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Autore

Mauro Pinzone

in archivio dal 24 mag 2014

09 aprile 1959, Albenga (SV) - Italia

segni particolari:
Segno zodiacale ariete.. ascendente sagittario.. convinto, musicista scrittore artigianale di versi e canzoni

mi descrivo così:
scrivo canzoni perché sento il bisogno quasi fisico di farlo, perché le mie canzoni esprimono l’unica verità o le molte verità di un anima disordinata, distratta e costantemente in bilico; scrivo canzoni perché è l’unica maniera di descrivere quello che ho dentro e che non so esprimere sinceramente

28 giugno 2014 alle ore 16:33

Il giovane e il mare (Liberamente ispirato a il Vecchio e il Mare di Hemingway)

Intro: Il breve racconto prende spunto da il”vecchio e il mare” di Hemingway: ho semplicemente immaginato ciò che può essere accaduto prima di tutto quello che nel libro viene raccontato, il prologo mai scritto di un libro, insomma; ho cercato inoltre, tipico del training teatrale, di immaginare le emozioni e le sensazioni che il giovane Henry doveva aver

Il racconto

Non fu solo mare….
di PensieriCompressi
 

Il mare un tempo era per me una speranza, un desiderio di viaggiare nell’ignoto, la fame di avventura, eppure.. il coraggio di salire su una barca mi mancava, e allora stavo lì, sul molo, ad osservare i pescatori che partivano il mattino presto sui loro destrieri di legno .. e stavo delle ore a contare le onde, a guardare la linea che divideva l’acqua dal cielo, sino a quando le barche non tornavano a riva con i loro carichi di argento guizzante, e fino a quando uomini con volti stanchi e pieni di rughe bruciate dal sole non le trascinavano sulla spiaggia. Il tempo per me non aveva molta importanza, aveva importanza il sapore del sale, che il vento raccoglieva con forza dalla superficie delle onde e mi spingeva dentro le narici, sui capelli, tra le pieghe della mia anima, a ricordarmi di quanto vuoto ci fosse da riempire…
E stavo, senza parlare, con i sensi che mi bruciavano dentro, combattuti tra il partire e il rammarico di non averne il coraggio, come un atleta pronto a scattare a cui avevano legato le gambe con delle catene..
A volte mi avvicinavo alle barche, e raccoglievo con le dita quell’umidità salata che le copriva, facevo mio l’odore del pesce che trasudava da quel legno… e poi tornavo sul molo, in attesa di un altro mattino, di un’altra partenza..
Guardavo il mare, e mi immaginavo quello che da fuori non si poteva vedere, immaginavo le profondità piene di vita, piene di esseri che si muovevano in silenzio in un buio appena illuminato dalla luce del sole che penetrava dall’alto, e un sottile brivido misto di paura ed eccitazione mi smuoveva il cuore e la mente.
Sentirsi parte di un qualcosa, era il mio desiderio, e il mare era qualcosa, anzi era il tutto, era ogni cosa… ma quella paura veniva dal mio intimo, dal mio io più profondo, come se la coscienza di una vita precedente mi frenasse, fosse in contrasto con la volontà di mettermi finalmente a correre su quell’acqua dai colori ora del cielo ora della notte… una vita precedente.. era come se il mio karma urlasse e fosse combattuto tra due forze, tra due esistenze, in lotta tra loro, e così… rimanevo immobile, ad attendere a osservare, a respirare forte il profumo di un’avventura che non potevo, non volevo… o chissà cosa… affrontare.
… e un giorno, mentre ero in attesa del ritorno delle barche lo sentii… lo vidi con gli occhi della mia immaginazione, la forza che esprimeva era impressionante, assomigliava con quella enorme spada sul muso a una creatura mitologica… fantastica.. un guerriero sempre pronto a combattere.. lo sentivo, e la sua presenza attorno al molo mi eccitava, e giorno dopo giorno incominciai a conoscerlo, e lui a conoscere me.. lui sentiva la mia paura.. ma anche la mia voglia di partire, di cercarlo..
Spesso mi sembrava di vedere tra le onde la sua ombra, di vedere le sue pinne uscire dall’acqua e tagliare l’aria, sfidare il mio desiderio di salire su una barca e seguirlo, sembrava prendersi in giro della mia incapacità di farlo…
E i pescatori partivano… e poi tornavano… e io ero sempre lì ad aspettare, sempre a inebriarmi di quel profumo di sale, a osservare le loro facce rugose, i loro muscoli abbronzati nello sforzo di tirare su le barche con i loro carichi guizzanti di vita che si stava spegnendo… e Lui era sempre lì..
La sua presenza riempiva i miei pensieri e la mia anima, era come una luce senza respiro, senza sosta, senza fine, sembrava venisse da… dal passato, da un sogno… no, non da un sogno, veniva da dentro di me, dal profondo della mia vita stessa, dal mio essere prima che io fossi.. non credo che altri lo sentissero, era lì per me, solo per me, solo nella mai mente, solo nella mia anima, era parte di me… parte del mio passato.. e io ero parte di lui… perché appartenevo alla sua vita, anzi lui era la mia vita precedente e io ero la sua reincarnazione..
Il profumo del sale ora era più forte, il rumore del mare riempiva i miei occhi, ero dentro quell’acqua, con lui, dentro di lui, e vedevo la mia immagine attraverso i suoi occhi, l’immagine di un ragazzo che troppo aveva aspettato, che troppo aveva sognato e che ora doveva smettere di avere paura, perché quella paura era la sua paura, il suo desiderio di lottare, il mio desiderio di cacciare, la mia paura di lottare, il suo desiderio di cacciare…
 
E a un certo punto…. Mi ritrovai sopra una barca, con profumo di sale sulla mia pelle rugosa, con il sole che mi bruciava i pensieri, con l’acqua che accompagnava il mio desiderio verso il suo.. sapevo che prima o poi l’avrei incontrato, avrei lottato, forse avrei vinto, ma avrei anche perso, perché sarebbe stato il mio destino, il suo destino, la sua morte, ma anche la mia morte, la sua vita, ma anche la mia vita…

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