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Autore

Eugenio Flajani Galli

in archivio dal 01 mar 2014

Giulianova

mi descrivo così:
​Sono psicologo, scrittore e poeta. Mi sono laureato prima al corso di laurea a numero chiuso in Scienze e Tecniche Psicologiche e poi con lode in Psicologia, senza mai andare fuori corso; dopodiché ho ottenuto un master in psicosessuologia con il massimo dei voti. Lavoro nel mio studio privato.

26 settembre alle ore 1:14

VACANZA SOLIDALE

Intro: ​​Ciao, Sono Patty Coniglina! Ho 10 anni, mi piacciono molto le erbette, i biscotti e le salsicce alla brace. Mi piace anche grugnire (gron grunf!) e raccontare tante belle storie come questa.​ Se ti piace fammelo sapere e leggi il libro completo "Storie Pazzesche e Qualcuna (quasi) Normale", in vendita su Amazon, IBS, Mondadori e tanti altri store

Il racconto

Lo Smart Village di Pastorax è un virtuoso villaggio vacanze gestito da una cooperativa sociale che dà lavoro a decine di diversamente abili.
Ma quest’estate ha in serbo per loro un’immane sciagura: l’associazione culturale trasteverina I Viaggi di Matusalemme – specializzata in vacanze per la terza età – ha scelto proprio lo Smart Village come meta per la villeggiatura di un simpatico (si fa per dire) gruppo di vecchietti, i quali sono accompagnati dal terribile personal trainer Ugo Minuto. Si dice che a causa del suo metro e mezzo di altezza, Ugo sia stato sin da giovane vessato in qualsiasi sala attrezzi della capitale, ragion per cui ha trovato come valvola di sfogo per il suo rancore represso il far trottare i vecchietti de I Viaggi di Matusalemme fino allo sfinimento...ma con la scusa di fargli fare attività fisica a finalità geriatrica. Ma chi saranno gli sciagurati vecchietti associati a I Viaggi di Matusalemme che dovranno vedersela con Ugo Minuto? Prima di tutto vorrei citare il prof. Antonio Arrapone, illustre letterato dei Parioli, i cui numerosi libri sono stati più e più volte insigniti del prestigioso premio Cicciolina per la letteratura a pagine rosse. Non esiste lettore al mondo che non abbia provato orgasmi multipli alla lettura dei testi del prof. Arrapone! Ma oltre a un illustre letterato come il prof. Arrapone, vi è pure il fotografo e artista visivo Silverio Capretti, noto al grande pubblico per le sue numerose apparizioni televisive in cui è stato oggetto di insulti da parte di un altro notissimo opinionista TV – nonchè critico d’arte – che l’ha più volte definito “CAPRA, CAPRA, CAPRA, CAPRA IGNORANTE!” e non solo per il suo cognome, non solo per il suo gusto dell’orrido e del diverso, ma anche e soprattutto per il suo volto caprino con tanto di barbetta e pizzetto. E cosa dire del Cavalier Mangione (non solo di cognome), imprenditore nel campo della ristorazione che ha dato lavoro a dietologi di tutto il Lazio? Peggio di lui forse c’è solo il simpatic(issim)o (!) Paolo Bisticci, giornalista dalla penna pungente specializzato nel ridicolizzare e prendere in giro qualsiasi essere umano dagli 0 ai 100 anni. Stando così le cose, tutto prelude al peggio. Ma il peggio del peggio è proprio non sapere ciò che potrebbe accadere...di peggio! Ed ecco perchè ho deciso di raccontarvi quest’altra esilarante storia a cui ho avuto l’onore (e l’onere) di assistere :)
 
VACANZA SOLIDALE
 
ovvero
La leggenda degli uomini venuti dal mare in cerca di ordine e pace, e che causarono terrore e devastazione
 
Ecco finalmente l’associazione I Viaggi di Matusalemme approdare al villaggio vacanze: appena arrivati, il Cavalier Mangione pensa bene di prendere l’ascensore, che però – essendo stato progettato per poter caricare fino ad un massimo di soli 190
kg – a metà corsa cede inevitabilmente schiantandosi al piano terra. A tal punto il direttore del villaggio, costernato, esclama: “Ma impazziti siete?!? Prendere l’ascensore gli fate!?”. “Bè, ma se prende le scale, per salire ci mette un’ora a gradino. E se poi dovesse inciampare potrebbe travolgere qualsiasi ostacolo si trovi alle spalle,
come una slavina dell’Alto Adige” precisa Paolo Bisticci. “Ma questo un’ascensore è, non un montacarichi!!”. Dopo aver constatato che, fortunatamente, lo Smart Village dispone anche di montacarichi, Ugo Minuto ne approfitta per fare i saluti di rito ed illustrare il programma della riposante vacanza: “Cari amici de I Viaggi di Matusalemme, è con infinito piacere che sono ad illustrarvi il programma per questa meritata vacanza all’insegna della solidarietà, dello svago e, soprattutto, del relax: ore 6 sveglia, dalle 6.15 alle 6.30 colazione light, dalle 6.30 alle 7 corsetta mattutina, dalle 7 alle 8 posturale, dalle 8 alle 9 aerobica, dalle 9 alle 10 corpo libero, dalle 10 alle 11 stretching, dalle 11 alle 12 corsa ad ostacoli, dalle 12 alle 13 100 metri piani, dalle 13 alle 13.30 pranzo e flessioni, dalle 13.30 alle 15 tiro alla fune, dalle 15 alle 16 salto con l’asta, dalle 16 alle 17 maratona del villaggio, dalle 17 alle 17.10 tempo libero, dalle 17.10 alle
18.30 lotta greco-romana, dalle 18.30 alle 21 triathlon, pentathlon, decathlon e Ikea; serata libera con cena gourmet”. Alle rimostranze dei soci de I Viaggi di Matusalemme, Ugo Minuto sa bene come rispondere: “Tenete conto che la cena è una cena spettacolo, con intrattenimento musicale e danzante!”.
La “cena” – se così si può definire – consiste però in antipasto di semi di sesamo
su letto di alghe accompagnate da cipollina croccante, primo a base di salicornia e spaghettino gourmet e secondo a base dei resti della cena dei gatti adottati dallo Smart Village. Al fine di supplire a questa esperienza traumatica, il Cavalier Mangione, dopo aver amaramente constatato che le suddette pietanze non erano parte delle entrée ma il pasto vero e proprio, decide di sciogliere una pasticca dentro al suo bicchiere d’acqua, per poi chiamare il cameriere: “Cameriere! Guardi, la mia acqua sa di latrina”. “No, acqua da bottiglia, non da lattina!”. “Ma no! Sto dicendo che sa di latrina, di fogna! Assaggi un po’ lei!”. Dopo aver bevuto il bicchiere d’acqua, il cameriere si sente strano, e il Cavalier Mangione lo ipnotizza e gli dice: “Ora farai esattamente ciò che ti dico: stasera porterai nella mia camera la portata più grande che ci sia in questo ristorante!”. La portata più grande si rivelerà poi essere un montone ripieno di maialino sardo ripieno di agnello da latte, forse anch’esso ripieno.
Il Prof. Arrapone si consola invece in altro modo: è proprio durante la cena spettacolo che conosce una milf in vacanza allo Smart Village, e dopo essersi seduto al suo tavolo con una scusa, chiama un cameriere per ordinare qualcosa di forte per far bere la milf: “Cameriere! Due negroni, prego!”, allorchè il cameriere pensa bene di portargli due trans brasiliani che fanno da ballerini nel villaggio, i quali lo accolgono esclamando: “Ciao, bel maschione!”, suscitando così lo sdegno (e la fuga) della milf.
Il giorno dopo inizia con una vera e propria tragedia: mentre il Cavalier Mangione faceva la “corsetta” mattutina sulla spiaggia, uno squalo balena un po’ ingenuo ha la malaugurata idea di mangiarlo. Gli altri corrono così ad avvisare Ugo Minuto (anche perchè la corsetta la devono comunque fare). La brutta notizia si diffonde subito nel villaggio, tant’è che accorre anche il direttore, il quale esclama: “Numi Santi! Non mi dica che grave è!?”. “Eh no, invece è grave...se l’è mangiato tutto!”. “Sì, tutto mangiato si è, un montone intero ripieno”. “Ah, ma allora non si è mangiato il Cavalier Mangione”, e rivolto ai soci de I Viaggi di Matusalemme: “Ma mi avete detto che si era mangiato il Cavalier Mangione perchè l’avete scambiato per un montone oppure perchè è uno scherzo?” (e guarda sospettoso Paolo Bisticci). “No, il grassone il montone intero mangiato si è!”. “Ah ma allora lei si riferisce alla bestia, non al Cavalier Mangione!”. “Sì, alla bestia: al Cavalier Mangione! Un povero squalo quasi uccidendo sta!”. “Ma no, guardi, ora sto proprio ultimando l’operazione alla pancia, così lo squalo non lo digerisce e si salva”. “Ma chi?!? Il grassone??”. “Certo!”. “Ma del grassone niente me ne frega...io dello squalo parlando sto: una specie rara è...2 tonnellate di carne tutte in una volta dargli vietato è”. Intanto Silverio ne approfitta per scattare una foto da aggiungere al suo portfolio: “Non mi è mai capitato di immortalare un essere umano che su una spiaggia fa un’operazione a uno squalo in coma per poter fargli uscire dalla pancia una creatura che a sua volta ha nella pancia un montone, che a sua volta ha nella pancia un maiale che a sua volta ha nella pancia un agnello!”. Ma alla vista di Silverio il povero squalo balena realizza che è meglio accettare l’idea di smettere di combattere per la vita e inevitabilmente il suo cuore cessa di pulsare. Poco dopo “partorirà” il Cavalier Mangione per opera delle mani del primo caso di “personal trainer-ostetrico” della storia, Ugo Minuto: ecco così dimostrata la sua parentela con la famiglia dei cetacei. Approfittando di tale momento di confusione, il prof. Arrapone pensa che sia questa l’occasione per fare una capatina alla spiaggia dei nudisti e fare così la conoscenza di qualche bella nudista. L’accesso alla spiaggia è però ovviamente vietato qualora si indossino degli indumenti, ragion per cui non può che lasciarli all’ingresso della suddetta spiaggia. Un diversamente abile in giro nei dintorni, però, pensa che quegli indumenti appartengano a qualche cliente dello Smart Village che li ha dimenticati lì, pertanto li raccoglie e li riporta al villaggio, commentando: “Meno male che c’ho pensato io, che sono intelligente!”. Tornato dalla sua incursione alla spiaggia per nudisti e non trovando più i suoi indumenti, al prof. Arrapone non resta altra scelta che coprirsi le parti intime con una testuggine trovata sulla riva, e allorchè torna nei pressi del villaggio, Silverio lo accoglie dicendogli: “Antonio, fermati! Devo fotografare questa bellissima specie di testuggine!”. “Hai visto, Silverio? Pensa che l’ho portata apposta per fartela fotografare!”, ma Paolo Bisticci commenta: “Mmm...un po’ moscetta questa tartaruga!” scatenando così l’ilarità di tutti i villeggianti lì presenti. Il prof. Arrapone decide poi di recarsi nella piscina del villaggio, reputandolo il luogo più idoneo in cui soggiornare con la tartaruga, che fa quindi nuotare esibendola con la speranza che funga da esca per attirare l’attenzione di qualche milf in villeggiatura...e a un certo punto effettivamente se ne avvicina una: “Che bella quella tartarughina! Ma è sua?”. “Certo che è mia! E non è poi così ina!”. “Davvero?? E come si chiama?”. “Io mi chiamo Antonio, piacere!”. “No, dicevo la tartaruga”. “Ah lei è Tina...dai Tina, da brava, fai ciao ciao con la zampina alla signora” (e intanto gli muove la zampa per fare “ciao”). “Ciao, Tina, quanto sei carina! Ma da quanto tempo ce l’ha?”. “Da qualche mese...ma diamoci del tu, d’altra parte già l’hai dato a Tina!”. “Ahahah...va bene! Sei un amante degli animali?”. “Certamente...poi questa tartaruga mi ricorda molto Maria, mia suocera: di muso sono uguali...”. “Ah, ma quindi sei sposato?”. “Una volta...sai è da un po’ che ho perso mia moglie...”. “Mi dispiace...”. “Sai, adesso sono in vacanza con gli amici, proprio per cercare di distrarmi...ah eccone qui uno!”. E accenna a Paolo Bisticci, che intanto è sopraggiunto e non perde l’occasione per commentare: “E come è morta tua moglie, Antonio? Per caso si è suicidata dopo aver letto qualche tuo libro??”. Mentre avviene questa simpatica conversazione accade però un fatto molto più inquietante: il Cavalier Mangione, a causa dello spavento che inevitabilmente ha preso dopo aver quasi ucciso lo squalo e del conseguente aumento della motilità intestinale, evacua quel che resta del montone contenente il maialino contenente l’agnello. Il risultato è apocalittico: lo scarico dello Smart Village cede inevitabilmente e tutte le feci inondano la piscina, Tina si dà per dispersa, e un enorme nubifragio di liquami si riversa a bordo piscina dello Smart Village. A nulla può l’allerta di un inserviente lì presente: “Direttore, direttore, piovono stronzi!”. “Gli stronzi nel cervello li hai, non in testa!”, ma allorchè mette piede fuori dalla reception, anche in faccia al direttore si abbatte un enorme stronzo.
Dopo una giornata di merda – in tutti i sensi – si giunge alla cena spettacolo Cena con Rapimento™, consistente nel rapimento di uno degli ospiti del villaggio e nelle conseguenti indagini da parte dei rimanenti al fine di ritrovarlo. Tutti partecipano
tranne il prof. Arrapone, il quale con una scusa si allontana per andare a conoscere una milf presente in sala, e con un altro pretesto si siede al suo tavolo con l’obiettivo di farle bere qualcosa di forte: “Cameriere! Due neg...ehm, due angeli azzurri! Ahahah, sai, se gli avessi chiesto due negroni mi avrebbe portato qualcos’altro,
ma dato che gli ho chiesto due angeli azzurri, davvero non può che portarmi...ah!!!”. E gli angeli azzurri portati dal cameriere sono invece proprio i trans della serata precedente, ma questa sera vestiti come “angeli azzurri”, i quali gli dicono: “Hey, bel maschione! Adesso siamo più belle così angiolette...mmm sappiamo che vuoi quella cosa!”, e a quel punto anche quest’altra milf, schifata, si alza e se ne va. Intanto il rapimento è già avvenuto, tant’è che non si trovano più nè Silverio, nè il Cavalier Mangione. Dapprima tutti ritengono che sia stato proprio quest’ultimo ad essere stato rapito dati i suoi maggiori mezzi economici, ma tale tesi viene da subito smontata, poichè appare verosimilmente impossibile che un pastore sardo, con la sua costituzione, riesca a prenderlo e portarlo via: “Per rapire il Cavalier Mangione ci vorrebbe un trasporto eccezionale. Forse anche due” sottolinea Paolo Bisticci, ed effettivamente poco dopo si scopre che in realtà il Cavalier Mangione ha finto il suo rapimento al fine di potersi introdurre nelle cucine e divorare così ogni qual cosa – viva o morta, commestibile o meno – si trovi sul suo cammino. Verrà di lì a poco sedato da Ugo Minuto con un dardo tranquillante per elefanti che aveva portato con sè nell’eventualità che il Cavalier Mangione avesse potuto terrorizzare la popolazione e la fauna del luogo. Giacchè si procede per esclusione, la supposizione che il rapito sia stato Silverio è diventata oramai una certezza, tant’è che Paolo Bisticci commenta: “Forse il pastore avrà avuto la necessità di farsi un nuovo caprone e allora ha rapito Silverio!”, e infatti il povero Silverio è stato rapito da un pastore che l’ha celato in una stalla. Il caprone ivi presente,
però, scambia Silverio per un caprone rivale, e dunque inizia ad attaccarlo e a cercare di prenderlo a cornate, tanto da far intervenire il pastore il quale – occupato a tenere a bada il caprone (quello locale, non Silverio) – perde di vista Silverio, che si dà così alla macchia. Non trovandolo più, decide allora di sguinzagliare dei cani da pastore al fine di riacciuffarlo.
Fallito altresì ogni tentativo pacifico di scambio di ostaggi, consistente nel portare al pastore una pecora delle cucine dello Smart Village per scambiarla con Silverio (poichè il Cavalier Mangione se l’era già mangiata), agli altri soci non è rimasta altra scelta che mettersi sulle sue tracce, seguendo il fetore di casu marzu che inevitabilmente li porterà nei pressi della stalla. Ecco dunque che l’allegra comitiva di vecchietti vede sopraggiungere Silverio, inseguito dai ferocissimi cani da pastore! I soci de I Viaggi di Matusalemme, però, oramai alla fame a causa della dittatura imposta da Ugo Minuto, ne approfittano per abbatterli e cuocerli alla brace.
Fallito questo tentativo di rapimento e conseguente riscatto, i pastori decidono dunque di operare in modo più cauto e di affidarsi pertanto alle informazioni di una talpa all’interno dello Smart Village: si tratta di un ragazzo il quale, escluso dal gruppo locale dei boy scout, è stato poi affidato dalla famiglia a passare il suo tempo con pastori della Anonima Sequestri. Questi gli riferisce dunque che uno dei clienti più facoltosi è proprio il Cavalier Mangione e quindi gli fornisce il suo numero di stanza. Ma dato che gli ha comunicato pure che il Cavaliere è Mangione sia di nome sia di fatto, i pastori capiscono che
rapirlo equivale a una vera e propria “mission impossible”, dal momento che egli arriva a pesare (molto) più di loro tre messi insieme. Occorre pertanto agire d’astuzia e attirare il Cavalier Mangione direttamente nella trappola: ecco perchè i pastori fanno recapitare nella sua camera un flyer con la pubblicità di un fantomatico agriturismo – aperto solo a cena – poco distante dal villaggio vacanze, con menù all you can eat di maialini sardi. Il Cavalier Mangione non si fa di certo scappare questa ghiotta occasione e prontamente chiama un taxi mini-van (l’unico in grado di trasportarlo) per farsi portare all’agriturismo,
che in realtà non è altro che la casa di uno dei pastori – con annesse stalle per il bestiame – allestita con un po’ di lanternine di modo da apparire proprio come un
agriturismo, complice l’oscurità della notte che non dà modo di verificare bene l’esatta destinazione d’uso dell’unità immobiliare. Appena entrato, uno dei tre pastori – spacciatosi per il titolare dell’agriturismo – lo fa accomodare in una sala riservata del locale, mentre gli altri due pastori sono seduti da un’altra parte a mo’ di avventori. Appena accomodatosi, il Cavalier Mangione non può che assistere inerme al repentino movimento verticale di una grata di ferro, che va a chiudere l’unica via di accesso alla sala ove egli è stato fatto sedere, di fatto imprigionandolo come un pachiderma in un recinto di uno zoo. Il povero Cavalier Mangione viene altresì tenuto per un’intera sera senza mangiare (!) e, solo all’alba del giorno dopo, assisterà alla visita di uno dei rapitori il quale gli porterà una fetta di pecorino come colazione. A quel punto il Cavalier Mangione, oramai traumatizzato dall’esperienza disumana di deprivazione alimentare avvenuta la sera prima, si avventa come un mastino sulla mano del pastore contenente il pecorino, con il risultato di azzannare sia il formaggio sia la stessa mano del carceriere, finendo per amputargliela. Il pastore – oramai monco – urla di dolore e finisce per allertare gli altri due complici, i quali corrono immediatamente a soccorrerlo e quindi lo portano in un’altra stanza per medicarlo. “Ma guarda un poco cosa succede oggi! Tagliare un pezzo del rapito dovevamo, e invece il rapito un pezzo di rapitore ha tagliato! Non c’è più religione!”, alchè l’altro pastore controbatte: “Ma noi un pezzo di qualcuno mandare dovevamo! Allora pure questa mano qui mandare possiamo!” “Stupido, non vedi che questa mano troppo magra è?! Ma il problema nemmeno ci sta: noi accorsi subito siamo e il passamontagna dimenticato abbiamo! Ora il grassone in faccia ci ha visti!” “Vero è! Adesso subito ucciderlo dobbiamo...ma dopo il cadavere dove lo nascondiamo??! Un nascondiglio grande e grosso per cadavere
grassone non l’abbiamo!” “In pasto ai maiali il grassone possiamo dare!”. I due pastori rimasti indenni alla furia alimentare del Cavalier Mangione decidono dunque di farlo spostare nel recinto dei maiali, costringendolo col ricatto di non dargli più da mangiare. Una volta giunto tra i suini, però, il Cavalier Mangione viene di fatto visto da questi ultimi come un loro simile, giacchè in fondo non c’è molta differenza tra loro e il Cavaliere, a maggior ragione dato che i maiali, non avendo mai visto un essere umano della sua stazza nell’agro sardo, non riescono nemmeno a concepire che egli sia un esemplare umano. E, in fin dei conti, anche il Cavalier Mangione si trova bene tra i suini, dal momento che tra loro non può essere di certo additato per un grassone. A questo punto i pastori, per incentivare i maiali a mangiare il Cavalier Mangione ritengono che l’unico modo per portarli a ciò sia dimezzare la loro razione alimentare, cosa che di fatto faranno e che creerà un ampio e diffuso malumore nella popolazione di suini, che a sua volta culminerà nei “moti rivoluzionari suini”, il cui promotore è proprio il Cavalier Mangione. Sì, infatti il Cavaliere è proprio il primo a essere profondamente irato dal dimezzamento della razione alimentare (che ovviamente veniva mangiata anche
da lui in gran quantità) e così incita i maiali alla rivolta, arrivando anche alla creazione di vere e proprie bande armate suine munite di piedi di porco. I moti suini dell’Ogliastra culmineranno con la devastazione della stalla in cui essi sono detenuti e con la conseguente fuga degli stessi esemplari – Cavalier Mangione compreso – per l’agro sardo, seminando terrore e devastazione. Una volta tornato allo Smart Village, la sera il Cavalier Mangione racconta agli altri associati le memorie della sua terribile prigionia e come si è miracolosamente salvato utilizzando mezzi di fortuna, riscontrabili più che altro nella forza motrice della massa adiposa sua e dei suoi simili che ha fatto crollare le lastre di lamiera componenti il recinto all’interno del quale erano detenuti. “Ho visto la morte negli occhi!” esordisce il Cavalier Mangione, “Al culmine della mia prigionia ho perso la bellezza di 70 grammi!” “Veramente raccapricciante!” commenta Silverio, “Mi pare di rivedere le immagini di quella mostra fotografica a cui sono stato anni fa sui reduci di Auschwitz!” “Sono sicuro che se avesse perso altri 70 grammi l’Unicef avrebbe inviato lettere con la richiesta di donazione, in favore del Cavaliere, di alimenti terapeutici!” aggiunge Paolo Bisticci. “Ma io li denunzio tutti questi pastori schifosi! Mi presenterò come parte lesa!” “Hai ragione, anche io mi voglio presentare come parte lesa! L’unico problema, stavo pensando, il fatto che siamo stati rapiti è ovvio, ma come facciamo per
dimostrare che sono stati proprio quelli i rapitori? Ci servirebbero dei testimoni, anche perchè io – a differenza tua – loro non li ho nemmeno visti in faccia...e poi c’è quello che ti ha portato da mangiare il primo giorno, che nemmeno tu hai visto in faccia” “Sì, però non ha più una mano” “Ah bè, questo è pure vero...non è che ci siano tanti pastori senza una mano...a meno che non se ne faccia impiantare una artificiale: in tal modo potrebbe
essere più difficile procedere all’identificazione...” “Ma Silverio, considera il fatto che un pastore che si trova in tale condizione potrebbe benissimo farsi impiantare un bastone al posto della mano: gli sarebbe molto più funzionale. Pensa, tipo Capitan Uncino: lui si è fatto impiantare l’uncino, non una mano artificiale, proprio perchè gli poteva
essere più utile...e può essere anche più utile a te, che potrai realizzare un reportage fotografico con tanto di primo pastore al mondo con un bastone al posto della mano, oltre a poter avere anche le foto di chi questa mano gliel’ha sottratta a morsi. Sarebbe una storia che sicuramente Studio Aperto proporrebbe come primo servizio del TG e a cui Barbara D’Urso dedicherebbe un’intera puntata...oltre ovviamente a comparire su tutti gli illustrissimi giornali delle parrucchiere di tutta Italia!” “Paolo, ora mi hai dato proprio un’ottima idea! Mi potrebbe essere utile anche per aumentare la mia fama e la mia influenza mediatica, di modo da essere citato anche da tanti giornali online, siti di gossip e notizie varie, magari pure inclusi in Google News, e poter così ottenere la spunta blu su Instagram! Ma in ogni caso io a un’azione legale non ci rinuncio!” “E nemmeno io! E sapete che vi dico? I testimoni io ce li ho: sono i numerosi cari suini che mi hanno tenuto compagnia in questa mia disavventura. E senza che mi guardate
così stupidamente! Io ho visto in alcuni film americani che in tribunale c’erano i cani che riconoscevano l’assassino! Il cane veniva portato davanti al giudice, insieme all’imputato, e poi se riconosceva che quello era l’assassino una volta fiutato, allora gli abbaiava contro! E i maiali pure hanno un ottimo fiuto, proprio come i cani, tant’è vero che pure loro sono utilizzati per trovare i tartufi! Quindi nulla toglie che i maiali che ho conosciuto possano riconoscere i pastori colpevoli e poi grugnire verso di loro per confermare che sono quelli che io avrò indicato al giudice!” “Sì, però adesso si pone un problema: posso ben comprendere che i maiali abbiano adottato il Cavaliere come un loro simile...ma proprio per tale cosa, allora, mi spiego, se per loro lui è un loro simile, ne consegue che non si tratterebbe più di un sequestro di persona ma di abigeato, e ovviamente la pena sarebbe minore!” “Ma Paolo, dipende: se la giuria è composta da porci, allora sì, ma solo in tal caso” “E la magistratura da chi è composta?” “Ah bè, infatti è vero...” “Ma a prescindere da ciò, io in ogni caso chiederò pure il danno morale ed esistenziale per
quello che ho passato!” “Su questo sono d’accordo: per aver tenuto una persona come il Cavalier Mangione una sera senza cena il risarcimento del danno non
patrimoniale è d’obbligo! Anche perchè, a mio modesto avviso, ora il Cavaliere – a causa di questa esperienza traumatica – necessiterà di psicoterapia a vita!”.

Dott. Eugenio Flajani Galli
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il resto del racconto nel libro "Storie Pazzesche e Qualcuna (quasi) Normale", in vendita su Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli e tanti altri store.

 

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