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Recensioni di Lidia Taffurelli

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  • Ho scelto questo romanzo perché mi piacciono i gialli, amo i dialetti e sono appassionata di gastronomia.
    Non sono mai stata in Sicilia e ho pensato di incontrare quella terra attraverso il suo dialetto e i suoi sapori.
    All'inizio non si capisce nulla: il libro pare un gomitolo di lana molto intricato.
    Il commissario Montalbano è alle prese con un triplice delitto: vengono trovati morti uccisi un "picciriddu" - un giovane - e due coniugi "vecchiareddri".
    Fra i tre sembra non esserci alcun legame; si vedrà, invece, nel corso della narrazione, che esisteva tra loro uno stretto rapporto.
    La matassa del romanzo si dipana piano piano fino a sciogliere completamente tutt i nodi e, dopo tanti colpi di scena, si giunge ad un finale inaspettato ma molto, molto logico.
    Andrea Camilleri possiede la capacità di far entrare realmente il lettore nella trama: c'ero anch'io, sull'autobus per Tindari, accanto ai coniugi Griffo, quel sabato...
    Ero lì al commissariato di Vigata con Montalbano, Mimì, Catarella, Fazio a condividere gli sviluppi delle indagini.
    Ero anche presente ai pranzi e alle cene del commissario per assaporare le prelibatezze della gastronomia siciliana.
    In un giorno e una notte ho concluso la lettura.
    Sono rimasta affascinata da come il libro è stato scritto, da come sono stati ideati i personaggi le cui vite, pur tanto diverse,si incastranmo a meraviglia l'una nel'altra come un perfetto intarsio.
    Ma soprattutto sono rimasta colpita dalla forza espressiva che il dialetto di Camilleri sa dare alla narrazione.

    [... continua]
    recensione di Lidia Taffurelli