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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

19 dicembre 2007

Balene

Intro: La bellezza del mare, la sua vastità. Le sue creature e le meraviglie che ospita, la superficie e la profondità. Tutto sembra essere lì a dimostrare quanto siamo piccoli...

Il racconto

Quei profondi raggi di schiuma attraversarono il mormorio stupefacente di quel suono terreo, maldestro planare  di un astronave gigante, vagabondare di  notturni, nel grido sottile e acutissimo, straziante sogno bluastro ed enorme, attraverso chilometri d'acqua ottenebrata.
Volarono uccelli marini e gelatinosi incubi di  forme lattiginose, segno di spazi infiniti, laddove comete abissali ripetevano il segno del destino, continuando a indicare laddove il pensiero crea tutte le nostre  mistiche illusioni.
Stratiformi orridi e bellissimi coralli, affondati nelle  gole, tra gli ostili pezzi di antiche civiltà, sorpresi a dialogare di quella nostra umanità affondata e dimenticata.
Lontani dialetti e colpe.
Lontani furono i discorsi e i pensieri.
Lontani e inascoltati i ragionamenti.
Lontani  gli amori e i coltelli. Superfici inutili, leggeri come l'olio che galleggia tra i ghiacci quando si stringono nel prossimo gelo, dove  venti polari atterreranno con gemme preziose di neve.
Lontani i discorsi e le parole, che furono portate  nel  fondo immenso e doloroso degli abissi stupefacenti.
Insieme alle vibrazioni dei suoni e delle musiche. E del pensiero.

 

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Ruotò la coda enorme e affondò lentamente. Sbatteva il suono profondo della massa solitaria sull'acqua immobile, lanciando messaggi desertici, poi puntò  il fondo stridendo ultrasuoni complessi  e lunghissimi.
Spegneva  pian piano la luce di superfice, nel silenzio dell'aria, immersa nel canto articolato e millenario.
Scendeva la penombra serale nell'occhio sapiente che vagliava  attento il percorso stellare, affondando quieto nella massa nera oceanica, illuminata di magica luce planctare.
Come fa la notte in noi.
Sorprende ora il lontano apparire confuso di una certezza, volando tra le acque nere, tra corpi leggeri in lontanza, sfocati come le logiche del pensiero, sospese nel tempo incenerito e disciolto, polvere liquida tra le pinne giganti.
Ruotarono incantate attorno a me altre balene immense, cantando.

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