho voglia di raccontarlo.

     
  • 21 febbraio 2007
    Sguardi ad Oriente

    Magia di fine inverno:
    fiori sul davanzale,
    lontano scheletri ombra,
    con mani alte al cielo.
    Immota notte bianca,
    seduta sui pensieri,
    mai più ferite,
    che il sole non guarisce,
    perle d'acciaio
    per annegare l'anima.
    Gentile viandante,
    navigando ad Oriente,
    carezze di cariatidi
    reggono il silenzio
    in cerca del tuo ritorno.

     
  • 08 gennaio 2007
    Solo un respiro di vento.

    Se sono, si riempie di luce
    ogni mio desiderio
    e nulla intorno più tace.
    Se cerco, una via si disegna,
    lo sguardo avrà pace,
    perché non è solo un istante
    che cade in fondo al dì,
    perché sono un raggio di sole
    che danza tra le onde,
    temendo il profumo di un bacio.
     
    Se io e te, se noi siamo,
    due respiri di vento,
    come braci di un fuoco lento,
    con gli occhi il cielo dividiamo.

    Se ci sei, apri le mani,
    a sorrisi ed abbracci,
    anche se non mi conosci.
    Se mi guardi, i ricordi
    perderai tra le lacrime
    per chi hai tradito
    perché uno stelo di campo
    non si pasce solo d’acqua
    e non incespica nella roccia.
    Io sono una voce del tempo
    che non sa dove si posa,
    e tu un’anima d'argento.

    Se io e te o se noi qui siamo,
    mai più le parole i nostri cuori,
    mentre scivolano i giorni,
    potranno fendere, noi che amiamo.

     
  • 03 gennaio 2007
    Clochard (Canto di strada)

    Silenzio, goccia sui sassi,


    l'inconsolabile luna


    spia inquieti amanti,


    rami tra dardi nel vento.


    Lievi fiori di cristallo


    piovono di luce in mano,


    dietro ombre sotto un lampione.


    RIT: Clochard d'amore, Clochard senza voce,


    tra il cemento ed il piombo,


    io qui sono e a nessuno rendo conto.


    Così è già sera: in città,


    sui marciapiedi logori,


    degli occhi color del mare,


    vi è chi dorme e spera,


    un gomitolo arruginito


    ed una chiave al collo,


    per scaldare un po' il passato,


    per sentirsi il re del mondo.


    RIT: Clochard nel cuore, Clochard senza voce,


    il mio migliore amico è un sordo,


    viviamo e a nessuno rendiamo conto.

     
  • 03 gennaio 2007
    Buon compleanno.

    Io non so dove sei,
    all'ombra accanto a lei,
    già volgeva ogni giorno,
    le case lungo le strade,
    tra le dita le tue parole,
    rondini in lunghi stormi,
    anelando un' Utopia.
    Stanotte ancora una favola:
    che il viandante dei sogni
    deponga una bianca farfalla,
    sui cuori disadorni,
    in attesa d'una nuova alba.

     
  • 19 dicembre 2006
    Autunno

    Pioggia, brividi in me,
    già giunto è l'autunno:
    gocce sui vetri orbi,
    sparate da giochi
    dal vento ammaestrati,
    in fondo, nel buio,
    lampi taglienti, qua e là,
    tra cielo e colline,
    bagliori di guerra sul Carso.
    Sì, ricordi? Il sole,
    l'afa un po' appiccicava,
    le menti alle ferie;
    bello affondare
    nel ceruleo invitto,
    lì dove ora il cuore
    piange un'illusione,
    un'ombra di candela sciolta.

     
  • Occhi nel vuoto,
    senza nome
    il foglio,
    bianco ed uguale,
    accecante pazzia
    che sveglia l'idea,
    mani giunte
    a cercare una parola,
    cosa sto facendo?
    Non ricordo
    l'attimo finito
    che ha violato
    un accordo,
    la sera tra le nuvole,
    un grido sospeso,
    L'Italia è giunta
    al capolinea
    di una costosa fatica.

     
  • 08 giugno 2006
    Magma

    Negli occhi tuoi cerulei,

    vorrei scavare un po’,

    ignorare se più esiste,

    il mare che cerco,

    ed il mio fato già spento,

    che la vita mia hanno perso.

    Il passato danzante

    tra cieche fiamme

    rimembro giammai

    ma un sussulto greve

    poiché ciò che non dice

    la voce o la penna,

    qui fiorisce l’alma,

    rapita nel suo stanco inverno.

    Così un sorriso saprei,

    dalle pagine della tua età,

    giacché  sempre mi parla

    l’idea che vede,

    come un magma, si riveste.

     
  • 06 giugno 2006
    I passi nel tempo

    Io sono ciò che sono,

    vivo dietro un'ombra

    per più non intristirti,

    mia tenera fanciulla.

    Ma tu forse ora m'ascolti,

    puoi leggere ciò che scrivo,

    mentre ti siede accanto

    il mio pensiero, ogni attimo.

    Perché allora?

    Lo sai, io non chiedo

    che un'ultima tua parola,

    a tergere una mano inaridita.

    Lacrime sui miei passi, stasera.

     
  • 05 giugno 2006
    Lei non crede

    Lei non crede
    che io possa carezzare il cielo
    e giocare un po’ con le stelle,
    cogliere di luce un seme
    che nell’infinito indulge,
    per deporlo così,
    sul suo tiepido seno.

     

    Lei non vuole
    chinare piano il cuore
    ad ascoltare due parole,
    sfidare la voce del vento
    e rubare tutte le favole
    ad un fiore,
    mentre la notte si nasconde.

     

    Ma io vedo e so
    che osare talvolta è un piacere,
    disegnarti con la mano
    adesso vorrei qui,
    stringerti come un trofeo di caccia,
    mai più sarà così,
    ora che te ne sei andata.

     

    Ma io ricordo
    il tuo Chanel tra le lenzuola,
    cercarti sempre all'alba,
    nel sonno e dopo l’amore,
    qua e là  un respiro,
    scoprire tutti i tuoi trucchi
    e scendere con te sotto la doccia.


    Rit: she does not consider,
    she does not want,
    every song does not have sense
    without a word world!

     
  • 24 marzo 2006
    Il sogno asiatico

    Cieli ameni, silenzio attonito,

    razzie tra le strade,

    mentre striscia l’onda folle,

    così, tutto un po’ raccoglie:

    palme straziate, fango, sangue

    confondono l’odore,

    mentre il sole abbaglia,

    secca ormai la morte.

    Grida di donna nel vento,

    come lame tremolano

    su tiepidi corpi anonimi.

    Pesano fragili ricordi:

    giocare in spiaggia, stare bene,

    due bambini, una conchiglia,

    ridere d’una vacanza finita

    e non sapere… solo ieri,

    solo macerie, oggi,

    tra i miliardi d’una fine assopita.

     
  • 06 marzo 2006
    Maschere della vita

    Feste, scherzi per sorridere,
    risate ballano sotto le scarpe,
    la gioia di coriandoli e stelle,
    si ama tra le magie del bere.
    Ricordo un cowboy di città:
    finto cappello, vecchie amiche,
    un'idea, oltre la cieca realtà,
    per essere al passo con l'uomo.
    Nuova sera per giocare:
    Finalmente carnevale!!!

     
  • 11 febbraio 2006
    Canto di San Valentino

    Solitaria una notte,

    nella via, due anni fa:

    nel tuo cielo una rosa,

    rapita alla musica,

    e-mail per dire Amore

    ma San Valentino ignora,

    una goccia dopo l'altra

    cade nel buio del cuore.

     

    RIT: Guardo un fruscio del vento,

    sopra il golfo di Trieste,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente il tuo ricordo.

     

    Spesso, i giorni perdono

    il sapore del suono,

    dietro il silenzio, una voce:

    "Chiamami,se ti va... Chiama,..",

    ingenuità d'un bambino,

    ieri ho venduto l'anima,

    oggi carezzo il cuscino,

    ricordando un' illusione.

    RIT: Guardo un fruscio del vento,

    sopra il golfo di Trieste,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente il tuo ricordo.

     

    Guarda: un fruscio di vento

    coglie il mare di Trieste,

    mentono le lancette,

    due pensieri in un nodo

    e nella mente un ricordo.

    Sì, gioca un po' l'emozione:

    ora che vorrei dirti molte cose,

    forse non ho più parole.

     
  • 18 gennaio 2006
    Amore infinito

    Disegnare, cercare

    il cuore dell'infinito,

    una linea insegue un'orma,

    si desta ad ascoltare

    l'ombra dopo la sera,

    ora che il cielo canta

    il suo quieto lamento,

    un fatuo silenzio,

    tra le bugie dell'età,

    sassi che scivolano

    sul greto d'un fiume dormiente.

     
  • 14 dicembre 2005
    L'abete

    Fuori dalla finestra,

    l'abete dagli ampi rami,

    domina superbo il prato,

    nel verde,rigogli di luce

    fioriscono rugiadosi,

    qualche perla al mattino,

    tra le sue braccia, due tortore

    scherzano un po' in amore.

    Dio mio, che pace qui ora!

    Io guardo il sole che mi sfiora

    all'ombra d un guerriero

    e respiro già un sogno ameno.

     
  • 14 dicembre 2005
    Canzone dell'innamorato

    Volare placido nella notte,
    nel silenzio che un po' ci avvolge,
    sedere povero alla tua porta,
    il tuo orecchio forse ora m'ascolta
    chiedere una carezza di luce,
    la tua voce è un fiume che mi conduce,
    nell'immensità di un'emozione,
    come un bimbo con il suo aquilone,
    ti presi un di per un gioco d'amore,
    ma ora chiudo gli occhi ed odo la passione,
    divampare come fuoco, nel cuore.
    Volare e non avere mai pace:
    come un viandante per le tue strade,
    t'accompagno, abbraccio molti sogni,
    per disegnarli poi nei miei fogli,
    tra i respiri celi acri parole,
    non sai quanto spesso mi duole
    col pensiero esserti tanto vicino,
    ma sentirmi poi accanto a te un bambino.

     
  • 14 dicembre 2005
    Now only a time

    Sere nel vento, ieri

    non sapevo che amare,

    non vedevo schiavitù

    nella mente, giù nell’anima,

    nel miele d’una voce tenue.

    Sfiorare i tuoi occhi cerulei,

    ho voluto un po’ così

    ma me ne pento ora qui.

    (RIT)Ora solo un attimo vorrei,

    per sempre tu, farfalla lieve,

    fuggi la mai mano che chiede,

    ora solo un attimo, io e te.

    Pomeriggi al sole, oggi,

    è facile pensare

    che a volte non basta un secondo

    per andare a fondo. Ma perché?

    Perché ho voluto ciò che ho avuto,

    un’illusione del cuore,

    la vita persa nella sua età.

    La Musa canta mesta.

    (RIT)Ora solo un attimo cerco,

    in un’immagine ti vedo,

    il viso di lacrime e pioggia

    s’orna ora solo un attimo per te.

    Ragnatele, stasera,

    non la mia gioia posso dire:

    “Ecco è solo un attimo

    ma è già passato”. No tu sei qui,

    ancora, sempre negli occhi.

    Sì, vorrei, ma non riesco,

    piango, ma non so come odiarti.

    Sì, ho sbagliato ad amarti.

    (RIT)Ora solo un attimo vorrei,

    ora in eterno, ora l’estate

    brucia nel ricordo d’una verità,

    di un attimo che c’era tra me e te.

     
  • 14 dicembre 2005
    Due amici

    Due amici, spesso fra noi, i guai,

    il bar davanti casa,

    la musica, la birra e vai,

    in fondo, la vita è così,

    un bicchiere mezzo vuoto,

    il frigo? Lo vorrei pieno

    e il mio grido, sì, nel cielo.

    Gettare rabbia nei muri,

    come fanno i falsi duri,

    ho cercato di capire,

    ma non è facile fregare,

     lo sai, la propria coscienza.

    Corse in moto, senza regole,

    chiudere gli occhi, lasciare,

    per un istante,il piacere.

    Mi hai detto: è come fare l’amore.

    Ma ora qui: questo bicchiere,

    solo alcool, solo il fondo,

    un po’ di niente, fratello,

    per annebbiarci il presente.

     

     
  • 12 dicembre 2005
    Canto del viandante

    Io sono e sarò qui,

    ovunque in te, canto

    d’ogni tuo attimo,

    all’alba e al tramonto,

    d’un viandante eterno,

    che la Moira accarezza,

    inciampando tra sogni

    che celano ed alzano

    stelle nella nebbia.

    Tra le lacrime, un anelito:

    attendo il mio giorno,

    col cuore all’inferno,

    per odio e per amore,

    ricordare una voce

    ed udire un fremito

    che ghermisce pace agli occhi.

    Ma se tu vuoi, parla ora

    e l’ombra di me morrà,

    giacché oggi non c’è un cielo

    per confondere un po’ due anime,

    siamo vicini ed orbi,

    tra sazi fantasmi

    che perdono il presente,

    in cerca d un colore

    che hanno dimenticato. 


    RIT:  I sing a song

    for my Little Smiling Word,

    I sing a song

    for a Feeling at the dawn,

    I sing of emotions the Breath,

    for You, my World of Words.

     
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  • mercoledì alle ore 23:22
    il sonno di un bambino

    Come comincia: I
    La pioggia scende lieve e silenziosa come una manna da un cielo sempre più strano ed irriga la terra assetata da troppi giorni. Sono già le sei del mattino e nonostante il tempo uggioso, dalle persiane riescono a filtrare alcuni sprazzi del nuovo giorno che mi inducono ad aprire di malavoglia la luce e seduta sul letto, resto in ascolto: in corridoio regna il silenzio, nessun movimento viene dalla tua camera, solo il ticchettare sommesso della tua sveglia smorza un po’ l’afa che sopprime le mie sicurezze.
    Decido quindi di alzarmi e prendo la vestaglia, rivolgo però prima l’orecchio alla strada con un groppo in gola: un’auto rallenta sulla curva di casa nostra e penso: tra un po’ si aprirà il cancello e tu rientrerai a casa finalmente con passo furtivo e consapevole del tuo ingiustificato ritardo mentre io sarò qui ad aspettarti immobile e sorridente, a braccia conserte, come spesso ho fatto negli ultimi anni.
    No… L’auto prosegue e quindi l’attesa continua a crescere.  Vado a piedi nudi in bagno e mi appoggio un po’ alla finestra guardando fuori: con le dita mi strofino gli occhi pesanti, colpiti dalla forza della luce mentre un mix di pensieri ed emozioni si accavallano nei minuti monotoni che seguono.
    A colazione stavolta dovremo stabilire delle regole ma ora dove sei tesoro mio? D’impulso torno in camera e prendo il cellulare per controllare le chiamate: nulla, assolutamente niente da ieri sera, né un sms, né uno squillo a vuoto per avvertirmi che stai tornando, torna il silenzio ed in mezzo odo solo un gocciolare piano dalle grondaie…
    Ieri sera, prima di uscire, mi avevi abbracciato teneramente rassicurandomi: “Mamma, tranquilla, torno presto, non faccio come lo scorso sabato, vado solo a farmi un giro con Diego giù a Lignano…Ok?”. Ed io naturalmente ti avevo creduto perché avevi uno sguardo così ingenuo che ti illuminava tutto, entrambi avevate due visi da ragazzini, tu e Diego ed ogni fine settimana li passate sempre assieme come Cip e Ciop nei film della Disney... Tu, la morosa, non te la sei mai voluta trovare, anche perché Lei sarebbe solo un optional per te!  Eppure, con i tuoi occhi blu mare, mi pareva impossibile dirti qualcosa….
    “Va bene, non bere troppo, che poi se ti fanno la prova, devi chiamare papà per farti venire a prendere! E tu sai come è fatto lui quando si arrabbia…” E tu girandoti, mi sorridevi spazientito: “Mamma per favore……”.
    Da sotto le nuvole dense Il sole fa brevemente capolino, finalmente ha smesso di piovere così potrò uscire per stendere ad asciugare le tue camice dopo un intero giorno di pioggia.  Scendo quindi in cucina, alzo le persiane e vedo la pioggia brillare sull’erba. Che domenica sarà oggi!
    Eppure, dentro di me non riesco a non sentirmi un po’ inquieta dal momento che né tu né tuo padre siete ancora tornati a casa. Sì, è vero, non sono sempre stata una madre modello; quando eri piccolo, a pranzo a volte dovevi mangiare dai nonni o alla mensa della scuola perché io dovevo restare in studio fino a tardi; talvolta ricevo i clienti anche alle otto di sera perché è più facile che vengano sul tardi, dopo il lavoro.
    Sospiro mentre inizio a cucinare, non è facile gestire una famiglia ed una partita iva…. E forse sedendoci ad un tavolo potremmo parlare un po’di più e magari uscire tutti insieme il prossimo finesettimana.
    Finora non sono mai riuscita a capire ciò che ti passa per la testa, eppure io ci sono sempre e tu lo sai che puoi contare su di me ogni volta che hai bisogno di qualcosa così come sai che certi comportamenti mi fanno davvero male. Perché allora non vuoi capire che se ti dico di tornare a casa ad un certo orario, non devi fare invece di testa tua?
    Tendo di nuovo l’orecchio alla strada: no, sono sempre le solite auto che passano e che rallentano sul bagnato. Quest’attesa è veramente snervante tanto da dolermi il capo e non riesco a non sentirmi tentata dal telefonarti anche se poi potrei sembrarti la solita bacchettona come dice a volte Diego e sarebbe difficile anche solo chiederti dove sei…. Vado all’ingresso con il cuore diviso tra il mal di testa e la speranza che presto potrebbe tramutarsi in rabbia se non arrivi. Comunque, stavolta non mi sfuggi!
    Sul lavello tintinnano ogni tanto delle piccole gocce quasi a volere scandire l’impazienza che fa tremare le mie gambe. No, non sono propriamente una roccia, sono le nove e mezza e adesso sono sola con la mia paura. Prendo d’istinto il cellulare e compongo di fretta il tuo numero ma niente squilla invano e la chiamata infine viene inoltrata alla segreteria: irreperibile! Guardo il davanti a me il crocifisso: Gesù proteggi il mio ragazzo!
    II
    “Signora V. venga di là per favore! È da sola? Forse è meglio che aspettiamo che arrivi suo marito…… mi dispiace ...”
    Il medico del pronto soccorso mi porta in una stanzetta e mi tende educatamente la mano invitandomi a sedere su una seggiola davanti alla sua scrivania. “Guardi, abbiamo fatto davvero tutto il possibile ma quando è arrivato in ospedale, non c’era più niente da fare e il suo cuore si è fermato poco dopo, non ha mai ripreso conoscenza…”.
    Le sue parole mi attraversano la mente, le ho sentite ma non capisco cosa mi vogliano dire e non riesco a trattenerle nella mente; sono seduta con le gambe che mi sembrano due pezzi di legno e mentre seguo il movimento delle labbra di questa persona, penso che stia parlando con qualcun altro.
    Forse sono diventata sorda o pazza. Bussano alla porta, è Diego ed ha gli occhi sotto i piedi ma non cerca di nasconderli con le mani. Chiedo ai presenti: “Perché siete tutti qua vicino a me? Che succede? Che cosa volete? Dov’è mio figlio?”.
    Dentro mi sento ormai un leone in gabbia e avrei così tante parole da far uscire dalla bocca che mi sento sazia ancor prima di iniziare. Eppure, sento, anche, come se mi avessero annodato in gola in un groviglio le corde vocali.
    Il medico davanti me mi guarda in maniera strana e da dietro la scrivania poggia la mano vicino al telefono in attesa. Fuori nel frattempo splende sempre più il sole e si rafforza l’idea in me che sarà una bella giornata.
    “Ha bisogno di qualcosa signora? Vuole un tè prima di andare di là…?” Accenna con gli occhi fuori dalla porta, quasi per accompagnarmi ma dove non ho ancora capito. Diego intanto è rimasto vicino alla porta, mi sembra che voglia uscire da lì prima possibile ma non ne sono sicura perché non ha mai alzato gli occhi finora. Mi alzo allora io come se il mio corpo reagisse automaticamente e seguo fuori il medico che mi prende di nuovo la mano. È davvero una persona gentile! Mi porta in un’altra stanza, sono solo pochi passi fino in fondo al corridoio e noto che la porta è socchiusa.
    Entriamo entrambi piano e mi sento di nuovo la mamma che entra di soppiatto in camera del figlio per vedere se dorme già.
    “No, non ho bisogno di nulla.” Rispondo guardando ingenuamente il mio interlocutore in camice verde. E di che cosa dovrei avere bisogno? Boh…
    “Bene, allora, la lascio un po’ da sola qui c’è una sedia e fuori c’è un’infermiera se ha bisogno di qualunque cosa”.
    Spalanco gli occhi guardando davanti a me: mi trovo in una camera tutta bianca, pulita ma intrisa di uno strano odore, c’è un letto e sotto il lenzuolo, scorgo un viso addormentato. Mi lascio cadere sulla sedia che del resto è proprio accanto al letto.
    “Grazie dottore...” dico tra me dopo che è già uscito il medico mentre mi sale un gemito. È mio figlio? Non è possibile: quel viso, la fronte rugata, sembra solo addormentato; da seduta allungo la mano e scosto dai suoi capelli, degli aghi di pino che chissà come gli si sono impigliati, anzi alcuni si sono impasticciati formando dei grumi rossi appiccicaticci.
    Si è Mio Figlio. Presa dall’impeto, t’ho abbracciato e ti ho stretto così tanto a me, ti ho cullato come quando eri solo un bambino. Sento freddo ora in questa stanza anche se fuori è una bella domenica d’estate: davvero non c'è altro che un dannato freddo silenzio.

     
  • 18 settembre 2006
    Mai più!

    Come comincia: Coi capelli morbidi e fluenti come le spighe di grano e bagnati dal sole pacato del mattino, intrecci brevi illusioni che scivolano poi nell’arido meriggio di scirocco. Tra la voce e lo sguardo, solitario anelito del passato sceglie la pena: l’ingenua verità di poche parole, il timore e l’ansia di una tiepida carezza, foto antiche bruciate nel vuoto di un posacenere. E precipiti nel tuo inferno. Sì, ho sbagliato ma ora dimmi perché? Cosa hanno fatto le tue mani? Le ombre bussano già alla finestra della tua anima, lievi frusci tra le foglie. Non li senti? Non chiederti del futuro, rispondi al tuo presente, non fuggire giacché anche il sorgo selvatico spesso sa amare.

    Scrivo due parole che cancello con le lacrime:  se potessi dimenticare... Manuela con voce pietosa al telefono spazzava via ogni speranza: "Forse ora Lui ha un'altra... non era destino, sai... "Ma quale è il destino quello che si cerca o quello che si costruisce giorno dopo giorno? Ritornando al passato, cosa cambierei? Cosa non rifarei? Forse tutto, lo so, forse sarebbe lo stesso così il presente, chissà.... Il pensiero sprofonda nel golfo, sotto poche nuvole in queste ore prima del tramonto; tira un po' di bora che scompone la durezza dell'orgoglio. Fra due settimane, solo due settimane il passato sarà passato come un temporale che scarica la sua forza  in quella mezz'ora e poi passa. I Ricordi sono andati, due anni sono perduti ed io? Io sono uno stelo che segue il respiro di Dio e vivo di ciò che scrivo.

     

     
  • 12 dicembre 2005
    Gli amanti imperfetti

    Come comincia: Le due di notte. Il silenzio è piombato sui nostri corpi accesi, fasciati un po’ solo dall’appiccicoso lenzuolo di cotone bianco. Che splendida serata! La cena al club, al lume di candela, un salottino in cuoio rosso scuro, così invitante… ed ora, io e te, qui, insieme, stretti sul tuo letto ad una piazza e mezza, liberi di toccarci, baciarci, avvinghiarci in abbracci e giochi multiformi. Liberi sì, ma col peso dei casini quotidiani che rallentano la nostra voglia di sperimentare nuovi appetiti, nuove provocazioni.

     


    La porta finestra è aperta: assieme all’afa, entra un debole raggio di luna, che s’illude di illuminare le inquiete sensazioni che si aggrovigliano nelle nostre menti; fuori in giardino, il frinire pacato delle cicale si mescola al rombo delle auto che passano di tanto in tanto per la strada. Con una mano sento il cuore, cieco nella sua corsa. Le due di notte: già, è facile ascoltare il nostro respiro irregolare che vaga distratto dalle reciproche carezze che spendiamo tentando di carpirci desideri impronunciabili. Brevi, semplici parole, tra noi, formule rituali che celano un timore, “ansia da prestazione” dicono gli psicologi, chissà, ...


    Io e te: il tuo corpo comodamente adagiato sopra il mio, gli occhi esplodono in baci folli, ripetuti; le mani, le gambe si cercano e si lasciano, si perdono nel piacere profondo. Le labbra turgide inseguono il tuo odore dietro il collo, sulle spalle, poi giù, sempre più…Gli sguardi amano fissarsi un po’ per trovare conferme. Entrare ed uscire da me: un brivido di irrinunciabili secondi, che sale al cervello confondendo l’essere tra cielo e terra. Le due e mezzo di notte: sì morire d’un amplesso che pare insaziabile, non la ragione, solo l’istinto governa attimi eterni. Notte di fine agosto, è il tempo per un’anima anelante, che ha trovato infine se stessa e che ha in disprezzo la luce del nuovo giorno.


    Le tre di notte. “Ehi, stai bene piccola?” Nella penombra, due occhi vivaci scrutano ansiosi una mia risposta.  Con le dita, scosto placidamente un biondo ricciolo ribelle dal tuo viso. Che dirti adesso? “ Sì certo, grazie, Luca.” Ma la mente va oltre: tra i ricordi, in fondo ai pensieri, forse no, forse m’è indifferente sapere, forse non ho ricevuto da te ciò che in quei momenti ignoravo di volere. Appoggio il volto contro il tuo petto, ancora intriso d’acqua di colonia: la pace che m’infonde il tuo affetto monopolizza il mio corpo, si scioglie nel sapore inebriante ed esclusivo della tua morbida pelle. La tua voce scherzosa mi sussurra infine all’orecchio: “Ti va di farlo ancora?” Sì il tuo desiderio mi ha contagiato, m’induce ad osare un’altra volta.


    Lontano, sul marciapiede che cinge la strada, odo uno scalpicciare furtivo di ragazzi, i vicini probabilmente, leggeri ritornano da una festa, magari in riva la mare. Ricordo il nostro primo incontro mentre le palpebre socchiuse attendono che tu con arte lavori la mia essenza primordiale: era un mattino nuvoloso di primavera, sul mare spirava una debole bora che asciugava le fatiche, le delusioni non ancora sopite. Io vittima dei fumi dell’alcol al party in barca della sera prima, ero scesa sul piccolo molo che affiancava il Castello di Miramare, per fumarmi una sigaretta. Ero sfatta, vestita da cocktail, mi reggevo a fatica su tacchi vertiginosi, ma ho iniziato comunque a camminare. Tu eri là, seduto al limitare della banchina grigiastra e riprendevi fiato dopo un’estenuante corsa. “Ciao,…”Con un ingenuo sorriso mi hai salutato mentre ti passavo a fianco. Non so, forse temevo di avere delle allucinazioni da ebbrezza reiterata, non mi sembravi vero, non alle sei del mattino. In seguito mi hai confessato con molta tranquillità, “Non sai quanto sono stato felice di aver percorso circa cinque chilometri a piedi come quel sabato, perché ho avuto la possibilità di conoscere te, di deliziarmi della compagnia d’un angelo che da allora non ha più lasciato i miei occhi”. Eh, sì quanto tempo è trascorso…


    Ed ora noi due: non lo so, ma d’impulso, la bocca si apre per dirti: “Ti amo”, forse sbaglio, non conosco le mie emozioni, ma attendo una replica; la tua mano così scivola voluttuosa a disegnare la forma d’un efebico seno, e poi giù, sul ventre piatto, caldo,… Sentire, guardare, toccare, annusare, gustare: tutto in pochi minuti che fuggono veloci come ladri che credono di aver compiuto il colpo più importante della loro vita. Sì ma dopo? Nulla, il vuoto del cuore, una parola, una carezza si riversano in una serie abituale di gesti, di prassi poco esuberanti. Sesso, che significa fare sesso? Che succede poi,… dopo il piacere? Può darsi che sia venuto il momento di scoprirlo…


    Le cinque di mattina. L’alba è ormai prossima, si è levata una flebile brezza che spinge le candide tende ad ondeggiare qua e là, quasi a voler svelare una piccola passione. Un gabbiano grida il suo buongiorno al cielo che piano si terge dal suo sonno, alla città restia a rinnovati rigogli di vita. Peccato, solo qualche ora ancora e poi ci lasceremo, ognuno di nuovo calato nelle frenesie settimanali. Che stress, l’agenda oggi è proprio fitta d’appuntamenti: lavoro, corsi d’aggiornamento (caspita,devo uscire prima dall’ufficio perché alle sei devo essere a lingue,…), cena coi colleghi e poi… Ti sfioro delicatamente una guancia mentre fingi malamente di dormire: chissà se stasera ci rivedremo? Con un breve movimento, ti ridesti (scusa se ti ho disturbato!), sorridi, negli occhi ingenui e stanchi, l’Oceano che amo, così calmo, così blu infinito, mi bisbiglia: “Che c’è, Amore?” “Nulla” dovrei risponderti, nulla per non gettare al vento questo sentimento, ma… ho i miei dubbi da scoprire. Abbracciati l’uno all’altra, sembriamo due cuccioli in cerca di sicurezza per le nostre paure: è l’amore che ci pervade?


    “Luca, posso chiederti una cosa? A volte durante i nostri rapporti, ti osservo e penso: che stai provando? In altre parole, quando mi tocchi, quando facciamo sesso, quali sono le tue sensazioni? Eccitazione, desiderio,… ma poi che altro?”Domande, incertezze amletiche alle cinque e mezzo del mattino, dopo un’intera nottata in preda ai nostri istinti, risposte,… Già con lo sguardo tenero e le labbra lievemente dischiuse cerchi di insinuarti nei miei pensieri:” Non capisco che vuoi dire, Amore, “ le tue parole si accompagnano a confortevoli coccole mentre le tue gambe giocano dispettose con le mie” ciò che provo, beh… lo vedi, vedi ciò che sento, cioè…Oddio ma che domande mi fai a quest’ ora?” Fallimento totale: che stupida! Forse dovrei ignorare i miei interrogativi, continuare a vivere senza sapere, forse veramente non c’è differenza tra le due dimensioni,… No, io non mi arrendo! Mi stendo quindi su un fianco rovesciandoti supino, quasi al bordo del letto, accarezzo il tuo petto glabro, liscio, ti piace,… Sì, godono i tuoi sensi percependo il mio respiro su di te, sentendo le mie dita… “Vedi Amore io vorrei soltanto capire che ti passa per la testa, quel di più che il tuo corpo mi da, magari involontariamente, non so… Io vorrei comprenderti istante dopo istante, anche adesso che stiamo uno con l’altra.”. Tra imbarazzo che vorresti nascondere sprofondando nel soffice cuscino e passione che lasci trasparire guardandomi e schivandomi alternativamente con falsa ingenuità, sento il tuo cuore prigioniero di un’allegra confusione di battiti col sangue che vorrebbe schizzare volentieri fuori da ogni parte. Dubbi, soluzioni,… La tua bocca tuttavia d’un tratto dipinge una smorfia, mi osservi curioso, vorresti capire il significato delle mie parole, mi sorridi, ancora, ma diffidente: a che pensi?


    Le sei del mattino. L’Aurora dalle bianche mani ci accoglie quieta donandoci sensazioni di pace e freschezza mentre sulle strade cominciano a riversarsi i primi lavoratori, ancora piuttosto assonnati; la città fatica a riprendersi dall’ultimo fine settimana, caldo umido. E’ l’estate che pigramente si trascina e che non vuole cedere all’Autunno già alle porte; ieri le previsioni meteo annunciavano pioggia durante la settimana, pazienza,… “Allora, non mi rispondi? Devo suggerti io le parole? Non capisci? Io devo sapere… io non posso rimanere col sospetto che tu non provi, non comprenda le mie esigenze, le inquietudini,…” Sì, lo so sono crudele ora nei tuoi confronti: sei stanco,…


    In fondo è una domanda quasi banale la mia, a cui forse hai già risposto, involontariamente, coi tuoi gesti, questa notte che è appena trascorsa, ma tu troppo spesso sei avaro, una carezza al posto d’una frase, no io voglio scoprire che cosa si cela dietro a tutto ciò che abbiamo vissuto fino adesso. Parla dunque! “Scusa, tesoro, ma non so se ti sei accorta: sono le sei e mezzo del mattino, non ho dormito manco un minuto in tutto questo tempo, per soddisfare adeguatamente i tuoi bisogni e tu, che fai? Ti metti a fare della filosofia del sesso a letto! Ma che t’è preso tutta ad un tratto, eh? Vuoi una risposta? Aspetta, vado di là nello studio e consulto un po’ di libri …. Va beh, mi è passata la voglia di dormire oramai, mi alzo!”. Ti sollevi, lasciando cadere da un lato il lenzuolo,  da seduto, mi dai le spalle, poco abbronzate, emettendo un lungo sospiro: “Scusa non volevo essere duro con te poco fa, ma a volte sei veramente pazzesca con le tue idee, i tuoi discorsi incomprensibili!Io vorrei rispondere a tutte le tue domande ma…. Non ti capisco,… E poi ho sonno,…”. Filosofia, sì, per te la filosofia e la psicologia sono la stessa cosa, passatempo, cibo, nient’altro. Ti ho costretto ad arrabbiarti: di solito tu sei la pazienza fatta persona, mitighi con il tuo dolce sorriso ogni mio nervoso, le battute velenose. Neppure io pensavo che avresti reagito così. “Ti chiedo scusa anch’io, scricciolo, ho esagerato prima; non m’interessa il lato pratico dei nostri rapporti, la mia domanda era semmai più interiore ma è meglio lasciar stare, hai ragione sono domande assurde queste.”. Mi alzo, ti abbraccio delicatamente e baciandoti su una spalla: so che è solo un momentaneo scatto d’ira, so che è già svanito come la rugiada asciugata  dal tiepido sole.