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Poesie di Iago Sannino

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  • 15 marzo 2011 alle ore 17:22
    Poiesis

    POIESIS

    Silenzio
    pausa tra le parole

    non esiste punto
    che possa tenere il verso fermo

    l’ispirazione
    è il vizio con cui Dio
    rende l’uomo virtuoso

    il movimento dell’anima fluisce,
    si snoda lungo forme personali
    fa emergere dal foglio
    nomenclature ansiose d’esser lette

    la parola è musica poetica
    quando la muta visceralità
    e il rumore universale
    attuano il coito dialettico

  • 15 marzo 2011 alle ore 17:16
    Libertà

    Se vedete un uomo libero
    dormire
    svegliatelo,
    forse sogna
    una prigione.

  • 09 ottobre 2006
    Similitudine

    Un capriccio esce

    dallo sbadiglio del giorno

    e sveglia la mia noia.

     

    La sua sorpresa capisce

    lo scopo del mio vigore.

     

    Onorando l’intesa che ci

    vuole affini disperdiamo

    ogni ovvia ragione.

     

    Concentrando su noi,

    conformi pretese d’estraneità.

  • 09 ottobre 2006
    Un maniero

    Un giullare esce dalla Tenda


    della Veggenza, corre verso


    il castello del paganesimo.


    Vede dal basso il cielo mutare


    colore e due aquile incontrarsi


    sull’ombelico del mondo.


    Al centro della piazza di fieno,


    tutti accorrono.


    Il sovrano resta rilegato


    nella stanza dorata,


    con Apollo e Dioniso


    a sorvegliare l’entrata.


    Il rumore prende posto...


    ed ascolta l'ansimante messaggio


     


    “ Dite al re che sono crollate le corti sfarzose.


    Dio non è più tra noi.


    Non ha più palme sacre né sorgenti benedette.


    Il domani assumerà un nuovo significato.


    Non avremo più case pesanti,


    saremo leggeri e sospesi,


    in balia di qualcosa che non ha forma.


    Immersi in un’ambigua condizione di facilità…


    perderemo la misura del concreto.


    Di più non posso dirvi perché presto evaporerò”.

  • 09 ottobre 2006
    Una tenda

    Indiscutibile compromesso,


    è l’amore effimero. Cupido,


    ha di nuovo ferito l’aria


    con il dardo dell’infatuazione,


    per suggellare sbiadite unioni.


    Celebrate sul viso di un


    pubblico assente, screpolato


    dal lusso dei soliti costumi.


    Giuramenti senza onore


    di fronte alla foto di Dio.


    In altri lidi, giù alla tendopoli;


    in mezzo a cesti di pane


    avanzati, due giovani si


    promettono amore eterno.


    Tra pochi presenti intimamente


    collegati dalla semplicità.


    Una piccola stufa si danna


    l’anima per alimentare quei


    caldi sorrisi; ed una curiosa


    lingua di fiamma si storce a


    dismisura pur di vedere meglio.


     


    Una madre soffoca la commozione


    con un panno sporco di speranza.


    Indissolubile unione, è l’amore vero.


    Altro non chiedono che di esistere


    ancora. S’appoggeranno alle


    loro comuni intenzioni, all’oscuro


    da illuminanti progetti di edificabilità.


    Piangono felicitate emozioni.


    Respiro l’aroma della genuinità…


    novità penetrante per un naso


    complice. Quella tenda per me


    è il mondo, quella gente è per


    me un esempio. Cupido non ha


    lanciato nessun dardo per loro.


    È Madre Terra che li ha uniti,


    anche Lei vuole esistere ancora.


    Riceverà pioggia pura d’amore eterno,


    da due nuvole pie dallo splendore


    immenso. Si amano davvero


    - cos’altro aggiungere -.

  • 09 ottobre 2006
    Una corruzione

    Uno spazientito pezzo di carne,


    s’appresta a rigenerare


    le sconsiderate fattezze


    di un tessuto morto.


    Il destino invidioso lo blocca,


    gli chiede il pizzo.


    La carne lo guarda,


    con odio viscerale.


    Butta giù qualche lacrima,


    e abortisce… lasciandolo


    a mani vuote.

  • 09 ottobre 2006
    Una pazzia

    Un tale ha due cani,

    verso sera prepara loro da mangiare.

    Una ciotola è riempita a dismisura;

    l’altra neanche arriva a metà.

    Vicino alla prima,

    si avvicina un cane robusto e sano.

    In prossimità dell’altra,

    si fa avanti un cagnetto striminzito,

    che a fatica riesce a mangiare.

    La moglie di quel tale,

    avanza in direzione della scena

    e rivolgendosi al marito dice:

    - Amore mio, che bello…

    presto avrò la mia pelliccia -