username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Fabrizio La Barbera

in archivio dal 13 gen 2006

09 maggio 1966, Firenze

13 ottobre 2006

A passeggio per il Corso

Intro: Dai gesti e dagli atteggiamenti di una barbona, forse, potremmo capire qualcosa di più della vita. È questo il messaggio che l'acuto osservatore La Barbera vuole proporci con questo suo breve racconto.

Il racconto

Mi viene in mente l'altro l'inverno, c'era al solito una barbona a via del Tritone, poco prima, venendo dal Corso, di quella fantasticheria gastronomica che è l'Hollywood. Niente di speciale, ne vedi e ne vedrai di 'ste vecchie di anta anni che la vita ha spinto contro il muro. È lì che poi le schiaccia con comodo.

 

Questa in particolare però, era vecchia sì, ma non tanto da ricordarsi del fox-trot. Quello lo ballano le sue pulci, alcolizzate pure loro, ma lei a ricordi non doveva essere tanto diversa da me. Era sicuro una gran fica negli anni '80, una che magari m'avrebbe ucciso d'amore.

 

Ha gli occhi del verde scuro del Baltico allungato col vino dei castelli, e tagliati come fossero ferite a cui son saltati punti. Allunga la mano e prende il bottiglione senza guardare, come fanno i fuoriclasse e gli sconfitti.

 

'Sta donna insomma è qualcosa di allegro. Dev'essere il grigio del marciapiede che fa fiammeggiare i suoi stracci da fantino, la tira un pò su da terra come su un tappeto magico. Davanti, la sfilata che fa prudere le dita ai bottegai, culi a mandorla e nostrani, uomini e donne, parecchi con già il natale in mano, minuscolo, infiocchettato in un sacchetto, e tutti, v'ha detto, con una gran fretta, del genere di quando sai che da un momento all'altro la terra, proprio lì sotto i piedi, sta per spaccarsi lasciandoti appena il tempo di un altro passo.

 

Non è facile, ammettiamolo, distinguerci qualcosa in questo struscio nervoso. Bisognerebbe fermarne qualcuno o qualcuna, di queste ombre indaffarate, presentarsi, chiedere, correre insomma il rischio di essere arrestati.

 

Lei, la mia dama ebbra, ha un suo metodo per far chiarezza. Sputa, lei, addosso a tutti gli uomini con la cravatta, salva solo i papillon.

 

Sono sputi rabbiosi ed esatti, capaci di traiettorie importanti su quelli che passano largo. E mica nessuno le dice niente. Non più! A lei le parla solo la morte ormai, soffiandole nell'orecchio lercio, e la gente la vede bene, lì accovacciata al suo fianco, e tutti si farebbero sputare mille volte piuttosto che intervenire nel discorso. Non si sa mai, dico io, potrebbe anche, la morte, riconoscerci e non lasciarci più andare...

 

La tengono in conto, è ovvio, anche il prete e il medico questa precauzione minima.

 

Nel frattempo, la donna fa dei segni. Agita il dito da una parte all'altra, e poi anche la testa, seria, con cognizione di causa, per niente convinta.

 

Si direbbe che la rifiuta, lei, la nostra grazia, o forse vuole solo dirci che noi, noi no, non ne sappiamo proprio un bel niente...

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento