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Racconti di Maria Teresa Dotti

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  • 05 ottobre 2018 alle ore 20:57
    Infanzia

    Come comincia: Indossavi allora quelle scarpe brutte, quelle marroni consumate in punta, quelle dai lunghi lacci che come vermi lasciavi strisciare tra l'erba. Ricordo le tue guance, rosse come mela candita, si gonfiavano fino a screpolarsi soffiando nella cerbottana, mentre nel pugno stringevi pallottole di carta colorata, fissando il cielo, azzurro come i tuoi occhi. Su, al Poggio dei mandorli, fiorivano sotto i nostri piedi le margherite, i primi sogni stretti al petto, belli e puri, scarmigliati come i nostri capelli.

  • 05 settembre 2018 alle ore 18:50
    Nonna

    Come comincia: Che viola tenue hanno sbocciato le ortensie, quel violetto arricciolato che ricorda i capelli di nonna, sotto a un fazzoletto con quattro nodi, uno per ogni angolo, a mo' di cappello.
    ***** Mi pareva così ridicola, china su un'erbaccia a litigare con la lunga radice, il lurido grembiule e i gambali di gomma verde. Ero giovane e me ne vergognavo, non era la nonna elegante che sognavo. Era la nonna con un fazzoletto in testa, un fazzoletto chiazzato di muco, sudore ed erba.
    Al mio arrivo si sollevava piano, tenendo le mani sulle reni, sorrideva sdentata tra una ragnatela fitta di rughe e mi baciava scostando la frangia.
    Com'era lieve quella mano ruvida, ancor più lieve del bacio.
    - Diventerai strabica - diceva. E la sua voce sfuggiva via veloce come un fruscio d'ali di farfalla.

  • 05 settembre 2018 alle ore 18:47
    Come quando fuori piove

    Come comincia: Come quando Amelia guarda il mare e fuori piove. Tutto diventa una matassa grigia che infeltrisce nei suoi occhi. -Papà- mormora senza voltarsi. E lui deve intuire i suoi pensieri, stesi tra i fili delle barche a vela. Si siedono uno di fronte all'altra, il pasto domenicale che non ha nulla di festoso, mangiano piano, sospendendo i rebbi della forchetta per pungere l'emozione che gonfia gli occhi. L'ombra d'un gabbiano appollaiato sul davanzale a riempire quel posto vuoto.

  • 04 settembre 2018 alle ore 22:25
    Due graffette

    Come comincia: Due graffette immobilizzano questi fogli a righe, un infinito di linee azzurrine riempite di parole che si inseguono come mercurio in un termometro. Fosse semplice farle cadere con una scrollata, abbassarne il dolore giunte a fine riga. Difficile contenere lo spazio entro pochi centimetri di coerenza, o se bastasse, usare un antipiretico per non alzarne il tono. C'è un medico qui? Vorrebbe urlare la mia testa. C'è qualcuno che le sappia soccorrere, comprendere e curare? Una sirena che strilla e lampeggia e se ne va mentre le ammucchio una accanto all'altra, in questa lunga notte, dove scrivere, scrivere, scrivere, rimane l'unica cura.