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Autore

Irene Tripodi

in archivio dal 17 feb 2009

12 novembre 1984, Milano

mi descrivo così:
"Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto dello spirito" Kahlil Gibran

17 marzo 2009

Candide idee

Intro: Quando bisogna fare i conti con un ospite sgradito che notte dopo notte si infila nel nostro letto e sembra non avere la minima intenzione di andarsene, bisogna escogitare qualcosa. L’unica salvezza è scappare. Ma se questo significa scappare anche dalla vita? Chi è che rimane veramente fregato?

Il racconto

Quando Mel aprì gli occhi la parete bianca l’accecò per un istante azzerando i pensieri.
Un’idea squarciò quel silenzio cromatico: questa volta ce l’avrebbe fatta.
Da giorni non andava più a dormire sola.
Una strana amarezza l’accompagnava per tutto il giorno e la sera la ritrovava intatta dentro il letto , nascosta tra le lenzuola, infida come un agguato, le stringeva la gola, strozzava le speranze e i desideri.
Aveva provato a ingannarla e a portarsi un sorriso a letto ma non funzionava.
Posticipò l’ora della dormita, pensando che forse si sarebbe addormentata stanca di aspettare, ma lei resisteva come se nulla fosse.
L’amarezza non ha mai sonno.
Allora provò con gli uomini, ma non funzionava neanche così.
Quella vecchia balorda aspettava che gli amplessi si consumassero, assisteva ai gemiti e alle finte carezze e stava a guardare quei giochi di ruolo con disincanto e una smorfia di disappunto
E poi si metteva al suo fianco e le scaldava il sonno di un gelo putrescente.
Ma non si assopiva, vegliava sul sonno contorto di Mel popolato di paure e catastrofi incombenti.
Non la lasciava mai.
Mel era stufa.
Quella mattina la trovò distratta, intenta a escogitare un modo per dissimulare la tristezza e rendere ancora più feroce l’assalto della sera.
Ma Mel ebbe un idea.
In realtà stava scritta da giorni su quella parete bianca che si ritrovava di fronte appena apriva gli occhi ogni mattina o forse veniva proiettata lì direttamente dai suoi occhi.
L’afferrò prima che lei se ne accorgesse e silenziosa lasciò il letto.
Aveva deciso di ingannarla, di sottrarsi alla sua prigionia e doveva approfittare di quel momento, non poteva lasciarsi sfuggire quei rari preziosi attimi di distrazione.
Questa volta ce l’avrebbe fatta.
L’aria fredda entrò dalla finestra, le attraversò la pelle attraverso il cotone leggero del pigiama e coprì il suo corpo di brividi.
Fu un po’ difficile salire sul davanzale, ma quando sei in fuga non fai certo caso all’eleganza dei gesti.
Il tonfo non fu neanche molto rumoroso.
Fu un vociare chiassoso per almeno due ore: autoambulanze , carabinieri, lo stupore dei passanti
Lei rimase a guardare tutto dalla finestra, con la solita aria stizzita.
Ma era già pronta a cercare qualcun altro da perseguitare.

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