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Poesie di Marco Saya

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  • 29 giugno 2006
    Ci si vede ogni tanto...

    Ci si vede ogni tanto…

     

    Forse più per ricordarci

    che ci siamo.

    Il come poco importa,

    giri lo sguardo,

    caleidoscopio di maschere,

    colori appiccicati - più o meno posticci - 

    in feste di labiali, talvolta la parola dice.

     

    Ci si vede ogni tanto…

  • 29 giugno 2006
    Tam-tam

    Ogni giorno ricordo il mio tempo.

    Sembra ieri la scomparsa del mio vecchio.

    E poi riprendo la solita metro,

    alle 8 precise dopo il bacio frettoloso.

    Viene voglia di uscire con gli occhi,

    la prossima fermata  è uguale alla successiva

    e il frastuono dei passi tormenta la superficie dell’asfalto.

    Sotto gli odori ti riconducono all’origine

    e il chiuso non è poi così male.

    Quella telecamera continua a fissarmi,

    mi rimprovera perché vivo, Vivo?,

    il tam-luci tam-rumori abbatte le voci ,

    fuoriescono esili dalle ante scrostate,

    luride dagli sputi dello scempio,

    spolie dal soffio che fugge.

    Così ricordo il mio tempo.

  • 05 dicembre 2005
    Vasca

    Mi piacerebbe tuffarmi nel mio inizio
    e stare un po’ sott’acqua prima di
    riemergere in un punto qualsiasi
    e vedere l’orizzonte del limite
    dove il perimetro della vasca
    delinea questo breve passeggio
    Allora l’immaginazione cerca
    un occhio divino che rassereni
    la fobia del poco spazio concessoci
    e quando l’acqua fuoriesce dal bordo
    noi straripiamo con essa
    tra la confusione di identiche molecole.

  • 05 dicembre 2005
    Mercato

    Che cosa vorrei da suoni confusi divergenti
    nell’alfabeto randomizzato di file intrecciate,
    gomitoli rauchi nella chiassosa stia dell’arca sopravvissuta?

    Che cosa potrei scegliere nel bancone del pesce,
    non è mai venerdì e le cozze saziano il tempo dell’antipasto?

    Che cosa dice mia madre, incerta nel dubbio del dubbio,
    certa di quell’unico riferimento, la stella più lucente
    che fissiamo nel buio di una delle tante notti buie?

    Il passo del bambino anticipa la sosta
    in quella panchina ove trovo la risposta
    e la mia vacuità respira l’aria di sempre

  • 05 dicembre 2005
    Il presente

    Nell’ora d’aria tuffo nel sentore del che cosa si dice,

    niente mi affermo, sogno i trifidi

    e poi Peter cavalca la moto

    e la strada non termina mai

    e le strisce bianche accorrono, mi abbracciano, 

    light my fire, un bel sound,

    lo sballo della mia epoca-segmento in quella dimora

     che amante mi hai tradito per la fuffa del presente.

  • 05 dicembre 2005
    Il mondo a stelle e strisce

    Così va il pallone scaraventato in rete

     o soffiato in alto da Chaplin,

    un affresco con tanti colori… da vicino,

    da lontano il viso butterato di un vecchio.

    Ascolto Hendrix (Lui, Si che  non ha studiato) 

    da sottofondo ai Dreamers,

    un 68’ storpiato.

    Io c’ero, c’eravamo tutti

    e poi la bolla l’abbiamo inghiottita

     come la gomma del ponte

    e Brooklin’ non approvava!

    Non capisco l’oggi!

    Solo i jeans sono sempre più o meno stinti!

  • 05 dicembre 2005
    Fiction

    "La vita è bella", i punti del supermercato (ma quale punteggio?!), è tutto un gioco

     tra bombe

     più o meno lontane,

     più o meno vicine,

     più o meno intelligenti,

     più o meno bambini,

     più o meno adulti,

     più o meno cretini,

     più o meno poeti, maghi,

     illusionisti della buon costume,

    narco-portatori travestiti da polli migratori in doppio petto

     e l'aria costa,

     la pasta scotta,

    l'amore svuota,

     il vestito stanca

     e il tempo sbanca...