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Poesie di Irene Tripodi

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  • 15 gennaio 2013 alle ore 18:43
    Mareggiata

    Come il mare,
    mio amante sfinito,
    mi restituisci tenerezza con le tue carezze
    come piccole onde dopo il tumulto di una mareggiata.
    Sei manto di sale infinito e mi copri.
    E io sono riva e conchiglia per le tue mani.

  • 04 novembre 2010
    Prospettive

    Se ne stava lì, con le mani arrotolate l'una dentro  l'altra come se, a scioglierle, potessero scapparle via i pensieri.

     

    E invece restavano addossati l'uno all'altro, i pensieri, dentro un silenzio di vetro, fitti fitti.

     

    Ne sarebbe bastato uno in più- uno- e: CRASH! Saremmo esplosi entrambi graffiando quel che restava dell'anima.

     


    E non sarebbero bastate le mani a raccoglierne i cocci, nè dei pensieri nè dell'anima.

     

    E' una di quelle cose, l'anima, che quando esplode non la puoi ricomporre, come il mercurio dentro il termometro : diventi matto ma non puoi riassemblarla. Cambia allosteria e l'unica cosa che puoi fare è imparare a Ri- conoscerla.

     

    Ri- conoscerla. Nient'altro.

  • 17 settembre 2010
    Agosto

    La mente si fa candida, bianca come la sabbia.


    I pensieri rarefatti, sottili, sfuggenti, guizzano da un angolo remoto della memoria.


    Provo ad afferrarli ma scivolano via, non si fanno catturare: come l'acqua, come il vento, come il silenzio che non si può fotografare, non si lascia immobilizzare in un attimo, in una parola, in un suono.


    Torna. E torna come torna il vento ad increspare la superficie del mare.


    Se mi immergo ritrovo almeno il suo odore, se mi immergo ritrovo almeno la pelle, la mia, ritrovo le mani, le sue,


    se mi immergo mi inonda, se mi immergo mi copre, mi beve, mi succhia il respiro, mi asciuga le labbra del fiato che soffia parole mai dette


    ma solo sentite, sparate a bruciare la pelle.


    Annego, ma è fuoco. Annego e lo voglio, lo sento.


    Ti sento vicino, sei dentro.


    Sei sangue che bussa, sei vita che torna.


    Rivuoi la tua parte di me.


     

  • 14 giugno 2010
    Cicli inconclusi.

    Lui Torna.
    Ripropone gesti, sussulti, apnee, ipossie.
    Il suo eco sale da un abisso. Il mio.
    Non si spegne, non finisce, non tace.
    Voragine di non senso,
    mi vuoi , mi attiri, mi cerchi.
    Vuoi dissanguare quest'anima, strapparmi la pelle, rubarmi il respiro.
    Derelitta aspetto.
    Agonia di fiato.

  • 23 febbraio 2009
    Suoni liquidi

    Pelle e ancora pelle

    Pelle che non avevi mai sentito così

    Quando le sfere cristalline della notte si sciolgono in rugiada
     nel mio letto rimane un bozzolo vuoto
    e la farfalla è volata via.

    Ne accarezzo i resti e ogni reliquia racconta
     una parola, un suono, un sospiro, un sussulto

    Ci vuole qualcosa che mi riporti furiosamente alla realtà.

    Voglio perdere

  • 17 febbraio 2009
    Assenza

    Lontana sei... in questi attimi di asfissia,
    lontana dove i miei occhi non riescono a immaginarti.

    Sei l'angelo più bello,
    sei vivo come il sole
    e il tuo nome,
    sussurato alle porte dell'anima,
    brucia come lui.

    Dolcissima stella stillante di miele e rugiada,
    bella come la poesia,
    grande come il dolore,
    muta come un sogno,
    lontana come Dio.

    Piccola, leggera come la carezza di un'onda,
    tremenda come il mare in tempesta,
    assurda come la tua assenza.

    Il tuo nome, indelebile, rimane scolpito
    in fondo agli occhi.

    Il tuo nome, per sempre muro invalicabile,
    confine, mio limite.

    Il tuo nome... un canto.
    Il tuo nome... ecco un pianto.

  • 17 febbraio 2009
    Anima muta

    Anima muta,
    silenzio pregiato,
    senza suono perisci.

    Anima muta,
    candore stuprato,
    senza colpa marcisci.

    Senza mani appassisci.

    Pellegrina senza dove.

    Anima muta, tu muori.
    Non chiedi. Silente scivoli.

    Ti sento alito antico.
    Vieni dal mare.

    Anima muta,
    perchè non parli? Perchè non chiedi?

    Annulla il passato o riscoprilo.
    Annientami, stordiscimi, uccidimi.

    Raccontami e conta ogni ferita.
    Raccontami come una vita senza un ricordo
    che non strazi il cuore possa essere vita.

    Spiegami come si muore e dimmi
    se farà male.

  • 17 febbraio 2009
    Salmo

    Scorre il tempo di quest'attesa,
    scorre e si duplica

    Un tempio dimenticato.
    L'odore e l'ombra del fumo dei ceri sui muri
    accesi di fronte a un altare muto
    per pregare la solitudine

    Il passato non ha parole che io conosco
    I ricordi
    -clandestini-
    si sono sedimentati
    nel cuore sotto forma di musica

    Quel corpo che si muove nello spazio
    e a volte ne urta le pareti
    è il mio
    Di quegli urti ne riconosco i lividi

    Non è certo pace

    Un nome
    cornice di quei giorni immediati e irrisolti
    schizzo subito rinnegato sulla tela di un pittore inesperto

    Una tela bianca. Una mano che prega. Un anima stanca.
    Un dolore si apre
    e una ferita diventa finestra sul mare

    Libera dalla prigionia dei rimpianti
    da lì mi sporgo a sorseggiarne il profumo.

  • 17 febbraio 2009
    Lontano

    Ore triste e vuote per me
    Tutto intorno sembra sparire…
    Scrivo per afferrare il profumo di questo mio tempo
    Nostalgia sconsolata che
     mi scivola addosso…
    onda che dal mare si scioglie
    in spuma bianchissima e
    va a morire sulla spiaggia
    fluttuare vorrei,
    nel respiro del tempo e non esistere più…
    diventare impalpabile,come mille cristalli
    di salsedine che il vento ruba al mare…
    in questa solitudine deserta,
    più niente ha senso,
    se non il tuo sorriso lontano…
    perpetuo e muto smarrimento
    che mi scava dentro…
    mi sommerge, mi strugge
    questo silenzio senza fine.