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Autore

Maria Teresa Di Sarcina

in archivio dal 03 apr 2007

21 agosto 1975, Formia - Italia

segni particolari:
Redattrice di Aphorism dal 2007.
Leone ascendente Scorpione, credo nella reincarnazione. Vorrei un cane, adoro il mio gatto.

mi descrivo così:
Archeologa ottimista con il tarlo della lettura. Non posso fare a meno di leggere, ascoltare musica, andare al cinema, annusare l’odore del mare. Amo viaggiare, studiare le mappe delle città, fare indigestione di cibi, parlare con le persone per strada.

19 luglio 2013 alle ore 15:32

Africa

Il racconto

Oggi mio fratello è stato aggredito. Quando io e Giorgia siamo arrivate era seduto a terra, con l'orecchio sanguinante, c'era un capannello di persone intorno, una ragazza aveva assistito alla scena, lo aveva soccorso. Un gruppo di ragazzi lo aveva accerchiato, provocandolo, e quando lui si era girato per andarsene uno di loro gli aveva spaccato un posacenere di vetro in testa. Ha detto di aver capito che erano stranieri. Erano fuggiti tra la folla, mio fratello è caduto per terra semisvenuto per il colpo alla testa. Le persone che lo avevano soccorso hanno raccontato che gli aggressori erano in otto, tutti ragazzi. Mio fratello era per terra, sanguinante, è scoppiato a piangere, mi raccontava che mentre lo aggredivano gli chiedevano se vendesse droga; parlando con noi provava ad alzarsi e perdeva l'equilibrio. Quasi due metri di ragazzo e l'ho visto così indifeso. Otto contro uno, raccontava mio fratello mentre piangeva per la rabbia. Io e Giorgia eravamo lì, impotenti, cercavamo di consolarlo. Io ho pensato che pur essendo mio fratello non lo conoscevo affatto, che lo avevo sempre ignorato, che non sapevo dove vivesse, pur vedendolo tutti i santi giorni sotto quei portici. Mio fratello non aveva fatto male a nessuno, ora tra i singhiozzi minacciava di ammazzare i suoi aggressori. 
Mi veniva da abbracciarlo ma non sapevo come avrebbe reagito; ho tenuto la mia mano sulla sua spalla finché non è arrivata l'ambulanza. 
Mentre eravamo lì, all'angolo, e le lacrime scendevano sulle sue guance di ebano, gli ho preso la mano, cercavo di calmarlo, dicendogli di non preoccuparsi e che in ospedale avrebbe dovuto raccontare tutto alla polizia. Annuiva, e piangeva.
Ecco i soccorsi, la sirena, i paramedici: ho pensato speriamo che lo ascolteranno, che gli crederanno, che lo terranno in osservazione, noi non possiamo seguirlo...
Ho visto mio fratello asciugarsi le lacrime e il sangue e mi è sembrato così piccolo, così indifeso... 
Lui e il suo amico ci ringraziavano per essere rimaste lì, per non averli ignorati...
- Ma se fosse successo a noi, voi, ci avreste aiutate? Credo di sì. 
- Sì, vi avremmo aiutate. Ma grazie per essere rimaste.
Guardo mio fratello, ho pensato che lo avrebbero portato via e chissà quando lo avrei rivisto...
-Come ti chiami? Da dove vieni?
-Yusuf, vengo dal Senegal, non ho fatto male a nessuno.

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