username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Luca Clementelli

in archivio dal 26 ago 2013

24 marzo 1981, Roma - Italia

segni particolari:
non ne ho uno in particolare. Occhi chiari. In passato ho tagliato in modo eccentrico i miei capelli...

mi descrivo così:
Leggi il "non Curriculum Vitae" che trovi sul libro "DeStino"!

26 agosto 2013 alle ore 16:35

La Piazza

Intro: Questo è il primissimo racconto che ho scritto per partecipare a un concorso letterario.

Il racconto

Il sole è sorto da parecchio tempo, ma solo ora inizia ad illuminarmi.
Come tutti i giorni, la zingara è già alle prese con il suo piccolo uomo, il quale si dà un gran da fare a giocare sull’altalena e a correre a perdifiato. Nello stesso momento deve tenere d’occhio la porta della chiesa, sperando che qualche pia donna, dopo l’unica messa mattutina, le doni qualche spicciolo, per poi andare subito al centro di Roma a continuare la sua attività in luoghi più affollati e dunque più remunerativi.
Roma inizia a svegliarsi,la piazza a popolarsi. Io sono qui a osservare tutto dal mio punto di vista, senza essere notata.
Eccola, è arrivata! Oggi dove si siederà? Spero si segga dalle mie parti... Da qualche tempo una ragazza arriva in piazza, sceglie una panchina e studia, baciata dal primo sole primaverile. Cerca di trovare la posizione più comoda per ripetere la lezione, incrocia le gambe, le distende sulla panchina, sente l’afa di Roma, si sposta i capelli lunghi perché soffre già il caldo. Si muove senza però smettere di ripetere fino a quando non si sente preparata.
Intanto Bush,tuttofare della parrocchia, continua nel suo lavoro. La sua terra d’origine è un non precisato paese arabo, ma sono anni che è a Roma e si sente romano e soprattutto Cristiano. E’ un personaggio per la piazza: innaffia le piante, spazza per terra, sul sagrato della parrocchia e su tutto lo spiazzo. Se non fosse per lui, questo posto sarebbe sempre sporco, diventerebbe infrequentabile. Eppure poche persone lo vedono lavorare e ancora meno lo ringraziano...
Un “abbaio”,uno “scodinzolamento”,una palla che rotola: un cane è arrivato con la sua padrona. Le riporta la palla e si diverte. Questa è l’ora migliore perché la piazza è vuota e può correre liberamente; a poche centinaia di metri da qui c’è una grande villa, non capisco perché non va lì a sgranchirsi… forse l’erba alta gli dà fastidio?
Dall’altra parte della strada, il padrone della pasticceria, anche lui straniero dall’accento mi sembra slavo, si prende una pausa, fuma una sigaretta e, colloquiando con i clienti e i suoi dipendenti, non dimentica di tener d’occhio la propria attività.
Il popolo delle badanti straniere che accompagna le persone anziane a fare quattro passi e prendere una boccata d’aria fresca, si mescola con i nonni italiani che fanno da babysitter ai loro nipotini.
“Let’s go! Let’s go!”: con queste parole un papà marocchino accompagna la sua bambina. L’indice della sua mano destra è circondato dalle cinque dita della piccola, il cui sorriso bianco fa contrasto con gli occhi e la pelle scura. I bambini fanno la fila davanti alle due altalene, civilmente, senza litigare per il posto.
Ha appena girato l’angolo,non so come si chiama perché non parla con nessuno, con i suoi calzoni da corsa, la sua maglia, infila le cuffiette del suo ipod nelle orecchie e va via.
Perché l’ho notata? Perché ha sempre un’espressione seria, quasi triste. Potrebbe sorridere di più quando passa vicino alle altre persone! Succede anche questo in piazza: la gente passa e se ne va come se fosse sola in un mondo pieno di gente.
 Come potete immaginare c’è sempre molto rumore: a causa del traffico, dei bambini che giocano gridando, dei cani che vengono portati a spasso. Questa confusione si placa solo alcune volte, quando la campana della chiesa risuona a morto. Le mamme stringono per mano i propri bambini cercando di tenerli buoni mentre vedono entrare e poi uscire il feretro dall’ ingresso principale. La Vita per alcuni momenti si ferma a veder passare la Morte.
Arriva l’ora di pranzo: le panchine diventano il tavolo dello spuntino, sia per i dirigenti in giacca e cravatta sia per gli operai.
Nelle ore più calde, i piccioni diventano i padroni della piazza.
Ecco l’ora delle chiusura delle scuole, me ne accorgo poiché una marea di bambini si dirigono ai giochi. I bambini di tutte le razze giocano a calcio, fregandosene del divieto del Comune, come del colore della pelle e delle differenze culturali.
Gli italiani in genere tra le sette e mezza e le otto di sera tornano a casa per la cena, ma la piazza non finisce di vivere, al contrario... sta per accogliere le mamme islamiche con i loro tipici vestiti, con il foulard sulla testa.
Dal tardo pomeriggio fino a notte fonda i ragazzi sul motorino si incontrano, parlano a voce alta, bevono, fumano, fanno gruppo, branco. 
Per quasi tutta la giornata alcune persone entrano in un locale della parrocchia, attraverso una porta che quasi non si nota a causa della grandezza della facciata della chiesa, ed escono con delle buste avana con una mongolfiera verde, ma soprattutto con il volto sorridente, sapendo di aver fatto del bene con poco.
Attraverso quell’ accesso si entra in un mondo, quello di una piccola associazione che attraverso la vendita di prodotti alimentari e artigianali cerca di garantire una vita dignitosa nei paesi del sud del mondo.
Ora che il sole inizia a tramontare, c’è più calma, anche se c’è ancora chi corre… I genitori che dopo una giornata di lavoro vanno a riprendere i propri figli dal catechismo con l’ansia della macchina in doppia fila e della cena ancora da preparare.
Ora che il sole è sceso del tutto e si fa notte,vi saluto perché potrei diventare il letto di un barbone.
…Eh Sì, sono…una panchina!
Se tutto il mondo fosse questa piazza sarebbe un mondo migliore, capace di far coabitare diverse culture e diverse etnie…
 

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento