A quella bambina
Io volgo il viso indietro,
là dove il tempo,
ha lasciato una piccola orma
sul sentiero della mia memoria,
e là ti rivedo, fanciullina,
con quel sorriso birichino
che pareva sfidare il mondo
senza ancora conoscerne le
tristezze.
Ti guardo, e il cuore mio
diventa improvvisamente nostalgico
perché in te riconosco ciò che fui,
e tutto ciò che ancora sono.
Allora apro le mie braccia
e ti raccolgo piano al petto,
come si raccoglie una preghiera
rimasta troppo a lungo nel silenzio.
Ti abbraccio perché vorrei
trattenere il passato,
perché vorrei chiedere
al tempo di tornare,
ma non si può, e, allora,
ti stringo forte per dirti grazie,
grazie perché ogni
giorno vissuto
ha fatto di te la donna
che ora sono,
e tu, piccola anima ribelle,
forse non sai quante volte
quel tuo sorriso mi ha salvata
nei giorni in cui il mio cielo
si squarciava,
per questo mi volto ancora,
per questo cerco i tuoi occhi
fra le pieghe degli anni,
e quando finalmente li ritrovo
non provo rimpianto,
ma una dolce, infinita gratitudine.
Perché nulla di te è andato perduto,
sei rimasta nascosta nel mio cuore,
come una primavera
custodita dall’inverno,
e, mentre ti stringo a me,
comprendo che crescere
non fu lasciarti andare,
ma imparare a portarti con me,
così cammino ancora verso l’orizzonte,
ma, prima d’andare,
mi volto un’ultima volta,
e tu sei lì,
con quel sorriso birichino,
a ricordarmi che ogni
passato amato
non muore mai davvero:
diventa radice,
diventa luce,
diventa casa.
Aurora Sisi
3 settembre 2026