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Poesie di Marco Saya

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  • 02 marzo 2011 alle ore 15:16
    Expo 2015

    grattacieli

    grattano il cielo
    grattano il verde
    s-colorendolo
    s-biancandolo
    impallidendolo

    come noi

  • 01 marzo 2011 alle ore 19:59
    Baraccati

    ho visto un servizio
    sui baraccati alla periferia di Napoli

    ( c’era stato un terremoto )

    in tuguri fatiscenti ricoperti d’eternit
    risalenti all’80,

    ( la ricostruzione ) ,

    e l’”aeternitas” parrebbe non dover
    essere sinonimo di “tumor”.

  • 01 marzo 2011 alle ore 15:44
    Comodino

    Sonnolento alzo il braccio,
    rovina di confezioni sparse,
    anche sul letto – depositate –
    m’intrufolo tra le righe,
    pieghe (piagate) tra pagine scalze
    di una moquette scolorita

  • 01 marzo 2011 alle ore 14:18
    Milano muore

    Milano muore
    come gli sparuti rami secchi
    sconfitti dalle metrò leggere
    e un via vai  di polveri e gas
    accompagna anonime mascherine,
    e Meneghin  a viso scoperto
    e senza trucco,
    e la malerba l'è quèla che cress püssee.

  • 28 febbraio 2011 alle ore 20:57
    Soliloquio

    Soliloquio, sOliloquio, soLiloquio, solIloquio, soliLoquio, solilOquio, 
    soliloQuio, soliloqUio, soliloquIo, soliloquiO, SoliloquiO, sOliloquIo,
    soLiloqUio, solIloQuio, soliLOquio, SOliloquio, soliloquIO, soLIloquio,
    soliloQUio, SOLILOQUIO, SOLiloquio, soliloqUIO, soliloquio, soliloquio,

    Soli.

  • 28 febbraio 2011 alle ore 20:56
    Birilli

    come se tirare a campare fosse una partita a bowling
    e queste bocce difficilmente ci azzeccano, troppi birilli
    da abbattere,  così si sprecano energie e torni a casa
    con gli amici e insieme bocce, biglie, sfere da schivare.

  • 28 febbraio 2011 alle ore 20:54
    Sbobba

    nel divagare del più e del meno, sempre il meno
    raggiunse il consenso,  un dubbio sinistro (ci sarà mai un dubbio destro?),
    metafora del  non-essere nell’essere,  s’insinuava
    tra l’incertezza della certezza rendendola
    una sbobba priva di condimento.

  • 28 febbraio 2011 alle ore 20:53
    Si poteva sperare

    si poteva sperare in qualcosa di meglio
    all’uscita dall’anatomica  concitata selva
    ma gli exit pool non facevano ben sperare
    ché le percentuali  nella comune somma
    minimizzavano quell’unico un per cento 
    che si opponeva e chiedeva  venia per l’entrée
    e mai aveva implorato per quella luce, già accecante,
    in un’asettica sala e altri abbaini,  come puzzle in dissolvenza,
    aspettavano il malcapitato per  scaraventarlo
    nella luce fioca senza che potesse
    dire: “ io non volevo, io non ho chiesto, non sono figlio vostro”

  • 04 novembre 2010
    Strilloni

    Mi sveglio con il mondo
    assordato da strilloni
    che ci dicono del di qua
    Altri imbonitori ci parlano del di là
    Peccato che i titoli
    si addormentino nel di qua

  • 04 novembre 2010
    Cintura

    Quando ti infili
    la cintura
    sembra
    di ricomporre
    i pezzi,
    (ancora sopiti)
    chè il sopra
    e sotto
    appaiono avvitati
    per incanto,
    sino a sera,
    quando un letto
    ti riporta
    allo spoglio
    del puzzle,
    già sporcato
    dall’ovvietà
    delle cose
    e quella cintura
    ci libera
    dalla consuetudine
    confusa
    della follia.

  • 04 novembre 2010
    Caducità

    Nel muoverti
    sollevi la polvere,
    sale sopra…

    Non incrocia il respiro
    sommesso
    dell’altro,
    non restituisce
    il presente
    nel vagito
    già vecchio
    imposto alla vita.

    Nel muoverti
    s’adagia la voce,
    affievolita
    tra tappeti
    di natura.

  • 04 novembre 2010
    Backstage

    Improvvisamente sei.
    Permesso accordato,
    in qualunque posto
    dal prima.
    (assieme camminavate)
    Occhi,nasi,bocche
    oscurati a metà.
    (the dark side of the moon)
    Si spalanca la luce.
    Si omette l’oblio.
    Riinizia la raccolta
    - a tentoni –
    di vesti già sudate,
    sparpagliate
    (nella regia dei camerini)

  • 04 novembre 2010
    Oblò

    quanti fili per la città
    grovigli muti
    boccheggianti dai finestrini
    orecchie incollate a pacemakers
    detriti di comunicazione
    rovinosi affanni
    appannati tra vitrei stagni
    come oblò obliati

  • 04 novembre 2010
    Milano

    Milano, quando ci sbarcai era bella,
    nonostante la saudade mi innamorai
    di quella nebbiolina che, allora,
    s’incuneava tra le case di città studi.
    sono passati più di quarant’anni,
    gli amori passano,
    anche le città cambiano,
    e quella nebbiolina
    ha scelto un altro amante…

  • 04 novembre 2010
    Magma

    Accado nel magma del passaggio.
    siccome disturbo nel desueto divorio
    punta i gomiti quello che non ha il limite,
    così per caso, un bar vale l’altro,
    il dispetto sta nella resistenza,
    il cablaggio ci fortifica
    sino a esaurimento scorie.

  • 04 novembre 2010
    Soldati

    Ora tornano.
    erano partiti.
    dalle loro città impolverate,
    innocenti spari di marmitte impazzite
    su medievali manti stradali,
    spazi sparati tra cubetti di porfido,
    giocosi proiettili schizzati
    dalle trincee di quartiere.

    Ora tornano.
    Impoveriti da polveri sottili,
    ammalati da maleodoranti isotopi,
    nuovi vicini di casa,
    lontana era la promessa di pace,
    osteggiati da una terra ostile
    per rientrare in ospedali da campo.

  • 04 novembre 2010
    Dicerie

    Spesso si dice che il futuro sia a portata di mano.
    Non ho mai capito di quale mano si parli.
    La sinistra adulta trascina il secchio dei ricordi.
    La destra bambina guida i ciechi nel presente.
    Di una cosa sono certo!
    I piedi entrambi affrettano la meta.

  • 04 novembre 2010
    Guazzabuglio

    Non capisco questo guazzabuglio
    di parole per raccontare
    la nostra confusione
    basterebbe dirsi:

     

    io sono

     

    ma l’altro ci sostituisce
    ché un falso vale l’originale

  • 04 novembre 2010
    Acquario

    Essere nell’essenza
    delle cose
    mai consumate
    pesci rossi
    boccheggianti
    in una sfera
    di cristallo
    frammenti
    di sogni
    osservati
    da un gatto
    randagio
    e malato

  • 04 novembre 2010
    Brezza

    Se sentissi
    il tuo profumo
    come leggera
    brezza marina
    un alito di candore
    terrebbe il fiato
    sospeso
    nell’eterno gioco
    di pelli
    che si cercano
    si annusano
    tra virgole
    di angoli
    prima che il cerchio
    si chiuda
    e poter
    di nuovo respirare

  • 04 novembre 2010
    Ritratto di un volto

    Dico che nulla
    cambia
    sempre quel grigiore
    del pallore
    dei nostri volti
    il fondotinta s’intona
    con la pelle
    sino al calar
    della tapparella
    allora uno specchio
    ci guarda
    severo prova
    vergogna
    per quel viso
    nascosto
    come il nostro corpo

  • 04 novembre 2010
    Il nesso

    Ora sono stanco
    Le parole mentono
    Nude si coprono
    Cercano il nesso
    prima di coricarsi

  • 04 novembre 2010
    La storia inizia indietro

    La storia inizia indietro
    pianti neonati in una villetta sudamericana
    lumache alle pareti
    bianche e scrostate
    con l’atlantico ai piedi
    “dov’è papà?”
    “In giro per il mondo”, la tata mi sollevava
    già sballottato di mano in mano.

     

    gli aquiloni, con quel vento lì
    un tiro alla fune verso l’alto
    manca la stretta sicura
    un dubbio che mi porto da sempre
    una risposta persa tra la sabbia fine
    “cosa aspetti a tornare a casa?”
    corrono le piccole gambe
    corrono i giorni da rito uguali.

     

    la finestra sorride al poco verde
    - ora – stretto tra mura di polveri
    “dov’è la ciclabile?”, e “quel tram che mi salutava?”
    e l’adolescente che scalava la vetta della vita?”
    si affaccia da altri balconi,
    la Milano volgare,
    incancrenisce immagini
    di figurine, copie di abitanti.

     

    L’onda mi veniva incontro
    amica nel gioco dello spruzzo
    il Corcovado ci abbracciava
    con il calore colori della gioia
    non sapevo di povertà
    non sapevo di sifilide
    non sapevo di multinazionali
    sapevo di essere felice

     

    il grigiore di un open space
    in finte periferie adornate
    con lampioni simil Versailles, sparuti
    come bianchi cigni stagnanti di contorno
    a quattro sedie thonet da bar
    “che ti va di prendere?”
    per ammazzare la noia
    del pre solarium chè
    nuovi raggi anticipano il sereno

     

    la strada saliva tortuosa
    un chiosco di banane – pit stop -
    anticipava la vista del Cristo
    le vie sono tutte uguali, oggi,
    una foto sbiadita qua e là
    segna un percorso di croci
    e quel Padre l’ho perso
    nell’infanzia della mente.

     

    “Hai preparato l’offerta?”, ti chiede un estraneo
    “hai fatto i compiti?”, ripeteva mia madre
    ora capisco la congiunzione degli intenti
    figlia della rabbia disperata
    rassegnata al voto di castità
    come appartenere, essere in questo mondo
    e avvertirne il recinto
    perché fuori è buio pesto

     

    il tempo aiuta a morire
    “che ore sono?”,
    il ricordo è vita a ritroso
    come quando torni sui tuoi passi
    come quando gli alberi
    sfrecciano impazziti
    perché i tuoi occhi
    vedono frazioni di intervalli
    e la storia inizia indietro

  • 04 novembre 2010
    Due righe

    E' così bello
    buttare giù
    due righe
    tra un semaforo
    e l’altro
    furtiva la parola
    prende corpo
    sino al semaforo
    successivo
    in cui si completa
    nel discorso
    che non ho
    in mente
    ma che sta
    in piedi
    barcollando
    visione di me
    ubriaco
    fradicio
    nell’incompiutezza
    della parte

  • 04 novembre 2010
    Talvolta

    Mi sorprendo talvolta
    a essere come gli altri
    che talvolta detesto
    con tutte le mie forze
    e forse uno specchio
    talvolta potrebbe riflettere
    quella mia immagine
    ripugnante