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Autore

Eva Laudace

in archivio dal 02 nov 2010

25 maggio 1983, Vasto - Italia

segni particolari:
Eva Laudace crede nelle persone che hanno il coraggio di dare un nome alle cose e, per questa ragione, usa un quasi pseudonimo.

mi descrivo così:
(Mi) cambio spesso, quindi accumulo difetti. Amo i cappelli ed i chupa chups alla mela verde. Purtroppo sono allergica alle noccioline.

20 gennaio 2014 alle ore 9:23

Tutto ciò che amo ha dentro il mare

di Eva Laudace

editore: La Vita Felice

pagine: 90

prezzo: 10,20 €

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“Tutto ciò che amo ha dentro il mare” comincia con una verità lapidaria, scritta sulla superficie di una spiaggia segreta: «non esiste cuore pensante». Ma pesante sì, viene da rispondere: di “oggetti feriali, scorci di viaggio, momenti intimi” - come nota e annota Davide Rondoni - o, semplicemente, di sincera capacità di immergersi nelle cose. E di restituire l’esperienza di quella stessa immersione a tratti, con gentili, melanconici e frammentari suggerimenti, come le porzioni di figure umane nei quadri di Hopper restituiscono la notte.
Ma la parola di Eva Laudace non ha bisogno di paragoni per emergere: pur se ancora in crescita - e lo si vede dalla trappola concettuale della ripetizione di alcuni nomi, dove al protagonista mare s’affiancano, molte volte, la neve e l’inverno - la sua poesia reca con sé, oltre al segno inconfutabile di un dolore adulto, una cifra stilistica di rara limpidezza; chiara, precisa come un orizzonte, dov’è assolutamente assente la banalità del desiderio d’esibirsi assomigliando ai propri maestri (veri o presunti). Perché questa “Sfuggenza” che le viene attribuita sta forse in questo: nel suo del tutto autonomo saper prendere per mano e poi lasciare, nel condividere una scia di vita privata e nel lasciare al pubblico l’onere di completarla in senso universale, senza alcun tipo d’obbligo o di vincolo. Leggere “Tutto ciò che amo ha dentro il mare” significa iniziare a nuotare in compagnia e arrivare dall’altro lato della riva in completa solitudine. Che è poi quella presenza vera - e mai sfuggente - che annega nell’acqua di cui è fatta tutta l’opera: la comprensione di uno stato umano primordiale al pari degli elementi naturali, e la sottile ma costante lotta - intestina, quotidiana - perché quel medesimo stato cambi. Altrimenti «non so più dormire / c’è come un grido nell’aria».
Forse c’è speranza, dunque, che il poeta torni ad esser vate: a mostrarsi sotto il velo, insieme con il resto del mondo, senza vanto, ma per consapevole e paradossale istinto. Per quella «fede mia riposta / che mi tiene schiava / mentre scrivo poesie / per tutto il resto della vita», come dichiara Eva prima di prendere il largo verso l’ultima (e la prima) pagina bianca.

recensione di Francesca Fichera

Commenti
  • Eva Laudace vi ringrazio tutti compagni di Aphorism! grazie di cuore a Francesca Fichera per le parole sincere quindi preziose per me. il mio lungo viaggio è iniziato qui.

    20 gennaio 2014 alle ore 10:17


  • Francesca Fichera E spero vivamente continui! Grazie a te per questa occasione di speranza e di bellezza. :)

    20 gennaio 2014 alle ore 13:26


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