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Autore

Manuel Paolino

in archivio dal 29 dic 2009

05 aprile 1977, Trieste - Italia

segni particolari:
Fra il 2011 e il 2018 pubblica dieci raccolte poetiche. Ha scritto vari saggi e articoli inerenti la poesia che prendono il nome tutti insieme di "Saggi, razzi e sproni". Tutte le sue liriche sono incluse in "Enialio".

mi descrivo così:
Poeta, critico e traduttore. Nel 2018 cura l'antologia poetica "La poesia sorprendida. Da Baudelaire alla poesia dominicana", dove per la prima volta in Italia traduce i poeti dominicani.

08 maggio 2013 alle ore 12:46

Prima del crepuscolo

di Manuel Paolino

editore: Midgard

pagine: 40

prezzo: 9.01 €

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"Prima del crepuscolo" è la seconda raccolta del pluripremiato Manuel Paolino. Il titolo della silloge è preso da una poesia contenuta nell’opera, che ci introduce nell’animo e nelle parole a cui l’autore dà vita: “Scorgo/ la mia vita/ tra quelle montagne/ disegnate con le loro curve/ sul tiepido abbaglio/ […] e mi vince/ in un abbraccio di luce”, il sole sembra essere l’inizio e non la fine di un incontro che riscalda il corpo. La raccolta è composta da trenta poesie, tutte hanno un elemento peculiare quale la sofferenza, che è vista però sotto molteplici aspetti come in “Le mie domande”: “Non c’è spazio/ né condanna/ non ci son suoni/ né perdono/ i sospiri tacciono/ nel tempo/ scandito/ da queste foglie/ che si sbriciolano”, tutto è in un continuo avvenire, e un lento progressivo esaurirsi, tornare alla terra. Altri versi ancora ci introducono al concetto di fine, di esaurimento di speranze: “[…] In questo/ varco/ spalancato/ le profezie/ galleggiano/ su felicità/ interrotte”. Nel percorso poetico che l’autore ci presenta si trova elogio anche alla stessa forma di scrittura, che cresce, si evolve, è spontanea, sembra rifugiarsi sotto una coltre di foglie per proteggersi da ogni possibile discrezione: “[…] Lei si ascolta crescere/ sui verdi piccoli colori/ mentre io/ la contemplo/ e scrivo/ rugiada/ di poesia”. Attraverso due percorsi il poeta ci apre i sentieri del verseggiare, uno più intimistico, che è portavoce di sogni, speranze, desideri (forse mai diventati realtà), e l’altro più arioso, aperto, conviviale per ogni possibile intimo ritrovarsi. Intimità e sofferenza diventano un tutt’uno: “Esplodono/ alle spalle/ cadono/ incessanti/ […]/ in posa/ per il finale/ Fu solo pioggia”. C’è spazio anche per sprazzi di eterea speranza, di gioiosità in scadenza: “Si mischiano/ con le pietre del fiume/ i piedi degli angeli/ […]/ Siam figli/ superstiti/ feriti/ fra cortine/ di speranza”. Ma quel guizzo di labile felicità, trova conferma anche nel più alto, onesto, gentile, ma anche strano, indecifrabile, aguzzo sentimento che da tanti anni muove la mente, il corpo, la vita: l’amore. Conferma di ciò l’abbiamo in “Un uomo”, ma non solo: “[…] Ascolta il suo grido/ madre/ perché se c’è una cosa/ che nessun vociare/ né alcuna morte/ può cambiare/ è l’amore/ che sana/ le cadute/ su quei cammini rovinosi/ di cui ancor non vedi/ i petali sommessi/ - /Non c’è più notte/ dietro lo specchio/della quale tu possa/ aver timore”.
Versi per sognare, per decidere, per lasciarsi naufragare in un mare in tempesta, che risuona al dolce frastuono dell’ingannevole semplicità.

recensione di Gino Centofante

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