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Autore

Maurizio Cannavò

in archivio dal 29 nov 2011

19 giugno 1947, Roma - Italia

mi descrivo così:
Sono sposato, ho una figlia di 35 anni, sposata a Genova, con due bambini che sono i miei nipotini, un maschietto di 5 anni ed una femminuccia di 3 anni. Mi piace scrivere perché provo un grande piacere e mi aiuta molto a riflettere. Scrivere mi ha sempre dato gioia.

29 novembre 2011 alle ore 15:19

La libertà

Intro: La libertà può sfuggire, l'idea della libertà può confondersi, possiamo perdere la libertà che deve essere tutelata in ogni modo. Nel racconto si cerca di narrare di una perdita inaspettata della libertà.

Il racconto

Ognuno di noi ha un’idea diversa della libertà.
L’idea di Franco stava in un’immagine di donna bella, giovane, vestita di panno bianco leggero e comodo per lei, mentre attraversava un prato fiorito, libera di tirarsi su la veste e gioiosa, danzante : al punto quasi di volare. Libera nei suoi pensieri, nei suoi desideri, con lo sfondo senza limiti.
Ma questa idea, questa immagine, non era sempre presente : a volte gli sfuggiva . E sentiva sempre più vivo il rischio di dimenticarla, di perdere un giorno quella sua bellezza.
Fu così che decise di fermare la sua immagine su una tela.
Cominciò a dipingere quasi per gioco,  ma via via l’immagine che era nella sua mente acquisiva forma ed egli si rese conto, dopo molti giorni passati a cercarla, che era giunto alla sua meta ; la sua raffigurazione della libertà era ormai passata sulla tela. Era finalmente riuscito a dare concretezza alla propria idea. E gli sembrava che finalmente non poteva più sfuggirgli.
Dopo tanti giorni di accanito lavoro, Franco si concesse una pausa meritata; ed uscì. Era tranquillo, ormai sicuro che le sue paure non avevano più un senso.
Girò tranquillamente per la città, fece uno spuntino ed andò a visitare la Galleria, per vedere se c’erano novità.
Ed eccola lì, improvvisamente gli apparve.
Nel suo splendore, accanto ad altre due tele raffiguranti paesaggi campestri, la sua Libertà . Se ne stava tranquillamente appoggiata  alla parete della Galleria, e faceva la sua bella figura, tra quei paesaggi. E poi, si era lasciata tranquillamente inserire in una cornice. Una cornice dorata, che faceva la sua bella figura, ma certo le restringeva i suoi spazi.
C’era una coppia di giovani che stavano fermi ad ammirarla.
- Dev’essere di un pittore nuovo, è nuovo lo stile - disse lui.
- E’ molto bella - fece lei - sembra quasi che voglia uscire dalla cornice!-
Franco aveva la sensazione che gli avessero carpito la sua Libertà.
Non riusciva a capacitarsi come mai la sua tela, o almeno così gli sembrava, si trovasse lì. Pensò ad un furto e che avrebbe denunciato il tutto alla polizia. Ma gli sembrava impossibile, in così poco tempo. E pensò anche alla straordinaria coincidenza che qualcun altro, nello stesso tempo, avesse avuto la sua stessa idea, e che lui avesse ritrovato la sua immagine, tale e quale, nella Galleria, incorniciata.
Ma se quella non era la sua Libertà, allora doveva ritrovarla a casa. E tutto si sarebbe spiegato.
Rientrò in fretta a casa. Aprì la porta  con estrema cautela, perché non sapeva che cosa avrebbe trovato.
La tela era al suo posto, dove l’aveva lasciata, anzi era spostata di pochi centimetri verso la finestra ; ma era bianca, assolutamente vuota e come se mai fosse stata sfiorata dal colore. Franco allora chiamò la polizia.
° ° ° ° °
Il Commissario lo ascoltò con discrezione. Non lo interruppe e sembrava disinteressato. Franco descrisse tutti i particolari di ciò che aveva vissuto, con estremo calore. Alla fine il Commissario gli chiese :
“E così, lei è convinto che gliel’hanno rubata, la sua Libertà?”
“Sospetto fortemente di sì, signor Commissario, - fece Franco- anche se non capisco come abbiano fatto. Nessuno sapeva della sua esistenza e non riesco nemmeno a pensare a chi possa averlo immaginato”
“E’ sicuro di non averne parlato con nessuno?” gli chiese il Commissario.
“Con nessuno, glielo giuro su quanto ho di più caro!” fece Franco scaldandosi.
“E allora vuol dire che la sua Libertà ha preso il volo da sola” fece il Commissario.
“E da sola si è messa nella cornice, naturalmente” gli rimbeccò Franco, ironico.
“E certamente, ma lei pare proprio non lo voglia capire” gli fece il Commissario spazientito e innervosito dall’ironia.
Franco non lo capì. E tutta la vicenda divenne incomprensibile per lui quando gli fu contestato di aver simulato tutta la storia e di essersi preso gioco di un Commissario di polizia. E fu processato per direttissima, condannato severamente e rinchiuso.
° ° ° ° °
Nella prigione, Franco rifletteva su quanto gli era accaduto.
“Certo, mancava la cornice, alla fine è questo quello che posso aver capito”
Ma, ripensandoci, si diceva che lui mai e poi mai l’avrebbe rinchiusa dentro una cornice, la sua Libertà.
Tuttavia nei lunghi giorni di riflessione che forzatamente gli toccarono, giunse alla conclusione che la cornice, anche se restrittiva, era necessaria; altrimenti l’immagine sfuggiva via, come aveva fatto.
Ma una notte Franco la sognò. Era bellissima. E lo sfondo su cui si appoggiava era sfumato.
Al risveglio fu ripreso dalle sue paure ; dalla paura che l’immagine gli sfuggisse.
E allora chiese di poter dipingere in carcere. Chiese colori, pennelli, la tela ed anche una cornice. Molto rigida.

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