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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

30 gennaio 2008

Milano

Intro: Milano e Roma. Le nostre grandi metropoli per eccellenza a confronto in maniera romantica, e poetica. Esce fuori un bel ritratto di queste città, delle loro sfumature e delle loro anime.

Il racconto

Milano,
prese la nebbia e ne fece un abito da sposa, grigio soldato, accompagnava le sue piane con la garza intenerita che traspariva dalla pelle umida... lunghe dita toccavano le rive fruscianti fino alle sabbie schiumose di Roma, distante dal mare come una lettera spedita nella cassetta sbagliata. Ne avverti la presenza ma non lo vedi mai.
A Roma alti pini rimarginano i bordi del cielo eccessivo e ne contengono gli spazi, la luce materializza rovine, tornando a ritroso per disperdersi sulle ciminiere del nord... laddove sospira quel raggio di sole. Disertore di una guerra perduta.
Unica sentinella che attende ancora gli ordini, sotto l'orologio della stazione.

Sotto il portico di Piazza Duomo, scuro, tartufai sulle loro cadreghine minuscole vendevano tartufi minuscoli e il profumo di paradiso scricchiolava di foglie secche, buona terra sul naso del cane, albe bagnate di sole avaro, lunghe file di pioppi.
Saliva disciolta nel cielo freddo, argentato di volo di fagiani dalle lunghe code. Silenziosi flap. Rumorosi spari. Solitari come il pensiero, che quando di Roma accende un notte all'improvviso il blu oltremare immerso nel nero stellato, ti circonda la bocca rotonda nella meraviglia dei Fori Imperiali.
Promessa di incontri, di passi leggeri e tiepidi, di occhi luminosi, come le comete che trascinano le loro code, caste di venti astrali.

Milano, piazza larga come passo di gente, valige di sogni che aspettano il taxi, madonne e santi, che vagano senza sosta, (ché se scendi dal treno te ne accorgi subito che stai molto più giù... a Roma, che ti aspetta e ti prende un caldo, un sole, uno spazio... dove sembra che i cieli siano cinque).
E le brezze salmastre promettano piccoli saltelli in riva al mare.
E che il giorno di vacanza sia sempre il primo.

Milano ricorda il tram che dalle periferie nebbiose, dondolando, assonnato ma preciso, il miracolo che ci si aspetta, tra il collo stretto alla gola per il freddo e la gonna nuova, sempre finisce in un'altra periferia, dove si carica di un'altra speranza al capolinea.
Prendi a Roma, per esempio, in prestito il pulman veloce, per poi costringerti a fermarti, sul Lungotevere e nel traffico, per perderti sui riflessi del fiume largo e generoso, decorato di riflessi dorati.
Presepio spettacolare, racconto di fiabe, dove la mano appesa al mancorrente, diventa l'unico contatto con la realtà.

Roma, un Sud senza Sud
Milano è solo nord.
Milano si sposa e della prima notte ne fa un parto, Roma sorride e spera, che oltre alle nozze, ci sia anche l'amore.

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