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Racconti di Mauro Pinzone

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  • 06 febbraio alle ore 19:59
    Abbandono

    Come comincia: Di lei era rimasto soltanto quel sottile profumo di vaniglia che mi riempiva le narici ogni qualvolta aprivo l’armadio, ora vuoto. Erano passati ormai sei mesi, ma quella leggera fragranza era ancora lì, dentro quello scrigno, intrappolata tra quelle pareti di legno. Di lei non era rimasto null’altro, niente, neanche una fotografia, lei non amava farsi fotografare.. era stata proprio molto meticolosa nel cancellare ogni sua traccia, nel portare via tutto ciò che potesse farmela ricordare… eppure quel profumo, che lei sapientemente sapeva dosare sulla sua pelle, era ancora lì, e io, a piccole dosi, lasciavo che mi entrasse nella mente, a piccole dosi, cosciente che però prima poi si sarebbe esaurito.. la sera di luglio in cui lei se ne era andata faceva molto caldo, e il cielo era gonfio di nubi, pronte a esplodere in pioggia, proprio come mi sentii io appena mi accorsi che lei non c’era più.. avrei potuto telefonarle, certo, ma sapevo che non mi avrebbe risposto, sapevo che quel telefono sarebbe rimasto muto.. .e ora, a distanza di mesi, non aveva più alcun senso chiamarla.
    Potrei dire che me lo aspettavo, o forse no, noi uomini siamo molto bravi nell’arte di non capire, di non vedere, di non accorgersi… e ora seduto accanto al fuoco del camino, trangugiando l’ennesima birra per stordire e smorzare questo senso di vuoto che mi prende, con lo sguardo rivolto verso l’armadio ora chiuso, non mi domando perché, ma piuttosto come e quando…
    Le donne quando smettono di amare lo fanno in silenzio.

  • 29 settembre 2017 alle ore 9:37
    Gocce di sillabe

    Come comincia: le gocce di sillabe che urtano sul mio labbro sono attimi di un orologio a pendola, che con movimento continuo, lento, dolce e ipnotico bruciano immagini, a volte incollate su quadri con cornici asimmetriche, a volte riflesse in specchi in cui puoi guardarti da ambo i lati.. le gocce di sillabeche bagnano il mio labbro sono attimi di una vita quasi mai sincronizzata con quella degli altri, o forse sono gli altri che quasi mai si sincronizzano con la mia.. ma in fondo che importanza ha quando le sillabe si trasformano in parole, anche sulle labbra degli altri ? Basta ascoltarle.. legocce..

  • 29 settembre 2017 alle ore 9:22
    Il fiume

    Come comincia: In riva al fiume.. Immergo i miei piedi in quel l'acqua gelida, cercando sollievo a quel fuoco che brucia dentro.. L'acqua scorre, viva, anima di una forza incontrollata che va oltre, che procede con forza verso il suo destino.. Non mi trascina via con sè perché l'essere statico che esprimo resiste, e non si smuove all'impetuosità della corrente, ma seguo ugualmente il suo andare, il suo muoversi tra le rocce semi sommerse.. Non seguirò il destino della corrente, ma il mio.

  • 29 settembre 2017 alle ore 9:21
    Posseduto

    Come comincia: Uso carta e penna, per imprigionare le mie sensazioni, ma scirvo di getto come posseduto.. la mia anima guida è in perfetta distonia con la mia essenza.. chi sono, cosa sono, ma piuttosto chi è lei ? un fiume di parole incontrollate in disequilibrio con quello che sono, o che voglio essere.. razionalità o irrazionalità ? non esiste equilibrio che si possa tollerare, piuttosto energia che fluisce all'esterno e che ti svuota dentro.. pensare di essere qualcosa che non si è, e in ogni caso sempre diverso da quello che pensano gli altri.. la febbre sale.. non si è mai consapevoli a sufficienza, non si è mai abbastanza coscienti, si vive, a volte si sopravvive, spesso si vive una vita che non è tua per paura di vivere la propria.. ma in fondo, cosa sono le parole, se non l'espressione di un momento, se non l'essenza di un essere urticante che non ha pace, se non nel silenzio..

  • 23 settembre 2017 alle ore 9:57
    Porte

    Come comincia: Il sogno è sempre quello... ho una chiave in mano, una chiave in ferro di quelle di una volta, pesanti, che profumano di antico.. è una chiave che mi trascina lontano nel tempo, fuori dal tempo, a cavallo del tempo. Davanti ho una porta, in legno colorata, con striature rosse, gialle, verdi.. non so quello che dall'altra parte ci sia, ma so che la chiave che ho in mano è quella giusta.. attorno non c'è nulla, solo luce..guardo la chiave, guardo la porta, so che dovrei aprirla, so che dall'altra parte c'è qualcosa o qualcuno che potrebbe darmi gioia, calmare quell'inquietudine che mi pervade da anni.. lo so.. ma penso a tutte quelle porte che ho già aperto e che dopo aver trovato la gioia ho trovato anche combustibile che ha alimentato quell'inquietudine.. guardo di nuovo la chiave.. guardo la porta..e poi le faccio incontrare.. dolcemente.. senza fretta.. non è quello che incontriamo sulla nostra strada che ci rende felici, perchè è dentro di noi che dobbiamo trovare la felicità.. e questo devo ricordarmelo sempre, nel caso in cui quella porta dovesse poi chiudersi..

  • 23 settembre 2017 alle ore 9:56
    Ricordi

    Come comincia: capita.. capita che quando guidi sotto la pioggia, con il tergicristallo che spazza via con forza l'irruenza dell'acqua, capita di pensare a quello che sei stato, che avresti voluto essere, che avresti potuto essere, che gli altri avrebbero voluto che tu fossi, e capita che subito dopo tu pensi a quello che sei.. capita, e mentre le luci dei lampioni,filtrate dalla pioggia, a intermittenza ti disturbano, si infilano nella tua anima come coltelli di cristallo.. capita che tu ti sforzi di mettere ordine tra i tuoi pensieri, di far calmare quel rumori incessanti che hai nella testa... silenzio... capita...non è quello che lasci quando te ne vai, ma quello che sei stato che ti fa ricordare da chi resta...

  • Come comincia: Non fu solo mare….
    di PensieriCompressi
     

    Il mare un tempo era per me una speranza, un desiderio di viaggiare nell’ignoto, la fame di avventura, eppure.. il coraggio di salire su una barca mi mancava, e allora stavo lì, sul molo, ad osservare i pescatori che partivano il mattino presto sui loro destrieri di legno .. e stavo delle ore a contare le onde, a guardare la linea che divideva l’acqua dal cielo, sino a quando le barche non tornavano a riva con i loro carichi di argento guizzante, e fino a quando uomini con volti stanchi e pieni di rughe bruciate dal sole non le trascinavano sulla spiaggia. Il tempo per me non aveva molta importanza, aveva importanza il sapore del sale, che il vento raccoglieva con forza dalla superficie delle onde e mi spingeva dentro le narici, sui capelli, tra le pieghe della mia anima, a ricordarmi di quanto vuoto ci fosse da riempire…
    E stavo, senza parlare, con i sensi che mi bruciavano dentro, combattuti tra il partire e il rammarico di non averne il coraggio, come un atleta pronto a scattare a cui avevano legato le gambe con delle catene..
    A volte mi avvicinavo alle barche, e raccoglievo con le dita quell’umidità salata che le copriva, facevo mio l’odore del pesce che trasudava da quel legno… e poi tornavo sul molo, in attesa di un altro mattino, di un’altra partenza..
    Guardavo il mare, e mi immaginavo quello che da fuori non si poteva vedere, immaginavo le profondità piene di vita, piene di esseri che si muovevano in silenzio in un buio appena illuminato dalla luce del sole che penetrava dall’alto, e un sottile brivido misto di paura ed eccitazione mi smuoveva il cuore e la mente.
    Sentirsi parte di un qualcosa, era il mio desiderio, e il mare era qualcosa, anzi era il tutto, era ogni cosa… ma quella paura veniva dal mio intimo, dal mio io più profondo, come se la coscienza di una vita precedente mi frenasse, fosse in contrasto con la volontà di mettermi finalmente a correre su quell’acqua dai colori ora del cielo ora della notte… una vita precedente.. era come se il mio karma urlasse e fosse combattuto tra due forze, tra due esistenze, in lotta tra loro, e così… rimanevo immobile, ad attendere a osservare, a respirare forte il profumo di un’avventura che non potevo, non volevo… o chissà cosa… affrontare.
    … e un giorno, mentre ero in attesa del ritorno delle barche lo sentii… lo vidi con gli occhi della mia immaginazione, la forza che esprimeva era impressionante, assomigliava con quella enorme spada sul muso a una creatura mitologica… fantastica.. un guerriero sempre pronto a combattere.. lo sentivo, e la sua presenza attorno al molo mi eccitava, e giorno dopo giorno incominciai a conoscerlo, e lui a conoscere me.. lui sentiva la mia paura.. ma anche la mia voglia di partire, di cercarlo..
    Spesso mi sembrava di vedere tra le onde la sua ombra, di vedere le sue pinne uscire dall’acqua e tagliare l’aria, sfidare il mio desiderio di salire su una barca e seguirlo, sembrava prendersi in giro della mia incapacità di farlo…
    E i pescatori partivano… e poi tornavano… e io ero sempre lì ad aspettare, sempre a inebriarmi di quel profumo di sale, a osservare le loro facce rugose, i loro muscoli abbronzati nello sforzo di tirare su le barche con i loro carichi guizzanti di vita che si stava spegnendo… e Lui era sempre lì..
    La sua presenza riempiva i miei pensieri e la mia anima, era come una luce senza respiro, senza sosta, senza fine, sembrava venisse da… dal passato, da un sogno… no, non da un sogno, veniva da dentro di me, dal profondo della mia vita stessa, dal mio essere prima che io fossi.. non credo che altri lo sentissero, era lì per me, solo per me, solo nella mai mente, solo nella mia anima, era parte di me… parte del mio passato.. e io ero parte di lui… perché appartenevo alla sua vita, anzi lui era la mia vita precedente e io ero la sua reincarnazione..
    Il profumo del sale ora era più forte, il rumore del mare riempiva i miei occhi, ero dentro quell’acqua, con lui, dentro di lui, e vedevo la mia immagine attraverso i suoi occhi, l’immagine di un ragazzo che troppo aveva aspettato, che troppo aveva sognato e che ora doveva smettere di avere paura, perché quella paura era la sua paura, il suo desiderio di lottare, il mio desiderio di cacciare, la mia paura di lottare, il suo desiderio di cacciare…
     
    E a un certo punto…. Mi ritrovai sopra una barca, con profumo di sale sulla mia pelle rugosa, con il sole che mi bruciava i pensieri, con l’acqua che accompagnava il mio desiderio verso il suo.. sapevo che prima o poi l’avrei incontrato, avrei lottato, forse avrei vinto, ma avrei anche perso, perché sarebbe stato il mio destino, il suo destino, la sua morte, ma anche la mia morte, la sua vita, ma anche la mia vita…

  • 25 maggio 2014 alle ore 12:00
    Risveglio

    Come comincia: Cazzo duro alle sette del mattino… non sai mai se esserne contento, per la sensazione ancora di virilità e di forza che ti da oppure rattristarti perché al fianco non hai nessuna che possa apprezzare… dura sveglia alle sette del mattino… se apri gli occhi prima che suoni stai lì a domandarti se sarà ora o no, e poi ti incazzi quando suona perché ti rendi conto che non hai più tempo per dormire… la condensa sui vetri forma quel leggero velo patinato che ti viene sempre voglia di sverginare con la punta del tuo dito.. freddo ? No .. sempre meno di quello che ho dentro… chiederti il senso delle cose a volte non ti aiuta, te le rende più fumose, più irreali, te le fa sentire più lontane, al di fuori del tuo tempo.. e il tempo è la mia unica unità di misura…
    Misuro le distanze con il tempo che i miei passi ci mettono a percorrerle, calcolo il peso degli oggetti che prendo in mano dal tempo che ci metto a sollevarli, riconosco i profumi e i suoni dal tempo che essi ci mettono a provocarmi emozioni
    Il tempo è la mia unica unità di misura… calcolo la quantità di alcool che sta in una bottiglia dal tempo che ci mette a farmi girare la testa, misuro la quantità di parole che stanno in una poesia dal tempo che ci metto a leggerle… e io annuso il tempo, e lui mi misura.
    Il tempo è l’unica cosa che mi lega al mondo, è l’unica cosa che mi fa vivere nel presente, è l’unico mio motivo di sopravvivenza.. e io annuso il tempo, e lui mi misura.
    Faccio mio il tempo di pensare, per misurare la mia coscienza, faccio mio il tempo di fare all’amore, per misurare il mio piacere, faccio mio il tempo per respirare, per misurare quanto ho vissuto e quanto mi resta da vivere… perché.. il tempo è la mia unica unità di misura.
    Ma ora la sveglia suona, e mi ricorda che ora è il tempo, e gli occhi appiccicosi per l’alcool e il fumo sono sempre chiusi.. e la cosa semidura che esce dalle mutande mi ricorda che siamo fatti di desiderio incontrollato, di istinto, di pensieri compressi… e annuso il tempo, e sento a volte profumo di terra, e puzza di fogna… e lui annusa me, e sente emozioni, piatte, fredde, rigide.. sente la paura che ho di esistere. Il calore è solo quello della fiamma che accende l’ennesima sigaretta, pronta a riempirmi ancora una volta di fumo i polmoni e il cervello… e nient’altro… nient’altro… che un cazzo ormai moscio, a misurare il tempo che ho passato a esistere, che ho passato a provare emozioni, che ho speso nel misurarlo e ad averne paura…
    Meglio spegnersi con un soffio di vento improvviso che bruciare lentamente..