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Autore

Javier Marias

in archivio dal 10 set 2011

20 settembre 1951, Madrid - Spagna

segni particolari:
Appartengo ad una famiglia di nomi celebri: sono nipote del regista Jesús Franco e figlio del filosofo Julián Marías.

mi descrivo così:
Sono uno scrittore spagnolo ma anche un noto traduttore. Ho collezionato numerosi premi, molti dei quali dovuti al mio romanzo Domani nella battaglia pensa a me del 1994.

14 agosto 2012 alle ore 9:39

L'uomo sentimentale

di Javier Marias

editore: Einaudi

pagine: 158

prezzo: 8,93 €

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La storia che Javier Marías racconta è impalpabile e aleatoria, così come impalpabile è l’amore prima e dopo il suo compimento. Il protagonista è un tenore abituato a viaggiare, che in uno dei non luoghi in cui si ferma instaura una speciale amicizia con una donna sposata. Un’amicizia che scivola nel desiderio e nella voglia di conoscerla. La situazione però è molto singolare: i due non vengono mai lasciati soli dall’accompagnatore della donna, che le fa da cane da guardia per tutto il tempo e che però, alla fine, confessa che «è difficile sapere chi si favorisce con un’azione o con una omissione, ma ci si può anche stancare di non avere preferenze».
Il confronto con una situazione non comune attira l’attenzione del lettore e accompagna pacatamente nel proseguimento della storia, che è fatta di poche azioni, poco romanticismo, diversi assiomi alla Marías e molte riflessioni. I suoi estimatori considerano “L’uomo sentimentale” un romanzo poco vibrante, io so che è un acquerello dell’amore, dai contorni tenui e con sorpresa finale.
Il vero uomo sentimentale, infatti, non è colui che vive l’amore fino in fondo bensì chi non se ne riesce a privare, e di fronte alla realtà si trova senza difese. Quando l’illuminazione arriva, e se non arriva da sola viene spiegata bene nella postfazione, il riflettore si sposta e si riconsidera da capo l’intero romanzo.
Vale la pena leggerlo fino in fondo e lasciarsi trasportare dalla scrittura.

“E che cosa sono i pensieri? Nulla, signore, qualcosa di così semplice che si può perfino indovinare, qualcosa di così passeggero che, a seconda di come arrivano, si può addirittura raccontare” (Javier Marías)

recensione di Cristina Mosca

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