username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Giuseppe Di Giovanni

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Giuseppe Di Giovanni

  • 18 gennaio 2008
    Equilibrio

    Come comincia: Sul bilico d’un cordolo di cemento, pronto a cadere dall’alto giù, fino a baciare l’asfalto e dunque, fino a ritrovarmi riverso sul grigiore che ormai m’attornia, opprimendomi in una morsa che sa di tristezza e di morte dell’anima. Braccia larghe, volto avanti e piedi sulle punte, muovendomi lungo al filo che mi separa dal morire dentro e fuori, senza altro che il mio equilibrio, il mio volere primordiale d’andare avanti e reggermi ancora; come un bambino, come un equilibrista avventato, saltello avanzando verso l’ignoto.
    Senza pensiero: così, anche solo per rischiare qualcos’altro una volta tanto.

    Rannicchiata contro ad una panchina, poco distante sempre sullo stesso filo ti guardi le mani, per poi portarle alla guancia e dunque, dormire su un giaciglio di pura immaginazione, con un sorriso compiaciuto; ti guardo e quasi perdo l’equilibrio. M’avvicino, deciso a capire cosa ti fa sorridere così beata, anche se non hai null’altro che la tua guancia sulla tua mano; m’avvicino, ma tu vai via pur restando immobile. Come la felicità che ti scivola dalle mani come sabbia tu, adesso, scivoli dai miei occhi con la stessa dolcezza, con la stessa eleganza: ancora non comprendo e tu fuggi lontano da me, soltanto perché non riesco a vedere oltre i miei piedi, perché la paura di cadere mi attanaglia il cuore stringendolo fin quasi a farmi svenire.

    Allora capisco che il solo modo per raggiungerti è questo: ruoto il busto e salto nel buio, cadendo verso il grigio delle strade, dell’indifferenze, delle bugie fin quando non è la tua guancia a parare la mia. Mi ritrovo con te rannicchiata sulle mie gambe, col mio giubbotto a coprirti come la più calda delle coperte e tu a sorridere beata, felice spero, soltanto perché ti sono vicino.

    E’ allora che ritrovo il mio Equilibrio.
    Amo: non manco di nulla.

  • 09 gennaio 2007
    Io canterò alla Luna

    Come comincia:

    "Batter di legno contro l'uscio sbiadito e calce bianca a volar sopra i visi come neve in una notte di gennaio: Lei è qui. E' qui per me."

    Gocce di Sangue nero colme d'ira e fastidio per la stessa specie che molti dicono esser mia; osservo con disgusto l'orma che uno di loro lascia al suo capezzale, un uomo che come tanti sa far valere la propria stirpe solo quando una fossa vien riempita. Lo ripudio con gli occhi: l'uccido nel ricordo.

    "Dita ossute che sfiorano il mio volto, donandomi un bacio che al sol sfiorarmi sa farmi morire e rinascere: mi guarda bisbigliandomi con complicità qualcosa e quindi scostarsi. Si fa desiderare ma io aspetto: ancora un occhio quand'ella s'abbassa il feltro nel dar saluto alla Santa donna.
    Il Destino è qui: Ella ci sorride, pronta a consolarci."


    Uomini, donne e stirpi che furon dette Sante ma che in vero forse lo stesso Dimonio ha generato: tu uomo del mio tempo, calpesti i tuoi ideali ed entri in templi d'assi di picche o tavoli verdi.
    Inquini ciò che resta del mio corpo e cresci solo Lupi dal tuo ventre.
    Guardami, studiami, osservami pure: io sono un Lupo come te ma canto alla Luna.
    Non dimentico le mie origini ma le vivo intonando al cielo notturno.

    Sono Rhaen: Ricordalo.

    "Tra l'Indifferenza di coloro che son ciechi pur avendo gli occhi, la Donna coglie un fiore ponendolo sul petto dell'Anziana. Le chiude gli occhi e dal cuore coglie l'ultima briciola d'anima: libera di correre come una volta, quando da ragazza conobbe la terra nuda. Adesso è Libera di vivere; la donna d'ossa scompare. Torna nei sogni per vegliare sulla gente."

    Torna a casa per aspettarci.
    Torna a casa per consolarci.

    I lupi senz'anima potranno divorarsi a vicenda:
    io, ti darò rispetto;
    Io ti darò Fede;
    Io ti darò Ricordo.

    Io canterò alla Luna.