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in archivio dal 02 ago 2013

Lidia Taffurelli

29 giugno 1950, Bologna - Italia
Mi descrivo così: Mi piace scrivere, soprattutto poesie. Amo la lettura, il cinema, il teatro, la musica.
Amo viaggiare e, appena posso, torno in montagna.
Altre mie passioni  sono la gastronomia e l'enigmistica.
Credo fermamente che senza l'amicizia non si possa vivere.

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  • 20 settembre 2014 alle ore 14:57
    Ciao Signora

    E' come  albero
    senza radici,
    piantato in terra sbagliata,
    il ragazzo africano,
    fermo all'angolo,
    che mi sorride 
    e mi saluta:
    "Ciao Signora"...

     
  • 10 marzo 2014 alle ore 23:19
    Pioggia

    Giorno beato di pioggia
    con il cuore in Paradiso.
    Sotto l'ombrello
    corriamo nel traffico
    come adolescenti
    al primo appuntamento.
    Ci sfioriamo le mani...
    timidamente...
    Fa buio.
    Desiderio di casa,
    di silenzio,
    di stare vicini.
    Rientriamo.
    Ci asciughiamo con il fon,
     beviamo un tè...
    e poi...a luce spenta...
    i baci e l'estasi dell'amore,
     dolce e appassionato...
    la cosa più bella del mondo.

     
  • 03 marzo 2014 alle ore 11:26
    In treno

    Un libro aperto 
    su pagine bianche
    la musica di Baremboin
    i miei pensieri-
    parole non dette -
    e
    il desiderio di te...

     
  • 29 ottobre 2013 alle ore 13:39
    In Certosa

    Di primo autunno,
    quanto è dolce
    andare in Certosa, se piove.
    Solo qualche ombrello
    si conta sulle dita
    di una mano.
    E nel grande camposanto
    tanto silenzio
    che fa compagnia...
     

     
  • 26 settembre 2013 alle ore 16:42
    Come...

    ...un'onda del mare
    morbida
    i tuoi capelli
    che 
    la luna
    inargenta.

     
  • 10 settembre 2013 alle ore 12:47
    A mio padre

    Solo una volta
    vorrei vederti tra le nubi
    per credere di più
    alla tua invisibile presenza.
    Non dimentico le nostre chiacchierate,
    le nostre passeggiate...

     
  • 10 settembre 2013 alle ore 12:44
    A mia madre

    Il tuo braccio che mi saluta,
    la tua voce che mi chiama, Madre mia.
    Rivedo,
    risento il tuo amore per me
    fino all'ultimo respiro.

     
  • 10 settembre 2013 alle ore 12:39
    Questo solo

    Passare le mie dita
    sui tuoi capelli,
    sulla fronte,
    sugli occhi.
    Questo solo...

     
  • 30 agosto 2013 alle ore 21:15
    Le mie poesie

    Sono la mia voce
    fra gli amori
    e i giorni di mia vita.

     
  • 28 agosto 2013 alle ore 21:15
    Le parole negli occhi

    Guardo il muro bianco
    e vedo i tuoi occhi fissarmi:
    quel tuo sguardo buono...
    Tu hai capito.
    Tu sai...
    Ci bastano gli occhi per parlare.
    Le parole non servono
    sono senza suono.
    Ma i tuoi occhi...
    cantano,
    gridano,
    piangono, 
    amano,
    ridono.
     

     
  • 23 agosto 2013 alle ore 16:35
    Sul porto canale di Cesenatico

    Seduta su una panchina
    mi scalda il sole di ottobtre.
    Di fronte,
    finestre aperte
    nella casa museo di Marino.( Moretti)
    Chiudo gli occhi:
    non sento il chiasso 
    delle umane cicale domenicali.
    Sono fuori del tempo.

     
  • 20 agosto 2013 alle ore 22:34
    La lucertolina

    Ogni giorno, ogni mattina
    mi aspetta sul balcone una lucertolina.
    Perché?...
    Perché ha sete.
    L'innaffiatoio è ormai vuoto
    ma qualche goccia 
    ancora scende.
    E' sufficiente per non aver paura,
    per non temere la cattura.
    Mi guarda
    e scuote la codina...
    Così piccina e fragile
    mi fa osservare
    che anche l'animale
    più semplice
    e meno geniale
    ha, come noi umani,
    la capacità di pensare.

    .
     

     
  • 19 agosto 2013 alle ore 18:49
    Cinque foglie

    Nell'angolo di un muro.
    in alto
    al quinto piano
    nate per un grumo di terra
    e un minuto di sole,
    cresciute per il profumo del mare
    e per un sorso d'acqua:
    cinque
    piccole
    lucide
    foglie.
    Sorprende
    sempre
    la forza della vita.

     
  • 03 agosto 2013 alle ore 19:02
    Sogno (1)

    Oh, quella luce,
    lassù
    dietro la finestra!
    Potesse il mio spirito
    attraversare il vetro
    e trovare riparo
    dentro la tua ombra...

     
  • 02 agosto 2013 alle ore 10:14
    Bologna 2 agosto 1980 2 agosto 2013

    Ore 10,24:risate-chiasso- vita- amore- luce....
    ore10,25:pianto-silenzio-morte- odio-tenebre...
    Non si dimentica
    questo giorno
    e il sangue
    sgorga ancora,
     copioso.
    Troppo profonda
    la ferita.

     

     
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  • 26 settembre 2013 alle ore 16:38
    Una buona collaborazione (racconto breve)

    Come comincia: L'appuntamento era per giovedì, alle quindici e trenta, in Piazza Grande,, davanti alla tabaccheria.
    Per riconoscerci: lei, un gilet imbottito rosso; io un piumino pure rosso.
    Quel giorno, il sole era abbagliante e faceva freddo. La vidi subito e anche lei riconobbe il mio cappotto.
    Ci stringemmo le mani, intimidite; poi l'avvio del dialogo fu facile.
    "Ho bisogno di assistenza per mio padre gravemente malato"- le dissi.
    Il suo sorriso mi diede fiducia, mi rincuorò.
    Nei suoi occhi si rifletteva la vita trascorsa: prima la scuola, poi il matrimonio, i figli...i sogni non realizzati che l'avevano portata in Italia, a cercare lavoro.
    Guardandola, vedevo anche i campi della Romania, ondeggianti di erba e di grano.
    Lì erano rimasti gli affetti, , l'amore.
    "Dov'è suo padre?"- mi chiese
    "Abita non lontano dal centro, a pochi kilometri da qui".
    "Molto bene - disse Eléna- ci vediamo domenica a casa di suo padre".
    Attesi quel giorno con impaziente serenità.
    L'incontro con il babbo fu ottimo.
    "Lei ha un aspetto magnifico - le disse - speriamo in una buona collaborazioe".
    La speranza portà frutti più che abbondanti anche se la collaborazione durò soltanto sei mesi.
    "Eléna, cara amica,donna speciale, ti ho considerata subito persona di famiglia". Sempre allegra, volonterosa, umile , generosa. Il "grazie" era  di continuo sulle tue labbra e, se dovevi asciugarti una lacrima, pensando ai tuoi cari lontani, lo facevi  di nascosto".
    Mio padre visse gli ultimi mesi con serenità: la buona collaborazione si concluse una sera d'estate, in una ristorante di collina...
     

     
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  • Ho scelto questo romanzo perché mi piacciono i gialli, amo i dialetti e sono appassionata di gastronomia.
    Non sono mai stata in Sicilia e ho pensato di incontrare quella terra attraverso il suo dialetto e i suoi sapori.
    All'inizio non si capisce nulla: il libro pare un gomitolo di lana molto intricato.
    Il commissario Montalbano è alle prese con un triplice delitto: vengono trovati morti uccisi un "picciriddu" - un giovane - e due coniugi "vecchiareddri".
    Fra i tre sembra non esserci alcun legame; si vedrà, invece, nel corso della narrazione, che esisteva tra loro uno stretto rapporto.
    La matassa del romanzo si dipana piano piano fino a sciogliere completamente tutt i nodi e, dopo tanti colpi di scena, si giunge ad un finale inaspettato ma molto, molto logico.
    Andrea Camilleri possiede la capacità di far entrare realmente il lettore nella trama: c'ero anch'io, sull'autobus per Tindari, accanto ai coniugi Griffo, quel sabato...
    Ero lì al commissariato di Vigata con Montalbano, Mimì, Catarella, Fazio a condividere gli sviluppi delle indagini.
    Ero anche presente ai pranzi e alle cene del commissario per assaporare le prelibatezze della gastronomia siciliana.
    In un giorno e una notte ho concluso la lettura.
    Sono rimasta affascinata da come il libro è stato scritto, da come sono stati ideati i personaggi le cui vite, pur tanto diverse,si incastranmo a meraviglia l'una nel'altra come un perfetto intarsio.
    Ma soprattutto sono rimasta colpita dalla forza espressiva che il dialetto di Camilleri sa dare alla narrazione.

    [... continua]