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Poesie di Marco Saya

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  • 24 aprile 2017 alle ore 16:59
    briciole

    levare le briciole dal tavolo
    questo senso di ritrovata pulizia
    improvvisa la macchia del sugo
    rompe la magia del palcoscenico
    nella prova dell’orchestra stona
    una nota qualcuno tra il pubblico
    posa lo sguardo sulla cravatta 

  • 24 aprile 2017 alle ore 16:09
    Si scrive molto

    Si scrive molto
    come quando per ore corriamo
    sul tapirulan
    con lo stesso passo,
    la stessa velocità,
    per il medesimo tempo
    e i piedi sono poi sfiniti,
    doloranti,
    artritici,
    ( la routine della ripetizione salutista)
    così la parola troppo farfugliata,
    bestemmiata,
    abusata,
    il mainstream del già detto
    condito con la salsa dei miserabili,
    vuole, ora, rimanere muta,
    medita una morte solitaria,
    cerca una lettera che le dia
    l’estrema e ultima finzione,
    un incastro parziale
    al verso eternamente monco.

  • 19 aprile 2017 alle ore 19:35
    È Aprile

    È Aprile, il quarto mese dell’anno.
    Come dire (forse) avere trent’anni,
    intrecci di rigenerate clorofille
    con la ri-apertura della stagione
    di Artemide, la divina Garbo,
    la recita perfetta della resurrezione.
    La natura canta il suo rifiorire,
    noi volti indefinibili, dietro a un Led,
    una primavera per ogni invio (illusi),
    l’usura dell’hardware, l’estate alle porte,
    la ventola rumoreggia, matti per le strade,
    è “Aprile dolce morire”.

  • 19 aprile 2017 alle ore 14:52
    Stanza bianca

    Sei in una stanza bianca,
    vuota con dei chiodi alle pareti,
    cornici senza tele sul pavimento,
    legni sparsi contorni di una
    radio che urla la sua frequenza
    sulla strada, una macchina
    in retromarcia azzoppa la folle corsa
    dei decibel, cani che latrano nel saloon
    di un bar, rivoli-bava di birra lungo
    il marciapiede.

    Cambia il set:

    un punto solitario,
    la scimmia primordiale,
    una stella lontana,
    il nero del buio acceca la luce
    della domanda.

    Scuse… in ritardo

    la stanza bianca ti chiede scusa,
    la pelle della specie non ha saputo
    proteggerti dal sole del tempo.

  • 21 febbraio 2016 alle ore 19:03
    Limbo

    La vita è un limbo del non fatto.
    “Cara, mi passi il sale per favore?”
    Manca sempre qualche ingrediente,
    anche la polvere sbuffa fuori
    dal posacenere.

  • 13 febbraio 2016 alle ore 17:48
    La Risposta

    Non c’è molto da aggiungere.
    La Risposta esiste da sempre.
    Un capitolo in cui siamo,
    un romanzo che parla d’altro.

  • 12 febbraio 2016 alle ore 16:31
    Pesci

    Sentili come sono stanchi di urlare
    muti i pesci; l’acquario circonda
    la terra priva d’ossigeno, il vetro
    la parete di un’anta senza luce
    e di una bocca da ri-sfamare. 

  • 01 febbraio 2016 alle ore 19:23
    Tonni

    La poesia è illusione.
    Mi illudo di essere poeta
    e lo sono.
    Anche i tonni si illudono di essere tali
    prima che il verso Rio Mare sia premiato
    vincitore del concorso.

  • 18 gennaio 2016 alle ore 19:03
    Costellazioni

    L’aquila reale sorvola l’umana costellazione
    di archetipi. Non conosce l'ovvietà della vita
    e sceglie quella preda, casuale
    nel cielo delle inaspettate incognite.  

  • 27 dicembre 2015 alle ore 20:32
    Silenzi

    Preferisco venire dal silenzio. 
    Adesso comunque, eccomi e 
    ruba via tutti i pensieri 
    che non c'è niente da dire.
    A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi
    e sempre quel tuo sogno mi accompagna 
    nel gelo di gennaio.

     

  • 15 ottobre 2015 alle ore 18:43
    Fato

    È bello sentire le storie di tutti.
    Pare di attraversare lo scibile.
    Poi ti tagli per un nonnulla
    e lo spavento richiama il fato
    a rapporto.

  • 09 ottobre 2015 alle ore 18:53
    Ora d'aria

    Il verso voleva scappare per nuove vie
    ma la scrittura lo ricacciava sempre
    a casa dei nonni. L’ora d’aria era
    immaginare un recinto di parole
    senza lettere

  • 05 ottobre 2015 alle ore 15:36
    Divertissement – 4 (I maledetti)

    Il colore di alcuni poeti
    è il grigio scuro,
    vorrebbero essere
    maledetti
    con l’iPad nella borsa
    di pelle e una bottiglia
    di Levissima sottobraccio.
    “All Along The Watchtower”
    tuonava Jimi, un maledetto
    mancino nero, ha cambiato
    le sorti della musica Lui,
    una poesia diversa
    che ha sconcertato
    le solite bolle di sapone
    appesantite dal terrore
    di dover cedere il passo
    all’arte di un extracomunitario.
    Vestitevi di rosa,
    il colore che più vi si addice.
    Come tanti confettini
    prezzolati continuate
    a essere un biglietto
    da visita per le tavole nuziali
    di ricchi commensali
    e che sia maledetta
    la vostra innocua poesia.

  • 03 ottobre 2015 alle ore 14:27
    Cenerentole

    Quanti giovani scrivono
    come vecchie cariatidi.
    Le loro matrigne e sorellastre
    pretendono che rientrino
    a casa per mezzanotte,
    pulendosi  l’unica scarpina
    sullo zerbino per non
    sporcare la muffa
    ospite del logoro parquet!
     

  • 02 ottobre 2015 alle ore 19:14
    Feltri

    Gli spettri ci tormentano,
    le voci risuonano
    nella grancassa 
    e solo i feltri
    smorzano il silenzio
    delle ombre.

     

  • 02 ottobre 2015 alle ore 17:25
    Divertissement - 3 (La Poesia contemporanea)

    Si sta
    (e piantatela di scimmiottare Ungaretti)
    tra gorielli di melma
    (e piantatela di scimmiottare Montale)
    Ma dove attingerò io la mia vita
    (e piantatela di scimmiottare Luzi)
    Ah se almeno potessi, suscitare l'amore
    (e piantatela di scimmiottare la Merini)
     

  • 02 ottobre 2015 alle ore 16:48
    Tutto finisce

    Tutto finisce sempre
    tra la ripetitività
    degli accadimenti.
    L’illusione amoreggia
    con la speranza
    senza un matrimonio
    duraturo.
    Un terno al lotto morire
    felici perché la vita
    ci ha sfinito ebbra
    di sorrisi.
    Che noia!
    Siamo qui a scriverne
    da millenni
    e ci arrovelliamo
    con parole d’effetto
    per fare, poi,
    la stessa fine
    piatta, sgangherata.
     

  • 25 settembre 2015 alle ore 23:38
    Divertissement – 2

    Osserva bene quello
    che vedi e poi raccontacelo.
    Sei hai la cataratta,
    mi raccomando, guarisci.
    Se guardi la televisione
    e leggi i giornali ti è anche concesso
    omologarti sui social.
    Se cammini a testa bassa
    puoi scrivere solo dei tombini.
    Se leggi il passato,
    quel passato è il tuo presente.
    Se osservi la natura
    sei sulla buona strada.
    Se proprio vuoi poetare
    girati dall’altra parte
    e dimentica di essere
    come gli altri.

  • 25 settembre 2015 alle ore 19:56
    respiro

    nello stringere il pugno
    catturi quel respiro
    appena espirato.
    Aprendo la mano
    liberi la vita
    e ti senti un dio.

  • 25 settembre 2015 alle ore 19:55
    Una casa, una piccola storia

    La casa prende vita,
    all’improvviso si anima,
    una donna e gatti dappertutto
    si muovono in cucina,
    le stanze come quartieri
    vivono di piccole
    cose, l’aroma di un caffè
    o il ronzio di uno spazzolino
    elettrico o una radiolina
    con il volume a manetta.
    Pensava a quando
    era ancora sfitta, bisognosa
    di restauri, malata di crepe
    alle pareti, assetata senza
    un bagno, con i vetri chiusi.
    Sarebbe un giorno morta,
    il cemento di qualità scadente
    non l’avrebbe certo salvata,
    trascurata da chi talvolta
    la visitava frettolosamente
    per poi scappare via
    come un amante da intervallo
    impiegatizio. Ora era felice,
    quella donna con i suoi gatti
    l’amava, la puliva due volte
    alla settimana e anche quando
    era assente la voce del televisore
    lasciato acceso per sbadatezza
    le teneva compagnia e questo bastava.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:23
    Quando si fa notte

    Quando si fa notte
    l’apparire s’addormenta
    stremato nelle tastiere
    di lettere solitarie.
    Lassù, le luci delle stelle
    festeggiano la verità
    del creato
    e il sole dell’alba inganna
    il risveglio del perpetuo
    errore.

  • 21 settembre 2015 alle ore 18:53
    divertissement -1

    La gente deve sempre credere a qualcosa.
    Alla pioggia che prima o poi arriverà,
    alle prossime vacanze a Jesolo,
    al principe azzurro oramai un vecchio rospo
    con la dentiera,
    alla fortuna di chi gioca al lotto è un gran merlotto,
    al linciaggio mediatico di chicchessia,
    al tonno rio mare insaporito
    con mercurio da tenere in frigo,
    al pensiero di andare in chiesa la domenica
    senza mai entrarci, al “quando c’era lui”
    si stava meglio, ai poeti istituzionalizzati
    scipiti bidelli di partito,
    all’inutilità della Clerici
    o ai plastici di Vespa.
    A una certezza non si rassegna:
    un giorno tutto questo cesserà
    ( si muore ogni tanto … )
    e potrà finalmente riposare
    in pace.

  • 20 settembre 2015 alle ore 11:28
    cade per caso

    sanguina il dito,
    impronta su carta
    assorbente.

    assorbe la linfa
    una goccia scappata.

    pesa di meno
    la vita (ora).

    quell’attimo mi sovrasta,
    sorpassa il presente.

    ritorno al mio dito.

    l’indice
    indica il rimedio.

    continua e straripa,
    lago (rosso di sera)
    dispera di guarire

    ché il futuro non vede
    e un’altra goccia
    cade per caso
    e piove la vita.

  • 18 settembre 2015 alle ore 18:42
    Miraggi

    Invecchiando si ricerca la semplicità nel dire.
    Andavamo a caccia di quadrifogli.
    Gli abitanti del prato osservavano con discreta diffidenza.
    Non capivano questa nostra stravagante follia
    e noi neppure, attirati da miraggi di fortune
    in deserti senza oasi.
     

  • 18 settembre 2015 alle ore 15:38
    Faraoni

    Non abbiamo più tesori
    da portare nelle tombe,
    poveri faraoni di cartapesta,
    soli con le nostre ceneri
    gettate nel Seveso
    da qualche buon volenteroso,
    giusto per non recare loro
    troppo fastidio.
    E poi che inutilità
    per i precari del Corriere
    scrivere quattro stupide righe
    di necrologio su chi è stato
    meritevole o meno.
    Vorrei donare il mio nulla
    a chi mi ha sempre amato
    nel silenzio di un estraneo.