username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Erika Catalano

in archivio dal 09 ott 2006

16 giugno 1976, Palermo

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
"E non era una stupida, sapeva quel che voleva - solamente voleva delle cose impossibili." C. Pavese

22 dicembre 2006

Fiamma

Intro: Fuoco, mare, occhi neri che si incontrano. Tre elementi focali di questa riflessione. Che si muove, incostante, ipnotica; che alterna fasi diverse, proprio come una fiamma, come una mareggiata. Senza perdere di vista quegli occhi, neri.

Il racconto

Le era bastato uno sguardo.
Così le aveva detto sua madre.
Uno sguardo. Due occhi neri.
Tra sangue e placenta.
Uno sguardo per comprendere che lei non era...
Si erano guardate.
Occhi azzuri.
Occhi neri.
Diverse.
Guardava il mondo dai suoi occhi neri. Quelli del padre, dicevano. Gli altri.
Non sua madre. Per lei, era morto. Un giorno come tanti.
Stessi tratti. Stesse labbra.
Denti bianchi.
Canini aguzzi per prendere il mondo a morsi.
Con la rabbia sempre pronta ad esplodere. Cresciuta a dismisura giorno dopo giorno.
Non vuole amore.
Non vuole amare.
Occhi neri per scrutare il mondo.
Non ha mai avuto troppo tempo e troppa voglia di esser donna.
Bella, sì. Di una bellezza per pochi.
Per quelli che sanno guardare dentro gli occhi.
Non è mai stata come loro. Sua madre l'aveva capito subito. Da quel primo sguardo.
Occhi neri.
Occhi azzurri.
A volte ne aveva sofferto. Quando il respiro le si fermava nel petto come macigno. Allora stringeva i pugni e si chiedeva perché. Sempre le stesse domande.
Dopotutto, la vacuità non era meglio di questa fiamma che le ardeva dentro?
Assorbiva il mondo, goccia dopo goccia. Senza pelle che attutisse le emozioni e a volte era dolore puro.
Dicevano che era identica a lui. A suo padre. In quello sguardo che entrava dentro senza chiedere permesso.
Amava. Di un amore che non tutti possono compendere.
Amava, ma doveva essere libera. Aveva fame di vita.
L'inquietudine la rosicchiava giorno dopo giorno.
Il desiderio di troppa vita.
Non poteva comprendere.
Stessi errori. Stessi sogni infranti.
E allora era fuggita da lui.
Da lui che amava in stanze di nostalgia. Insonorizzate. Dove piangere lasciando fuori l'eco del mondo.
Lui era lì. Diviso in quelle stanze.
Ma l'amore non è tutto. Diceva.
Non è solo cuore che batte.
Ma perchè questo muro che entrambi alzavano?
Pensava che A sta bene con B. Le parole si fondono e confondono in stani giochi...
Le loro parole non avevano armonia.
Divenivano solo lame taglienti che sfregiano giorni. Quel ti amo non consolava ma ardeva in gola...
Un muro.
Quel ti amo non li avvicinava mai. Così diceva.
Quei giorni ardevano vivi.
Come fiamma.
Il suo destino nel nome.
Fuoco che arde.Così diceva sua madre.
Fiamma.
Occhi neri per guardare il mondo.
Denti aguzzi per mangiarlo a morsi. Avidamente. Ingordamente.
Ogni uomo bruciato in fretta.
Mani, visi e corpi che si confondono.
Orgasmi che non saziano la sete d'amore.
La sete di lui.
Solo lui ama in ricordi che non vanno via. Alimentati come fiamma.
Colorati di poesia.
Dice che ci sono stanze chiuse. Quelle non vuole aprirle. Ha chiuso la porta a triplice mandata.
Quelle non vuole aprirle. Perchè colorerebbero questo insensato amore di reale.
Toglierebbero il velo di poesia che la spinge a dirgli ancora ti amo.
Stanze intrise di lacrime.
Incomprensioni.
Urla.
Lividi.
Di pelle.
Del cuore.
Dell'anima.
Cicatrici che tiene nascoste.
Mette chilometri tra loro... Ma lui è lì.
In ogni pagina.
In ogni parola.
Fiamma che arde.
Il suo destino nel suo nome.
Occhi neri, per scrutarlo...
Psichedelia del colore. Tante. Per soffocare la vita che aveva dentro. La vita che straripava come fiume in piena.
Nessuno comprendeva. Solo sua madre.
Stesso dolore.
Diverse.
Stesso dolore. Stessi occhi.
L'assenza. A questo non avrebbe mai familiarizzato.
Chi l'ha detto che il mare non si può infiammare?
Lei aveva le onde più alte nel cuore.
Non conosceva bonaccia e quieti sciabordii.
Quelle onde che si infrangevano bagnandole il viso le ricordavano la vita che non ha confini. La rimettevano in pace col mondo dandole la dimensione della realtà.
Lei e sua madre. Diverse.
Entrambe figlie del mare.
In quelle onde affondava il suo dolore ardendo sempre di più.
Affondava lui, ancorandolo al fondale.
Affondava lui che non comprendeva.
Quest'amore che non spiegava. Fatto di carnale passione.
Affondava i suoi uomini, corpi da usare per saziare la fame d'amore.
Non è una lacrima.
E' acqua di mare.
Possente.
Salata.
Sacra.
Così aveva scritto qualcuno...

 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento