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Poesie di Marco Saya

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  • 12 agosto 2012 alle ore 13:53
    Idea

    teneva in mano un’idea sgualcita e la guardava soppesandola ( su e giù ). poi, anelando a essere libera, scivolò via, barcollò e si sciolse sulla polo. ben poca cosa doveva essere, gli aloni scomparvero con una lieve spruzzata di viavà.

  • 21 luglio 2012 alle ore 18:35
    cavallette

    questo improvviso silenzio delle metropoli
    è un suono perfetto, armonioso
    quanto la vera apparenza che si manifesta
    nella presenza di sparuti ma sicuri passi
    e così ci riappropriamo dei nostri spazi,
    per troppo tempo,
    invasi da distratte moltitudini
    di cavallette.

  • 30 giugno 2012 alle ore 17:05
    Vagabondi

    s’era detto che il vagabondare dell’ombra
    fosse il fantasma della vita in compagnia del proprio telaio
    e non mi raccapezzavo nel non scorgere mai la pelle del cielo
    così come quando lasci l’arena a fine spettacolo
    e non sai cosa potrebbero fare i circensi protagonisti
    spogli da tinte colorate per tirare la corsa all’incipiente alba.

  • 27 giugno 2012 alle ore 17:19
    non era inutile chiedersi

    forse non era inutile chiedersi
    se la velocità del mondo
    avesse prodotto qualche risultato.
    i piccioni viaggiatori erano più lenti
    dei neutrini, la spada meno
    rapida di una pallottola, l’inchiostro
    meno lesto della tastiera.
    oggi si procrastinava
    il dubbio se i neutrini non fossero dei
    piccioni senza ali nell’immaginazione
    di uno spadaccino privo di carta e penna.

  • 23 giugno 2012 alle ore 12:11
    Faldone

    non bastava aprire il faldone delle illusorie chimere
    per poter gioire del numero di poesie ivi contenute.
    si scartabellava per trovare la frase rivelatrice mai scritta
    e ci si compiaceva, allora, per qualche lettera, ingrediente
    povero di una trama già assaporata.

  • 22 giugno 2012 alle ore 19:03
    breve amore

    ti fumavo distrattamente
    e la cenere che (sola) cadeva
    inesorabile accorciava
    quel mozzicone d’amore
    che ci annodava. la parvenza del
    fumo rimandava a quell’alone
    cerchio bianco di sposa,
    un tempo innamorata.
    spengo la sigaretta,
    la cicca consumata,
    calpestata dal mondo
    abbraccia il posacenere
    nell’ultimo respiro.

  • 22 giugno 2012 alle ore 19:02
    Incedere

    nel mio incedere
    non trovavo più
    i vecchi giocattoli
    dimenticati
    in qualche soffitta
    o i volti rassicuranti
    di sguardi
    ancora vivi.

    ora si cammina
    come si può,
    scegliendo
    tra un paio di stivali
    (consumati)
    quando il tempo
    ci è avverso
    e una pantofola
    ricamata,
    accessorio
    (consolatorio)
    di una stanza
    a noi amica.

  • 22 giugno 2012 alle ore 19:01
    sono trascorsi questi anni

    sono trascorsi questi anni.  i giorni, ora,
    si stiracchiano come nelle stagioni più calde.
    centelliniamo quel che ci resta.
    gli occhi ripassano tutti i colori
    di questo immenso caleidoscopio
    prima di chiudersi nell’enigma dell’origine celata
    e il passato ansima la perduta innocenza
    dell’accaduto.

  • 18 giugno 2012 alle ore 18:48
    Fotografia

    immutabile lo scorrere delle cose.
    non ci è dato contare i gradini per raggiungerci.
    stampelle sorreggevano pensieri frantumati.
    a ritroso scivolavamo nei solchi dei ricordi.
    fisso, ora, quella foto che stampa così come sono:
    il bianco e il nero, il nostro tempo speso.

  • 18 giugno 2012 alle ore 18:45
    Normalità

    perché non scappavamo da questo scempio?
    perché non distruggevamo il non senso?

    torniamo a essere normali.

    nella pazza incredulità
    riprendiamoci gli oggetti smarriti.

  • 16 giugno 2012 alle ore 14:27
    Il tempo

    il tempo aiuta a morire

    “che ore sono?”

    il ricordo è vita a ritroso

    come quando torni sui tuoi passi

    come quando padre te ne stavi
    a guardare fuori dalla finestra
    e “nevica” dicevi
    con voce sommessa
    da quel letto
    compagno nella fine

    come quando mi attardo
    sul domani
    e la misura si accorcia

    come quando rabberci
    l’orlo dei pantaloni
    perché anche l’altezza
    si sminuisce quasi
    a voler domandare scusa
    per l’intromissione
    o per aver tanto osato
    approssimarsi alla vetta

    o come quando gli alberi
    sfrecciano impazziti
    perché i tuoi occhi
    vedono frazioni di intervalli
    e la storia inizia indietro

  • 14 giugno 2012 alle ore 19:55
    Gioco

    oggi potrei iniziare
    con un come
    o con un quando
    o un dove,
    un perché,
    un infinito,
    un condizionale
    o un passato remoto,
    un nome proprio
    o un sostantivo,
    un articolo
    o una preposizione,
    proseguire, poi,
    con un soggetto,
    un aggettivo,
    un pronome,
    una domanda
    o una virgola,
    un futuro,
    un complemento,
    ora c’è tutto,
    potrei completare
    con un avverbio
    di modo, così.

  • 13 giugno 2012 alle ore 20:03
    Sciame

    si campava. ché un posto valeva l’altro
    nell’inseguire lo sciame di trame
    prima di inciampare all’unisono
    su carie incise ascritte
    in vitree voci deposte
    tra incastonate carcasse.
    bastava alzare lo sguardo
    dove la neve alta disegnava
    spezzate sinusoidi nel compendio
    del magma amico al tempo
    per dirsi che:

    parlare era non parlarsi,
    guardare era non guardarsi,
    esistere era non esistere.

  • 12 giugno 2012 alle ore 17:59
    Scale

    scendeva per le scale saltando, a tre a tre, i gradini.
    il corrimano, uno scivolo di emergenza
    per un gioco, a volte, più spericolato. non aveva paura,
    immaginava il futuro come una perenne corsa
    dal settimo al piano terra lungo quello spazio vuoto
    attorno al quale si avvolgevano le scale.
    era il suo mondo, fuori dal portone di casa
    il calmo, silente, viscido asfalto della strada.

  • 11 giugno 2012 alle ore 18:09
    Sunto

    è probabile che il sunto
    sia un modello semplificato
    e noi imbrogliamo i dettagli
    per renderlo arcano.
    si seppe, poi, in giro
    che bastava mettere una x
    nella casella giusta.

  • 09 giugno 2012 alle ore 20:49
    Notizie

    le notizie non sono delle migliori,
    mai state d’altronde
    e neppure attendibili.
    la vita media si è allungata,
    l’unica verità accertata.
    è verosimile che il creatore del palinsesto
    abbia trovato, così, l’unico modo
    per vendere più copie.

  • 08 giugno 2012 alle ore 19:23
    Inizio

    mi chiedo spesso perché mi ri-trovo in questo secolo
    e non nei precedenti o nel cenozoico.

    ri-apprendere come sfregare le pietre focaie
    potrebbe essere il miglior inizio
    per dar fuoco a questo presente?

  • 07 giugno 2012 alle ore 18:53
    Paguri

    tante conchiglie in movimento, talvolta il paguro tira fuori la testa.
    così osservo la gente dentro i propri vestiti, le mani libere occasionalmente
    salutano prima di rincasare nelle coperte della notte, l’occhio si solleva
    prima di ricolorarsi nel grigio dell’asfalto, i piedi rallentano la pausa di un caffè
    prima della temporanea eclisse nei sotterranei urbani, la mente mente
    nel quotidiano consuntivo prima di appisolarsi con la scusa della bella addormentata.

  • 06 giugno 2012 alle ore 12:36
    Illusionista

    si cercò dappertutto il trucco
    dell’origine sottintesa
    nell’ammobiliato scenario.
    mai si trovò l’illusionista
    o si persero le sue tracce
    sparpagliate nei meandri
    degli estrosi balocchi.

  • 06 giugno 2012 alle ore 12:36
    Alfabeto

    di tutto fu scritto
    e l’alfabeto del mondo
    era sempre più povero.
    si ricercavano nuove lettere
    anche se la precarietà
    della parola
    lottava per un discorso
    a tempo indeterminato.

  • 05 giugno 2012 alle ore 14:19
    carabattole

    scarabocchi
    scontrini
    biglietti
    cartoncini
    matrici
    opuscoli
    ricevute
    volantini
    poesie

    carabattole…

  • 05 giugno 2012 alle ore 14:13
    Storia

    quel ragazzino a malapena scorgeva
    il proprio presente,

    quel vecchio a malapena ricordava
    il passato,

    l’adulto rifletteva, invece,
    sul futuro che aveva scelto
    un altro amante
    in un tempo improprio.

    nessuno era contento,
    nessuno approvava l’accadimento.

    il ragazzino, il vecchio e l’adulto
    decisero, così, di ripassare la memoria
    e convennero sulla generale apatia
    che aveva sospeso i loro sogni.

    compresero, poi, che passato,
    presente e futuro non rappresentavano
    indifferenti età del Tempo
    ma coscienti successioni dell’esistere
    che, stoltamente, avevano demandato
    ad archetipi travestiti da umane stagioni.

    si era fatto tardi.

    vissero le pause residue
    come l’ad libitum di un Requiem.

  • 02 giugno 2012 alle ore 22:47
    Attesa

    ci si svegliava nel tiramolla quotidiano
    sperando in un alito di vento. poteva
    essere un tuo sospiro che avrebbe smosso
    l’inquieta quiete riflessa in specchi
    di muri complici prima di scoperchiare
    il nuovo giorno accompagnandoci nell’equivoco
    del crepuscolo.

  • 27 maggio 2012 alle ore 20:16
    Palloncini

    quel palloncino salì improvviso
    scappato da una piccola mano.

    mai più fu ritrovato
    nello sgonfio dimagrimento
    dell’elio.

    noi, pieni d’aria,
    eravamo rimasti a terra.

  • 06 maggio 2012 alle ore 15:12
    Teatrino

    venivamo sparati
    in questo palcoscenico
    di burattini e burattinai,
    un minuscolo teatrino
    dove l’applauso
    di quattro marmocchi
    anticipava la fine
    di qualche sorriso già spezzato
    da fili interdentali,
    surrogato dell’equilibrista
    che, al sicuro, sogghignava
    alla rete sotto,
    sempre una ragnatela di fili
    e la vedova a forma di clessidra
    accorciava il residuo
    nel buio della specie.