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Autore

Layla Moments

in archivio dal 06 ago 2011

26 ottobre 1976, Ventotene (LT) - Italia

segni particolari:
Sono la ricetta magica che tutti sognano di toccare, possedere, respirare... è l’abbandono verso un mondo di piacere in cui i sensi cercano i sensi dialogando con tutte le sfere emotive del nostro corpo... le sensazioni più calde e profonde, quelle più vive, istintive... 

mi descrivo così:
Ero la principessa incantata che seminava polveri argentate e dorate dipingendo stelle nella notte e raggi color arcobaleno… Vivevo, crescevo, amavo… e tutto cambiava, viveva, cresceva… 

06 agosto 2011 alle ore 23:11

Il muro

Il racconto

Ci sono dei muri enormi nel cammino di ogni esistenza, barriere insormontabili di fronte alle quali desistiamo, ci arrendiamo, ci fermiamo di fronte all’invalicabile, impotenti esploratori senza appigli per scalare, né bombe da lanciare... Restiamo lì impietriti di fronte ai nostri confini e sappiamo che non dobbiamo andare oltre, la bussola ci riporta indietro, la strada è chiusa, sbarrata, impraticabile, senza uscita... Magari oltre il muro sentiamo delle voci, sbirciando tra le fessure dei mattoni intravediamo il sole, gente felice che crede in sé stessa, che sa mettersi in gioco e lottare, ma il cartello avvisa chiaramente che si tratta di  qualche infedele, profanatore, traditore meschino delle regole... sono solo degli snobbatori del senso comune del pudore, brutte persone da schivare, esseri anormali e imbruttiti, forse esperimenti genetici mal riusciti, creature mutanti o chissà... presenze aliene??? E ci rimandano indietro, sulle stesse orme, chiudono ogni porta e ogni finestra, sigillano gli spazi per rinchiuderci nello stesso spazio di prima, nel grande carcere colloso della tradizione, delle paure, della vigliaccheria, della codardia, dell’ipocrisia... segnali stradali unidirezionali, canali inariditi, strade senza diritto di precedenza, semafori sempre rossi, vicoli ciechi, gallerie e sottopassaggi senza luci, divieti di svolta, divieti di sosta, di circolazione, di pensiero, vietato pensare, immaginare, sognare, essere, uscire dal cerchio, colpire la botte, vietato tutto perché ogni cosa è peccato mortale, ogni boccata d’aria è un veleno letale, antracico, nervinico, tossico più della droga che finisce nelle vene dei ragazzi di buona famiglia che hanno avuto tutto da tutti, educazione, cultura, valori, denaro, oggetti, abiti e automobili, cellulari e scarpe da 500 euro a stringa ma poi crollano nel nulla, privi di amore, privi di esempio, privi di essenza vitale... Però il muro deve restare, inamovibile monumento al proprio limite, rinforzato nelle fondamenta, inasprito da filo spinato ad altissimo voltaggio, sorvegliato da telecamere e microcamere, illuminato giorno e notte, isolato come una zona x, contaminata, radioattiva, malarica, pestifera, paludosa... Il muro ci protegge dalle terre sconosciute in cui potremmo smarrire la retta via, perderci su un’autostrada rettilinea mentre dobbiamo restare qui, nel labirinto, nelle sabbie mobili che ci garantiscono protezione, cura, certezze... schiavi delle ideologie e di un’etica storicamente consolidata in cui manuali, dispense, libri, giornali, messali, vademecum, riviste specializzate e trasmissioni cineradiotelevisive ci dimostrano quotidianamente quanta povertà sia necessaria pur di tenerci al guinzaglio, nella cuccia riscaldata e ignifuga a prova di tempeste magnetiche, onde cosmiche o radiazioni da cui, nel dubbio, è sempre bene schermarsi.

Eppure, ora, superato questo muro immaginario guardavo alle mie spalle e non vedevo nulla, nessun mattone, nessun ostacolo, nessun recinto... Vedevo la gente lontana fermarsi di fronte a questa proiezione inconscia del proprio limite e tornare sui suoi passi a testa bassa, rassegnati, impauriti... allungavo le mani per aiutarli, dimostrare che la paura e il senso dell’ignoto erano la loro unica e vera barriera ma non mi sentivano, non mi vedevano e se vedevano non capivano... Non mi sentivo né migliore né peggiore, non volevo sembrare questo, vivevo nel mio io insieme ad altri che avevano saputo scavalcare l’abisso estremo di sé stessi e ora si muovevano liberi sul prato luminoso della propria libertà interiore. Questo era il grande messaggio che ognuno cercava di lanciare oltre il muro, questo era l’unico segnale di speranza che l’esercito di esploratori cercava di trasmettere con amore e solidarietà agli impauriti conigli che rimbalzavano sulle pareti della loro vita, contro scheletri di gomma che li rispedivano dritti dritti nella loro tana di origine a leccarsi le ferite e chiedersi dove cazzo fossero i perché e i percome della loro vita.
Comizi stradali e convegni spirituali, alimentazione controllata biologica, veganica, vegetariani, diete naturali, ipocaloriche, combinazioni alimentari... ogni cosa concorre alla ricerca del proprio benessere ed è per questo che la scienza si preoccupa di rimediare agli imprevisti ricercando nuovi antidepressivi, calmanti, ansiolitici, antidolorifici, prima l’auto e poi la pastiglia per il mal d’auto... matrimoni e divorzi, pillole anticoncezionali, fecondazione assistita e controllo delle nascite, religioni alternative del quinto giorno, del settimo, della maria addolorata e di quella beata, testimoni di eventi miracolosi, profezie benauguranti e minacce aberranti, importante credere in qualcosa che ti dia la dritta per vivere storto e se non bastano le nostre andiamo pure ad attingere nei sacri luoghi tibetani, indiani, nei monasteri altrui, nel ballo latino americano che è culturalmente dimostrato essere tipico delle nostre radici etniche, o nello spinning che rassoda i muscoli ossidati, nel running o nel footing, nel jogging soprattutto, nella meditazione globale in tutte le salse, dal metodo pilates all’intramontabile yoga, dal move-in alle tecniche di  respirazione, è un mondo fantastico dove esistono intere generazioni convinte che per mangiare, bere, camminare e respirare occorrano guide carismatiche ed esperte incapaci di perdersi nel loro bicchier d’acqua. Figuriamoci nello sconosciuto e primitivo mondo dell’amore, del sesso, dell’erotismo... dove un sexy shop viene guardato a vista dai perbenisti del caso che poi appena possono escono da quello stesso negozio con la cartella da lavoro rigonfia, o con un improbabile quotidiano del mese scorso sottobraccio per nascondere il loro imbarazzante acquisto... dove è proibito vendere il proprio corpo, ossia noi stessi mentre è consentito fare esperimenti di vivisezione sugli animali, pagare cavie umane disperate per testare farmaci sperimentali e nel sacro nome della scienza è persino normale fare esperimenti nucleari in incantevoli atolli del pacifico tanto sono deserti, disabitati e alla peggio salta in aria una stupida inutile barriera corallina costruita in milioni di anni dal pianeta Terra e popolata solamente da qualche milione di creature colorate incapaci di leggere i giornali, muti come dei pesci tropicali… mentre siamo liberi di scegliere se passare la vita ad una catena di montaggio piuttosto che marcire su un divano con la televisione accesa... dove tutti guardano la donna di tutti... tutti rallentano istintivamente di fronte a una prostituta ma poi raddrizzano lo sguardo e tirano dritto con impeccabile moralità... ci torneranno dopo di nascosto, quando la dolce mogliettina è a casa stanca e cercheranno il loro penoso istante di evasione infilando l’uccello in un buco qualunque purché si possano sfogare... Batuffoli di pelo e balsamo alle rose, animali domestici alimentati con crocchette e pappine principesche, gattini pettinati tosati acconciati e accuditi come figli del reame, cagnolini scodinzolanti con il fiocchettino e la sciarpina scozzese, animali da compagnia per tappare i buchi della solitudine, compensare le mancanze, i vuoti, le crepe affettive, la mancanza di amore...

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