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in archivio dal 26 ago 2018

Maria Teresa Dotti

05 maggio 1961, Milano
Mi descrivo così: Curiosa

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  • 05 settembre alle ore 18:44
    Ti sfiora mai pensiero

    Ti sfiora mai il pensiero di noi due insieme,
    quando i nostri sguardi si incontrano
    a metà strada tra la finestra e il mare,
    che si baciano e innamorano
    come fosse la prima o ultima volta.

    Quando davanti a quelle onde taci,
    infrangendo la speranza tra i tuoi scogli.

    Allora gli occhi li chiudo e penso alla tua mano sul petto,
    a cui vorrei offrire i battiti del mio cuore che non urla meno,
    che è arrabbiato di più.

    E che il pensiero di noi due insieme lo sfiora,
    mentre beve acqua salata dalle tue guance.

     
  • 30 agosto alle ore 23:42
    Periferia

    Son quelle tasche vuote che riempio con le mani e le scarpe consumate grigie come l'aria di periferia Tra capannoni vuoti e case cadenti intrigo di fili nel cielo e nel cuore Allora il freddo si fa più pungente e avvolgo anche l'anima negli spifferi della sciarpa tarmata

     
  • 26 agosto alle ore 18:13
    Farne a meno

    Non puoi farne a meno del tuo mare, delle tue onde alte. Di una carezza di vento che porta i sogni con sé.
    Non puoi cancellare le gocce di sale delle tue mareggiate, il bacio di Giuda dopo una promessa.
    Tu e le sirene che non han gambe per sfuggire da questa trappola di vita che non riconosce esca, se non il dolce delle parole che non bastano mai, che non ti bastano più.
    Non puoi farne a meno del tuo mare, non posso, io, fare a meno di te.

     
  • 26 agosto alle ore 18:06

    Era senza padrone questa terra che nessuno ha partorito. Era la madre di tutti, prima che i suoi figli di polvere diventassero fango.

     
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  • 05 settembre alle ore 18:50
    Nonna

    Come comincia: Che viola tenue hanno sbocciato le ortensie, quel violetto arricciolato che ricorda i capelli di nonna, sotto a un fazzoletto con quattro nodi, uno per ogni angolo, a mo' di cappello. ***** Mi pareva così ridicola, china su un'erbaccia a litigare con la lunga radice, il lurido grembiule e i gambali di gomma verde. Ero giovane e me ne vergognavo, non era la nonna elegante che sognavo. Era la nonna con un fazzoletto in testa, un fazzoletto chiazzato di muco, sudore ed erba. Al mio arrivo si sollevava piano, tenendo le mani sulle reni, sorrideva sdentata tra una ragnatela fitta di rughe e mi baciava scostando la frangia. Com'era lieve quella mano ruvida, ancor più lieve del bacio. -Diventerai strabica-diceva. E la sua voce sfuggiva via veloce come un fruscio d'ali di farfalla.

     
  • 05 settembre alle ore 18:47
    Come quando fuori piove

    Come comincia: Come quando Amelia guarda il mare e fuori piove. Tutto diventa una matassa grigia che infeltrisce nei suoi occhi. -Papà- mormora senza voltarsi. E lui deve intuire i suoi pensieri, stesi tra i fili delle barche a vela. Si siedono uno di fronte all'altra, il pasto domenicale che non ha nulla di festoso, mangiano piano, sospendendo i rebbi della forchetta per pungere l'emozione che gonfia gli occhi. L'ombra d'un gabbiano appollaiato sul davanzale a riempire quel posto vuoto.

     
  • 04 settembre alle ore 22:25
    Due graffette

    Come comincia: Due graffette immobilizzano questi fogli a righe, un infinito di linee azzurrine riempite di parole che si inseguono come mercurio in un termometro. Fosse semplice farle cadere con una scrollata, abbassarne il dolore giunte a fine riga. Difficile contenere lo spazio entro pochi centimetri di coerenza, o se bastasse, usare un antipiretico per non alzarne il tono. C'è un medico qui? Vorrebbe urlare la mia testa. C'è qualcuno che le sappia soccorrere, comprendere e curare? Una sirena che strilla e lampeggia e se ne va mentre le ammucchio una accanto all'altra, in questa lunga notte, dove scrivere, scrivere, scrivere, rimane l'unica cura.