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Autore

Fabrizio La Barbera

in archivio dal 13 gen 2006

09 maggio 1966, Firenze

13 gennaio 2006

Andando al lavoro

Intro: Un modo di scrivere originale. Una storia che inizia in un vagone della metropolitana, tra la bellezza fulminea di una donna sfuggente – in tutti i sensi – sino ad una massa di persone in cui il tutto si rimescola. L’ufficio da raggiungere serba delle percezioni non piacevoli, il suo capo aspetta il protagonista - Baccini - per una resa dei conti.

Il racconto

Come comincia: Sulla metropolitana, andando in ufficio, è lì che guarda le facce. Una
vecchia abitudine, un passatempo innocente. Ce ne sono di già malate,
adornate di fresco lana, finto cachemire, con due impiastri per occhi, che
se ne stanno zitte per non disturbarsi. Parecchie assomigliano alla sua. Lui
le sbircia borbottando.

Parla spesso da solo, Mario, quella specie di borbottio, attento a non
farsene accorgere. Gli serve, 'sto esercizio, lo sciogliere la lingua a
becco chiuso, per farsi un'idea di se stesso. Un'altra esigenza della
solitudine, questa. Non hai nessuno vicino che ti dia una mano a capire, che
ti dica: "tu sei."

Ti tocca far da solo, t'aiuti con gli specchi, con gli sconosciuti sul
metrò, e intanto il tempo passa. Marconi, San Paolo, Garbatella. Alla fine
però torna sempre a spizzare le donne, Mario, a cercare la più bella da
portarsi a casa, l'anima dico, per riempirci un sogno.

A Castro Pretorio, la sua fermata, è già un po' che spia una ragazza. Una
bionda. Una trampoliera. Sta vicino alla porta del vagone, pronta per
scendere, e guarda dritto avanti, al muro dello scantinato cittadino. Mario
la vede di tre quarti, il consentito dalla ressa, e ci ha provato a fare
qualche passettino, un po' a destra, a sinistra, una gomitata ad una
signora, una pestata ad uno studentello, ha guadagnato dieci centimetri
così, buoni per vederle la coda dell'occhio, uno sfarfallio di ciglia.

Lei è parecchio bella, bella e giovane anche, di sicuro non supera i
ventidue, la bellezza del somaro elevata alla enne. Entro trent'anni sarà
attrezzata per il macello, buona per il tamburo, ma quella mattina a Mario
sembra uscita da un quadro.

Sbaraglia la concorrenza, la valchiria. Miss Metropolitana! Eletta nel
vagone centrale, per giunta, il più affollato!

Quando le porte si aprono gli viene di seguirla. Non sembra troppo
difficile, supera di una spanna la media dei pendolari, Mario gli arriva un
po' sopra la spalla, quanto basta per un uomo. Sono imbozzolati nell'ora di
punta, sono folla, solo che lei è bionda e lui calvo. Non c'è molta
differenza, in fondo: fanno entrambi parte dello stesso quadro adesso,
puntini di colore, grigio, azzurro, rosa. L'insieme, Monet l'avrebbe
titolato " Una stazione d'inverno", con un colpo d'occhio secco, d'artista.

Fingendo di andare per la sua strada, le si piazza alle calcagna, l'affianca,
butta lì lo sguardo, tenta una mossa, ma appena libera dalla calca, lei
scivola via a velocità vertiginosa, come tirata da un cavo d'acciaio. Lo
semina di agilità su un paio di pattini, di roller blade.

Mario rimane là, lascia che la folla gli passi accanto, sciogliendosi nelle
gallerie.

Sta già per imboccare le scale che portano alla strada che si sentì battere
sulla spalla. Si volta pensando ad un mendicante, ma invece è lei, la fata,
che gli sorride dall'alto dei pattini.

- Permette? -. Porge a Mario un biglietto che questi prende in mano quasi
senza volerlo. Gli esce dalla bocca pure un grazie, mentre la ragazza fa di
nuovo volteggiare il sorriso, schizzando via.

Gli aveva ammollato la pubblicità di un mago. Amore, Salute, Denaro. Tutto
il campionario. A prezzi stracciati! Provare per credere! Garantito il
rimborso per gli insoddisfatti. Mario lo appallottolò nel taschino della
giacca e prese a salire le scale. Era in ritardo, la riunione in ufficio
iniziava alle nove in punto. Arrivar tardi era una mezza sciagura con quegli
squali, quei pesci rossi dai denti aguzzi. Chi s'alza prima si veste! È la
regola! Rischiava, giungendo per ultimo, di ritrovarsi a chiedere i sospesi
ai nomadi, ai nullatenenti doc. Carta straccia nel borsone, mentre gli
altri, i colleghi, si ciucciano le caramelle migliori, gli incassi sicuri.
Presto! Presto! Correva trafelato e pieno di vergogna, per quella sua
miseria: la Biblioteca Nazionale. L'Università. fino al Policlinico e oltre
alle Province, a passo di carica! A Balaclava! Sentiva la tromba!.

La riunione però era già iniziata, lo capì dal fatto che la porta della
stanza del dottor Dal Sole era chiusa e la segretaria impazzava al telefono
gorgheggiando di saldi. Prima di entrare si sistemò: il nodo della cravatta,
la camicia nelle mutande, il naso sporco.
È pronto, ma si ferma sulla soglia. La voce di Dal Sole invade tutta l'anticamera:
"La nostra famiglia. sì, perché siamo una famiglia! Ha bisogno dell'impegno
di tutti i suoi figli. Di dedizione! Attaccamento! Ripeto: impegno! E lei,
Baccini, venga! Non stia lì."

Baccini entra. Gli sguardi per un attimo sono tutti per lui, gli si
attaccano addosso come bottoni. Vorrebbe strapparli, ma non può, per fortuna
fanno presto a sfilacciarsi da soli. Dal Sole ha finita la predica, ha
aperto il cassetto sotto lo scrittoio e tirato fuori i documenti contabili.
I conti sono i conti, dice, anche dentro a una famiglia. Analizziamo,
dunque, il fatturato: Maresca sessanta milioni, Perotti, quarantacinque,
Maestrelli, quarantuno, Papi, quel leccaculo di Papi, settantacinque, e solo
nel mese di marzo, Baccini.

Baccini si è fermato a sette. Sette! Compagno aspette, sussurra uno. Sette
milioni, Baccini, considerando l'anticipo provvigioni, è lei che deve soldi
alla ditta. Circa un milione. Ha da dire qualcosa, Baccini? Se ce l'ha, la
dica. È con noi da tanti anni, Baccini, ma questo non le dà diritto a
vivere di rendita, né a trattamenti di favore, se ne rende conto? Eh, cosa
dice?...

Dal Sole ha un bel sorriso e sa di averlo, lo usa mentre dice quelle cose
perché ha deciso di non licenziarlo. Non buttiamo nessuno in mezzo alla
strada, noi, però anche lei deve capire. Capisce, Baccini?

Baccini capisce di volerlo assassinare. Si figura la scena: sotto il
cappotto ha un fucile a pompa, la notte prima ha segato la canna e fatto un
lavoretto sui proiettili con la lima a ferro. Adesso, lo fa vedere a tutti
quello che ha in serbo, ora anche lui ha un bel sorriso; assomiglia un po' a
un ghigno, mentre invece è una risata. Ride perché quelli non hanno ancora
capito e deve premere il grilletto per spiegarsi. Prima, è la testa del
dottor Dal Sole che esplode di stupore, poi, sempre sorridente, fa secchi
gli altri, in ordine di fatturato. Per ultimo, lascia Papi. Gli chiede com'è
che sta lo zio onorevole, il capocommissione, se per caso può mettercela
lui, una parola buona per il sottoscritto.

Il collega gli promette subito, a nome del parente, la nomina a
vicedirettore esecutivo, con uno stipendio base di dieci testoni e
percentuale sugli utili generali, e che, qualsiasi cosa desideri, senza
dubbio suo zio. Gliene parlerà appena arriva a casa, basta che si calmi, ha
pure dei figli, lui, e una moglie, Mario deve ricordarsela, una signora
bionda che stasera lo aspetta con i biglietti per il Rugantino.

E' parecchio alto, Baccini, quella mattina, perché l'altro è in ginocchio.
Piange e lo supplica, uno spettacolo penoso per un uomo, pensa, e quindi
decide di porre fine a quella sofferenza, fa fuoco un'ultima volta.

L'omicidio gli ha seccato la lingua, non riesce a dire mezza parola. Allora,
è Dal Sole che ricomincia a parlare: questo mese è andato come è andato, ma
sono sicuro che riuscirà a rifarsi. Intanto. prenda esempio dai suoi
colleghi. Purtroppo, ho dovuto affidare a Maresca la sua quota di pratiche
della Deutsche Bank. Per un paio di mesi, così avrà anche il tempo per
riflettere. Io vorrei che lei mi dimostri che sto sbagliando! Mi creda,
non ci sarebbe nessuno più felice di me, a parte lei, s'intende. Diciamo…
trenta milioni. Che le pare? Un obiettivo ragionevole. I soldi degli
anticipi, glieli trattengo un po' per volta, per venirle incontro. Diavolo!
Siamo una famiglia, no?!

A sentire quelle parole, qualcosa si scioglie in Baccini. Che significa quel
processo? Sa di non essere un assassino. Trova tutto molto ingiusto. È il
suo avvocato ora che parla. Ricorda con passione che, per ben due anni, il
suo cliente è stato il miglior procuratore della ditta. Ha praticamente
svezzato la nidiata di falchi che batte la regione per conto della Sodofin
spa. Inoltre, fu proprio lui, Baccini, a portare in portafoglio i tedeschi.
Una brillante iniziativa, sottolinea, condotta al successo quando ancora i
vari Papi e Maresca bivaccavano alla Camera di Commercio a controllare gli
indirizzi. Se questo è il ringraziamento che usa la ditta, lui è pronto a
gettare la toga e ripudiare la legge.

- Se non le va, quella è la porta. -, gli risponde Dal Sole.

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