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Autore

Marco Goi

in archivio dal 02 feb 2009

02 marzo 1982, Casale Monferrato

13 luglio 2009

Enjoy coca

Intro: La giornata folle in una città folle di due ragazzi folli. Il finale purtroppo non è a lieto fine o, perlomeno, è a lieto fine per metà…

Il racconto

Donne Zombie. Oltre le narici c’è di più. Jenny nasconde il suo bel faccino dietro a una montagnetta di coca. Le si vedono appena spuntare gli occhi, così chiari da sembrar bianchi. Un attimo dopo, la montagnetta è diventata una pianura desolata. Tutta la coca è salita in testa. Gli occhi sono diventati totalmente bianchi, adesso.
Attenta che cadi, Jenny. Attenta che cadi.
Passano le ore. Sembrano minuti. Dannazione, s’è fatto tardi. Tardi per cosa? Tardi per andare al lavoro. Dove ce l’hai la testa, Jenny? Ti devi muovere. Sei già in ritardo di minuti che al tuo manager sembreranno ore. Il servizio è cominciato. Il fotografo sta aspettando solo te. Te e il tuo bel faccino. E allora, fuori di casa alla velocità di una simulazione anti-incendio. I movimenti sono rallentati dalla confusione. Hai preso tutto, Jenny? O non hai preso niente? Nemmeno il portafogli. Come si fa a uscire senza il portafogli? Si può fare se hai in mente di fotterne uno in giro. E le chiavi? Vuoi uscire senza le chiavi? Sicura che non ti servano per rientrare a casa a un orario improbabile?
Jenny va a prendere la metro. Fa le scale di corsa e cade. Te l’avevo detto, Jenny: attenta che cadi. Non è niente di grave. Subito si rialza. Cosa strana, ha anche dimenticato l’abbonamento. E non ha i soldi per comprare il ticket. Allora scavalca. Una guardia, sbucata da dietro un clochard che supplica spiccioli, la vede e la insegue. Via veloce, Jenny. Per terra c’è un portachiavi di Hello Kitty. Vuoi prenderlo. Lo so che vuoi prenderlo, anche se le chiavi tanto le dimentichi sempre, quindi che te ne fai? La guardia è alle tue spalle, ma non ce la fai. È più forte di te. Devi prenderlo, il portachiavi di Hello Kitty. Ti tiri giù, lo afferri e la guardia sta per afferrare te. È un circolo vizioso. All’ultimo Jenny riesce a scappare tirando il portachiavi in faccia alla guardia che rimane stordita un attimo. Quando si riprende, Jenny è già dietro alle porte chiuse del vagone e le fa “Ciao ciao” con la manina.
La metro è piena di extra-comunitari. Che puzza. Meglio non pensarci e trattenere il respiro. Jenny si infila le cuffiette bianche nelle orecchie e si immerge dentro Innocent World di Iggy Pop. Le facce delle persone sulle banchine sfuggono via veloci. Sembrano tanti zombie in attesa di resuscitare dai propri sepolcri. La canzone finisce. Scendendo alla fermata del Duomo, Jenny va a sbattere contro una tipa. Ricordando la buona educazione, si scusa umilmente dicendole: “Pardon, negra.” E la nera si mette a urlarle qualcosa contro e le lancia una maledizione voodoo. Poi, ancora incazzata, tira fuori il Nokia 5000 e chiama Big Wayne, il suo più o meno uomo.
“That’s my bitch. What up, what up?” risponde lui, grattandosi le chiappone.
“Hey, Biggie. I told ya I don’t like it when ya call me bitch. That’s fuckin’ offensive nigga, d’ya kno’?”
Big Wayne sbadiglia rumorosamente dall’altra parte del telefono, annoiato. Poi le chiede: “So, BITCH… what tha fuck do ya want?”
“I just met this white bitch. She looked like a zombie Paris Hilton, u kno’? She called me nigga and I’m so pissed off ‘bout that,” si mette a urlare la nera. Qualcun altro dei passeggeri zombie si gira a guardarla scotendo la testa.
“Yep, bitch. I kno’, I kno’. Black, white, Hispanic, Asian, gay, straight, disable and not disable. We are only strangers passing by in this cold cold world,” Wayne si commuove per la profondità delle sue parole. Quindi si ricompone e torna a fare il gangsta: “Now if ya wanna chill out a lil’ bitch, come on to my house and suck my d… oooh and don’t forget coke!”
“Coke? Are you thirsty?” La nera scoppia a ridere fragorosamente, butta giù il telefono, si infila le cuffiette nere nelle orecchie, diventa un tutt’uno con la voce di Jordin Sparks che canta Battlefield, vede un po’ di pseudo modelle bianche zombie sparse sulle banchine, fino a che arriva alla fermata di S. Ambrogio. C’è un ragazzino rom che ha fretta di salire e la spintona. È arrivata l’ora di lanciare una nuova maledizione voodoo. Il ragazzino se ne accorge e alza il suo bel dito medio mentre le porte della metro si chiudono. Il suo amico gli dà il 5: “Così si fa!” Poi si mette una mano sulla pancia e gli dice: “Ho fame, Dragos. Ce ne andiamo al Mac?”
“Cazzo hai detto?” chiede Dragos, togliendosi le enormi cuffie da dj dalla testa.
“Ho detto: CE NE ANDIAMO AL CAZZO DI MAC?” ripete Adrian mentre la musica dei Crystal Castles ancora pompa fuori dalle cuffie dell’amico.
“Va bene.” Dragos guarda sbigottito Adrian. “Ma non mi sembra proprio il caso di urlare…”
I due attraversano fiumi di zombie in giacca e cravatta mentre si fanno trascinare a galla dalle scale mobili. Il sole sta picchiando come il Mike Tyson dei tempi migliori. È piovuto, il caldo ha squarciato le palle, dicono sia colpa di un’estate come non maaaai. Sarà bene proteggersi premendo bene i ray-ban tarocchi contro la faccia, cosa che fa anche più tamarri.
Dragos al Mac ordina un 280 gr. con parmigiano menù enorme da portare via. “Da bere, signore?”
“Coca, naturalmente.”
Adrian strattona l’amico: “Dai, cazzo, muoviti. Il treno parte tra 5 minuti.”
Dragos tira una sorsata lunga dalla sua Coca, poi si mette a correre insieme all’amico.
Quanta gente c’è in Centrale? Levatevi dal cazzo, italiani di mmerda. Il treno sta per lasciare la stazione. Levatevi. È tanto difficile togliersi da in mezzo ai coglioni? Slalom. Scale fatte due gradini alla volta. Scatto veloce. Boom. Dritto contro un coglione che non si è spostato. Incidente. Il sacchetto del Mac finisce mestamente a terra.
“Prega che non si sia rovesciato niente.” fa Dragos a Micky, il povero malcapitato che ha avuto la sfortuna di finire sulla traiettoria impazzita del ragazzino rom.
Dragos controlla rapidamente mentre Adrian gli ripete: “Dai, cazzo! Il treno è già in movimento…”
Nel sacchetto del Mac sembra tutto a posto. “Buon per te.” fa al malcapitato. Quindi si mette a correre, apre la portiera del treno e si getta dentro al vagone in corsa come ha visto fare in qualche film d’azione.
Micky se l’è vista brutta. Ha sempre odiato quei bulletti di periferia che lo pestavano a scuola e ancora oggi ne è terrorizzato. Un rom, per giunta. Fortuna che quello zingaro è corso a prendere il treno. Minimo avrà avuto un coltello pronto per l’uso in tasca. Adesso che tutta la paura è svanita, a Micky è venuta una sete fottuta. Si dirige al distributore di bibite. La cerca. La trova. Coca-Cola Light. Fresca. Dissetante. Gustosa. Senza zuccheri. Mette i soldi. 10cent dopo 10cent. Scivolano veloci giù per la fessura. Micky preme il bottone. Gli omini dentro al distributore si mettono al lavoro. Miscelano gli ingredienti segreti. “Ci mettiamo anche un po’ di cocaina?” si chiedono tra loro. Una volta preparato, il liquido scuro viene iniettato con una piccola siringa dentro la lattina. Ora non resta che mandarla al reparto refrigerazione. Con un potentissimo ventilatore il liquido viene portato a una temperatura prossima agli 0 gradi. Sulla lattina rossa gli omini graffitari incidono la scritta “Coca-Cola” senza dimenticarsi il “Light”. È tutto pronto, ora. Il mini-controllore dà il suo ok. La lattina viene giù. Stuun.
Micky beve la sua Coca Light gelata e subito il mondo gli sembra più bello. Esce dalla stazione e qualche metro più in là vede questa ragazza stupenda. È Jenny. Anche lei lo guarda. Damien Rice comincia a cantare “And so it is, just like you said it would be” e il passo di Jenny per magia rallenta. “Life goes easy on me, most of the time.” Micky comincia pure lui a muoversi al ralenty. “And so it is, the shorter story, no love no glory, no hero in her skies” e i due sono sempre più vicini. “I can’t take my eyes off of you” canta Damien nelle cuffiette di entrambi. Un vecchio panzone guarda questi due che camminano al rallentatore e si mette a urlar loro: “Ah stronzi! Ma che state a fa’? Pijateve ‘na camera e tojeteve dai cojoni…"
Jenny è persa dentro agli occhi di Micky e non vede l’auto che sta arrivando alla sua destra. È un suv. Dentro, ci sono due tizi di colore. Sulla targa sta scritto a caratteri cubitali “BIG WAYNE”. Jenny, finalmente, smette di fissare Micky e si accorge del suv che sta arrivando. Vi guarda all’interno e incrocia lo sguardo con la nera che poco prima in metro le aveva lanciato una maledizione. “Fottuto karma.” Dice, sorridendo rassegnata tra sé e sé, mentre la nera prende un braccio muscoloso di Big Wayne e gli urla: “Oh my God… that’s tha white bitch I told ya at tha phone. Tha zombie Paris Hilton. C’mon Biggie, please: kill her!”
Big Wayne spinge il suo piede pesante contro l’acceleratore. Le ruote sgommano sull’asfalto rovente. Jenny, dì le preghiere. Anche se non hai mai creduto in Dio, dì le tue cazzo di ultime preghiere. Non t’è rimasto altro da fare.
“Padre nostro che sei nei cieli...” comincia Jenny. Ma non ricorda come va avanti. Durante le lezioni di catechismo finiva sempre tutto il tempo in bagno a farsi le canne con i chierichetti in cambio di qualche pompino. E allora, Dio non può salvarti, Jenny. Non può salvare chi non riesce nemmeno ad arrivare alla seconda strofa di una dannatissima preghiera.
Jenny finisce spiaccicata contro l’asfalto. È piovuto, il fottuto caldo ha squarciato Jenny, dicono sia colpa di un’estate come non maaaai. Dannazione, quanto scotta! Hey, ma se si sente il caldo sulla pelle questo significa che è ancora viva?! È un miracolo. Micky dall’altra parte della strada, vedendola in difficoltà, ha finito per lei la preghiera e Dio ha deciso di salvarla. “Hallelujah! Hallelujah!” risuona un coro angelico da qualche parte.
Ma il grosso suv del grosso Big Wayne è ancora in strada. La sua puttana nera lo incita: “Tira sotto anche quello, Biggie!”
Big Wayne non si fa pregare troppo. Mette la retro, pigia l’acceleratore e tira sotto anche Micky, per la seconda volta della giornata nella parte del povero malcapitato. È un ruolo che gli calza a pennello. Dovrebbero dargli l’Oscar.
Micky finisce a terra, spiaccicato contro l’asfalto rovente. L’ultima cosa che i suoi occhi vedono prima di chiudersi è la gigantesca scritta “Enjoy Coca-Cola” stampata all’ingresso della stazione.
Quando riapre gli occhi, è in un letto di ospedale. Davanti ha un tv acceso su Sky Tg 24. Il mezzobusto sta annunciando: “Arrestati due ragazzini rom sul treno Milano-Torino. Uno dei due, che per la privacy ci limiteremo a chiamare Dragos M., ha sparato a un povero signore che gli è capitato davanti, uccidendolo. La colpa del malcapitato sarebbe stata unicamente quella di aver rovesciato la Coca-Cola che il rom teneva dentro al sacchetto di una nota compagnia di fast-food.”
Micky sorride. Si gira faticosamente e nel letto a fianco c’è Jenny, che sta aprendo gli occhi. Lei, facendo uno sforzo enorme per muovere la bocca, gli sussurra “Ciao, straniero.” Lui, con un filo di voce appena, le canticchia “I can’t take my eyes off of you.” E vissero per sempre paralizzati e contenti.

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