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in archivio dal 03 gen 2012

Gelso Bianco

Atlantide delle Nuvole
Mi descrivo così: La parte bianca del lato nero.

In continuo movimento, alla ricerca di un costante cambiamento.

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  • 21 marzo 2013 alle ore 20:17
    Ho-oo o Karura

    Il segreto
    riposa nel volo
    di chi implacabile
    sta nel cielo a saettare
    e comincia a bruciare,
    in un guizzo svanisce
    e da un pugno di cenere
    ritorna a danzare
    leggiadra
    come un funambolo
    che non ha mai perso
    l'equilibrio.

     
  • 27 luglio 2012 alle ore 15:52
    Saturnidae

    Resterà a me per sempre ignoto
    il mistero che gli dei hanno celato
    dietro l'effimerità della farfalla.
    Preziosi segreti nasconde
    chi partecipa al miracolo della vita
    e ne gode per un così breve momento;
    eppur riesce col battito delle esili ali
    a sovvertire l'ordine naturale delle cose,
    lasciandosi, infine, cadere
    esanime
    nell'oblio di  un ultimo volo
    evanescente.

     
  • 06 luglio 2012 alle ore 1:37
    Estasi

    Vorrei baciare i tuoi occhi
    prima ancora delle tue mani,
    che decise mi afferrano e mi portano a te
    poi gentili mi sfiorano, mi carezzano il cuore.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    prima ancora del tuo petto,
    scrigno di un cuore vigoroso che pulsa
    carillon d'altri tempi
    fonte inesauribile di armoniosa melodia notturna.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    prima ancora del tuo collo,
    placido sentiero al riparo da angustie
    che conduce il viandante a mondi sconfinati.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    prima ancora della tua fronte,
    portale di universi paralleli e proiezioni variopinte
    su pareti di cristallo incantato.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    prima ancora delle tue labbra,
    custodi di ambrosia e miele dolcissimo
    che dissetano Pandora e saziano Afrodite
    e dischiudono in silenzio la poesia della vita.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    gemme acquamarina
    sogni galleggianti in fragranti oceani spumosi
    ove posso immergermi e nuotare verso paesi stranieri
    immense galassie nascoste
    nebulose dipinte dai colori dell'ignoto.
    Vorrei baciare i tuoi occhi
    luogo di magia e sortilegi ancestrali
    ove anime si congiungono in danze sinuose
    sotto polveri di stelle e ceneri d'avorio
    smaglianti cieli scarlatti e prati di porpora vellutata
    su cui mi adagio, mi abbandono
    in un'ultima estatica danza.

     
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  • 27 gennaio 2012 alle ore 0:51
    Narratrice Onnisciente

    Come comincia: Aprire gli occhi e cominciare a vivere, con la consapevolezza di essere uno dei tanti personaggi che calcheranno il palcoscenico per l'ennesima volta.
    L'abitudine ha cancellato ogni sorta di timore dovuta ad una comune ansia da prestazione; siamo tutti pronti dietro il sipario cremisi, aspettando che le luci in sala si oscurino e il silenzio cali attorno a noi, aiutandoci nella perfetta recitazione della nostra parte. Impeccabili, ripetiamo gesti e parole a noi familiari, mischiandoci nell'agitazione febbrile della folla. Si dimena, si contorce, ci spinge e ci risucchia in un vortice continuo, senza sosta danziamo sulle note del dramma esistenziale.
    E' un viaggio quotidiano nei meandri del nostro conscio, preludio al sogno e all'incubo, che penetra il nostro subconscio. Ci lascia esanimi  sulla riva di un fiume ancora in piena e che mai sembra placarsi, perché distante, fin troppo distante il suo mare l'aspetta.
    E' un viaggio quotidiano, incantevole quanto abominevole, che coinvolge interpreti poliglotti e poliedrici, eccellenze e sciatterie, bestemmie al bello ed elogi al brutto, diffusi e confusi tra una calca di volti coperti da maschere d'argilla, nel subdolo tentativo di identificarsi nella fisionomia originaria della forma.
    Cantori e suonatori, saltimbanchi e domatori, attori e comparse, in misure diverse contribuiscono alla messa in scena dello spettacolo spettacolare.
    Mi vedo, un punto tra tanti, una parte cucitami addosso dall'ago del giudizio e dal filo del disprezzo, facile da strappare, difficile da bruciare, ma abbastanza comoda da cambiare cento e ancora mille e più volte.
    Talvolta però, l'angoscia fa parte di me, timone del senso e della ratio, mi guida alla deriva e mi conduce a più porti, alcuni mai visitati prima, dove mi spoglio completamente di ogni miseria e nobiltà, di ogni farsa o realtà, e dimentico la mia piccola parte, dò fuoco al mio copione e comincio ad improvvisare.

    Mi ritrovo a solcare un palcoscenico a me nuovo, a dirigere il mio sguardo su un panorama più ampio, diverso, dove ogni cosa appare nel caos più chiara, e mi vedo per la prima volta in un nuovo ruolo, deciso dal Nessuno, che fratello all'Ognicosa mi ha eletta sua compagine, testimone degli eventi e degli avventi delle maschere attorno a me.

    Adesso percepisco, conosco, sono sua fedele narratrice onnisciente del dramma universale dell'Essenza e dell'Apparenza.

     
  • 03 gennaio 2012 alle ore 19:15
    Umi, il mare

    Come comincia: ... amava rientrare in casa e inebriarsi del profumo del dolce che il nonno le preparava ogniqualvolta andasse a trovarlo: profumava di buono e lei aveva sempre amato le cose buone. Lei .. profumava di buono.

    -

    Dalla tendina della finestra riuscivo a intravedere gli ultimi bagnanti che tornavano dalla spiaggia carichi di borse e di teli da mare. Era quasi ora di cena, ma non avevo affatto fame, così mi buttai giù dal letto sul quale stavo poltrendo da ore e scesi giù in cucina dove i nonni stavano cucinando diverse pietanze, tutte dall’aspetto, e soprattutto dal profumo delizioso.
    “E’ quasi pronta la cena, cara, ho preparato qualcosa che ti piacerà tanto. Mettiti comoda” - disse la nonna.
    “Ehm.. a dire il vero non ho tanta fame”.
    Niente da fare, nemmeno le sue specialità culinarie, di cui ero ghiotta, riuscirono a farmi venire l’acquolina in bocca. Avevo la testa talmente piena di pensieri che bastavano a riempire anche lo stomaco, in quel momento. 
    “Ho dormito molte ore e vorrei proprio sgranchirmi un po’ le gambe prima di mettermi a tavola. Posso?” - domandai.
    “Ma oramai in spiaggia non c’è più nessuno e il sole sta per calare del tutto, non credi che sia meglio …”
    “Solo due passi, torno presto!”
    Non li lasciai nemmeno terminare la frase che avevo già preso la felpa e la sacca ed ero uscita fuori la porta. Non era mia intenzione mancar loro di rispetto, ma avevo davvero bisogno di una boccata d’aria fresca in solitudine.
    Chiusi gli occhi e presi un bel respiro. Riaprendoli mi accorsi di quanto fosse piacevole l’atmosfera tutt’intorno: era il tramonto, il sole stava nascondendosi dietro il confine del mare, ma qualche flebile raggio di luce raggiungeva ancora la spiaggia; l’aria era asciutta e l’unico suono che si udiva era lo scroscio delle onde mosse da sottili fili di vento tiepido. Avevo sempre amato andare al mare dai nonni, proprio per poter godere di immagini del genere, per poter evadere dal caos cittadino e stare un po’ con me stessa e con la natura.
    Scesi giù per la passerella e cominciai a camminare pian pianino sulla sabbia ancora calda. Il vento cominciò a diventare più forte e da lontano vidi una bimba giocare col suo aquilone giallo a fronzoli bianchi. Avvicinandomi capii che non era di origine italiana: aveva una chioma di capelli biondissima e due occhi azzurri come quel mare a me tanto caro. La madre le stava dietro, anche lei biondissima, dal fascino straniero; era lì che le spiegava come far volare l’aquilone. Era una scena molto tenera, mi strappò un sorriso.
    Mentre seguitavo a camminare mi accorsi che nella sabbia qua e là erano stati piantati dei piccoli ciuffetti di fiori colorati, quasi a voler delineare un sentiero incantato. Non avevo mai visto una cosa simile, ma la trovai deliziosa.
    “Sarà stata sicuramente opera della bimba.” – pensai tra me e me e incondizionatamente sorrisi ancora.
    Più mi guardavo intorno e più immaginavo di essere in un quadro impressionista: pieno di colori, istantanea di un attimo perfettamente catturato e divinamente dipinto. Chissà come mai sentivo di esserne parte integrante , ero nel posto giusto al momento giusto. Per la prima volta riuscivo a non vedermi più come una spettatrice fastidiosa e inopportuna, bensì come partecipe attiva di tanta grande, semplice meraviglia.
    Intanto continuavo la mia passeggiata rigenerante, questa volta dirigendomi verso la riva, avevo voglia di bagnarmi un po’ i piedi nell’acqua tiepida e cristallina. Appoggiai la felpa e la sacca per terra un po’ più in là e mi avvicinai al bagnasciuga intingendo le dita dei piedi, poi quelle delle mani. Era una sensazione molto gradevole. Volevo godermi quel panorama ancora per un po’, così distesi il telo da mare che avevo portato con me e mi ci sedetti sopra.
    Me ne stavo lì, rannicchiata con le ginocchia al petto, a fissare l’orizzonte. La salsedine era ancora più percettibile, ma non mi disturbava, nonostante increspasse i miei capelli, era un profumo che avevo imparato ad amare. Tirai la sacca a me e presi il lettore musicale, volevo imprimere quell’immagine nella mia mente dandole un sottofondo musicale. < Promentory >, ecco cosa avevo in mente, ed ecco cosa mi accompagnò in quel lungo viaggio in cui mi persi mentre fissavo le onde. Senza che io lo volessi riaffiorarono alla mente una miriade di ricordi, alcuni sepolti da anni, che suscitarono in me un caleidoscopio di emozioni. Emozioni che ero riuscita a nascondere per tutto quel tempo e che improvvisamente esplosero in un pianto silenzioso, sommesso, ma intenso, liberatorio.
    La musica fluiva, ed io, seppure senza guardarmi, sapevo che in volto non avevo un’espressione ben precisa, ero assorta con lo sguardo e con la mente, fissa su quel che mi stava davanti e su quel che avevo dentro. Solo le lacrime che continuavano a sgorgare tradirono il mio reale stato d’animo. Le sentivo, calde e corpose, le avevo trattenute per così tanto tempo che lì, in quell’istante, si stavano manifestando in tutto il loro impeto. Potevo fare ben poco per oppormi, così le lasciai al loro decorso.
    Una  fredda folata di vento improvvisa sollevò un pugno di sabbia che mi costrinse a chiudere gli occhi e ad abbassare la testa. Cercai di eliminare ogni piccolo granello in modo da non sentire bruciore, e mentre strofinavo le palpebre chiuse, sentii un leggero fruscio alle mie spalle. Con un occhio diedi uno sguardo ma non vidi nulla, così continuai a pulirmi il volto.
    Improvvisamente uno strano profumo si diffuse nell’aria: non era salsedine, né altro legato all’ambiente marino, era un profumo selvatico, ma dolce. Muschio, forse. Non ne ero sicura. Poi il fruscio si spostò alla mia destra, più violentemente. Alzai di scatto il capo e i miei occhi, gonfi e arrossati dalle lacrime, furono catturati da due gemme, o forse cristalli, incastonati in un viso marmoreo e perfetto. Mi fissavano, senza chiedere, senza parlare. Al contrario, nel silenzio mi davano risposte. Immobile, stava lì a guardarmi piangere, mentre io tremavo, non perché avessi freddo, quanto più per la sorpresa di quella inaspettata presenza accanto a me.
    “Continua … ” mi disse, pur senza dire una parola, solo strizzando leggermente gli occhi.
    Non seppi far altro che versare altre lacrime, questa volta senza una vera ragione. Sentivo solo una forte emozione dentro che necessitava di essere liberata.
    Poi un suono melodioso irruppe tra il fruscio del vento e lo scroscio delle onde.
    “Dicono che la marea aumenti sempre più, giorno dopo giorno, perché tante sono le anime perdute che  sulle rive riversano lacrime; e il mare è sempre lì, da sempre, per sempre, ad ascoltarle e a dar loro conforto. Non ho mai dato molto credito a questa storia, ma guardarti piangere, qui, a pochi passi da me, in qualche modo ha vanificato ogni mio dubbio.”