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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 marzo 2010
    Cara mia ex

    Le tue labbra, ora secche
    che prima eran velluto
    adesso sono spente e pallide.

     

    Eri la fonte dalla quale bevevo
    fino a perdermi nei capezzoli
    nell'infinito d'una breve vita.

     

    Sei trasformata in peccato
    da un'anima maledetta,
    quella che ti ronza dentro

     

    fingendo d'amarti alla follia
    distruggendo la tua bellezza
    mescolata a volgari trucchi.

     

    Se fossi morta di stenti,
    di fame e misera miseria
    mai avrei avuto vergogna

     

    d'aver imbevuto la mia pelle
    col tuo corpo nudo.
    I tuoi occhi quasi non ricordo

     

    vitrei, non più di quel verde
    che scintillava nella gioia
    della purezza infantile.

     

    Sei mal ridotta, e bevi
    e ridi sghignazzando con i bravi,
    quelli che più di me

     

    t'odiano e ti tengono stretta,
    come la più fraterna delle amiche,
    per sbranare la tua dolcezza.

  • 29 marzo 2010
    - Life of nonsense -

    La ragione, il torto, la stima e il disprezzo
    la morte, la vita, il perdono e il suo prezzo

    Giochi a scacchi con il fato
    sposti avanti la pedina
    la sfortuna con un ghigno
    ti divora la regina

    E' un losco gioco, è la rovina, un folle gesto
    il sogno, l'incubo, il buio pesto

    Inganni il destino vestito da orco
    armeggi il fuoco, la verità, la bugia, il denaro sporco
    Ti illude per poco
    la vittoria tu brami
    ma in un attimo afferra tutto ciò che più ami

    Stringi i pugni
    serri i denti
    sangue, sfide, lotte e perdenti

    Chiudi gli occhi
    fingi il niente
    il tuo io che non si arrende e né si pente

    Componi un pezzo, azzardi un passo
    il genio, il santo, l'idiota e il pazzo

    E quando stremato ti darai per vinto
    dalla manica sbucherà l'agognato asso
    la finestra, il libro, la TV, il dipinto
    il tuffo in un fiume di un gran sasso

    Decanti l'amore, assapori l'amaro
    canticchi la strofa di un brano raro
    e quando il cielo si trapunta di stelle
    risenti sul letto il profumo di quelle

    serate d'estate passate a guardare
    la sabbia, la luna, le onde ed il mare.
    Arriva la brezza
    una lucciola lampeggia,
    riaffiora un ricordo, il cuore si spezza.

  • 29 marzo 2010
    Certe volte la vita

    Certe volte la vita
    è cercare quel che si vuole
    trovando ciò che non ci serve.
    Altre volte la vita
    è voler fare quel che si vorrebbe
    facendo ciò che non si dovrebbe.

    Come quando hai sete da morire
    e finisci per trovare solo pane secco.
    Come quando vorresti vedere una persona
    e finisci per baciarne un'altra.

    Poi ti svegli dopo un lungo sonno
    aprendo gli occhi ti accorgi
    che non avevi poi così tanta sete,
    ma nemmeno fame.
    Comprendi finalmente
    che dovresti cercare altrove
    per trovare quel che ti serve
    perché quel che hai fatto
    non è ciò che volevi
    ma soprattutto
    perché ciò che vorresti
    forse non è quel che fai.

  • 29 marzo 2010
    Notte

    Notte di luna, notte di stelle,
    notte di brividi lungo la pelle.

     

    Notte di sogni mascherati,
    notte di giochi colorati.

     

    Notte di pagine da sfogliare,
    notte di ricordi da assaporare.

     

    Notte di parole non dette,
    notte di gesti non fatti.

     

    Notte di amori inconfessati,
    notte dolce per gli innamorati.

  • 29 marzo 2010
    Fermati

    Resta così…
    fermo
    dopo preamboli
    sillabati nella mia bocca schiusa
    pendente dalla tua

     

    Stai immobile
    a immortalarmi
    del tuo profilo
    la ferocia, ora fissa
    nello svanire
    di ogni vorticare
    non mediato
    di intenti e brame

     

    Sei mio
    da fermo immagine

     

    Fermo in me
    a scavarmi
    in tutti i solchi
    dell’anima…

  • 23 marzo 2010
    Il nostro amore

    Nulla più rimarrà di questo amore
    al volgere degli anni che verranno,
    quando stranieri a tutto diverremo
    e nuove genti muoveranno al giorno
    ignare di quel tempo ormai lontano.

     

    Nessuna traccia allor di quei momenti
    ove nel viso tuo trovai l’incanto,
    nessun ricordo ormai dei tanti sguardi
    spesi dagli occhi miei nel rimirarti.

     

    Quel disperato sogno di infinito
    impari soggiacette all’empio fato,
    che nel suo greve oblio cieco disperse
    il tempo di quei mille e mille baci.

     

    Nell’unica certezza or mi rincuoro,
    che giù nei mari e su fin tra le stelle,
    dalla pria alba all’ultimo tramonto,
    celati dentro al cor d’ogni creato;

     

    trovar potranno ancora noi vicini,
    indifferenti al cielo ed alla terra,
    sprezzanti a quel vil scorrere del tempo
    e presi ancor nel darci quell’amore
    che forza alcuna mai potè carpire.

  • 23 marzo 2010
    Madre

    Il viso stanco posi
    su quel tuo grembo atteso
    Nulla più uguaglia adesso
    ora che il tempo è andato
    quel quieto tuo di madre

  • 22 marzo 2010
    Dietro un vetro

    Guardo la mia vita accartocciarsi

    da dietro questo vetro,
    e fuggire via lontano,
    scivolando a ritroso.


    Chi mi ha fatto conoscere l'amore
    ha deciso poi di portarmelo via,
    lasciando dietro di sè una terra più arida di prima,
    lasciando nella mansarda una spietata assassina di emozioni.
    L'ha fatto per il mio bene
    per non rubarmi del tempo, invece di donarmelo.


    Adesso di tempo ne ho da vendere
    dietro questo vetro,
    liscio e freddo come la lama del coltello
    che ha ucciso il nostro futuro.


    Niente potrà più scalfire il mio cuore,
    il suo tessuto ferito è fibroso ormai,
    duro e refrattario come la pietra;
    più niente saprà meritare le mie lacrime,
    quando non le merita più neanche il mio stesso sangue.


    Rivivrò gli attimi trascorsi
    e li ripercorrerò all'indietro,
    volto per volto, nome per nome,
    fino alla madre che mi ha partorito.
    Devo solo uscire da dietro questo vetro.


    Se solo non mi mancasse l'aria,
    se solo non avessi un pugno sullo stomaco e gli occhi che bruciano,
    se solo non mi sentissi stritolare la testa,
    se solo non fosse una bara di vetro.

  • 22 marzo 2010
    Il tuo cuore

    Ho conosciuto il tuo volto,
    il tuo nome, i tuoi occhi.
    Il sapore dei tuoi baci
    avidi della mia bocca
    e quelli delle tue lacrime
    quando sei colmo di disperazione.
    Riconoscerei tra mille l'odore della tua pelle,
    il tocco delle tue dita,
    il timbro della tua voce.
    Intuisco dalle rughe sul tuo viso i tuoi pensieri
    e dall'espressione del tuo sguardo il gesto che compirai.
    Ho imparato a memoria ogni tratto del tuo corpo
    ogni muscolo che vi si contrae
    ogni vena che vi corre
    ogni nervo che lo fa inturgidire.
    Sento il profumo del tuo respiro attorno a me
    e il suo ritmo quando ti avvicini è diventato inconfondibile.


    Eppure,
    non conosco il tuo cuore.

  • 22 marzo 2010
    Attese

    Ho il cuore fermo.
    La mente arenata alla deriva.
    Inutili, vane, insopportabili attese.
    Di un sorso d'acqua per l'arsura
    di una coperta per il freddo,
    di un sorriso per non piangere.
    Cicli che si ripetono interminabili,
    nomi nuovi e volti nuovi che si succedono e si scambiano
    per finire tutti, inesorabilmente, nel silenzio.
    Giorno e notte continuano ad inseguirsi,
    senza che il vento muti,
    senza increspature all'orizzonte.
    Arida come la terra del deserto,
    attendo ormai solo il freddo della notte
    per sentire tremare il mio corpo,
    per sentirlo ancora vivo.
    Aspetto, indifferente,
    il prossimo nome,
    la prossima emozione,
    il nuovo zampillo di vita che poi si spegnerà.

  • 22 marzo 2010
    Questione di istanti

    E' tutta una questione di tempi sbagliati,
    di istanti che si sfiorano senza toccarsi,
    di treni che partono da un binario diverso.
    Io non volevo amarti,
    semplicemente continuare a scoprire la mia nuova natura,
    senza coinvolgere il cuore.
    E' inutile continuare a chiamare il tuo nome dal binario del treno che è appena partito,
    il finestrino è ormai chiuso e lo stridio delle rotaie copre la voce.
    Dovrei cambiare la batteria a questo orologio fermo da una vita.
    Tu hai preteso l'amore
    ed hai ottenuto quello che volevi.
    A quel punto, però, non lo volevi più.
    Per un attimo mi è sembrato di scorgere la tua ombra sul binario di fronte,
    forse sei sceso dal treno in corsa.
    Forse è solo un vecchio bigliettaio
    che mi osserva chiedendosi quante altre donne vedrà ancora piangere alla stazione.
    Dovrei regolare le lancette del cuore adesso,
    ma non ho gli strumenti adatti.

  • 22 marzo 2010
    In gabbia

    Mi trascino senza cuore.
    L'ho usato e ne ho abusato,
    sfinito, se n'è andato.


    Non ha retto all'ultima ferita:
    troppe cicatrici addosso
    per continuare a fare bene il suo lavoro.


    Ha ceduto e in gabbia tace.

    Prigioniero
    che conosce la sentenza:
    sarà la sua condanna a morte, la sua libertà.

  • 22 marzo 2010
    Il cerchio di fuoco

    C'era la voce di Peter Gabriel,
    la luce bianca di un occhio di bue,
    su un palcoscenico tirato a lucido,
    e le tende divaricate di un sipario di velluto.
    Nuda, in ginocchio, ti osservo.
    Nella tua mano destra una lunga frusta nera
    che fai schioccare ritmicamente.
    Hai impartito il tuo ordine: salta!
    Davanti a me la scelta:
    obbedire oppure no.
    Davanti a me il cerchio di fuoco da attraversare
    oppure la tua frusta.
    Ti guardo un istante negli occhi,
    come la fiera il suo domatore,
    occhi che incitano e promettono la ricompensa,
    e spicco il salto.
    Non attraverso il cerchio di fuoco,
    non ci arriverò mai:
    ai miei piedi si è aperta una voragine
    e precipito velocemente sempre più in basso,
    sempre più al buio.
    Il collare stringe la gola,
    volo a testa in giù
    verso la pece nera.
    Lo schianto tarda ad arrivare,
    lo aspetto continuando a volare in picchiata,
    avvolta dal tuo sguardo.
    So che a breve arriverà,
    poi sarà solo silenzio.
    Nell'ultimo terrorizzato respiro grido il tuo nome,
    dove sei Signore?
    Una corrente di aria calda mi trascina ancora più giù
    e sento bruciare forte la mia schiena.
    Poi un colpo secco.
    Ho attraversato il cerchio di fuoco
    atterrando perfettamente,
    poggiando con eleganza mani e piedi,
    e tu mi osservi compiaciuto.
    Ti avvicini,
    la tua mano libera accarezza i miei capelli neri sudati
    alzo il mio sguardo e mi sorridi,
    mentre la tua bocca si posa sulla mia
    dissetandola a lungo di piacere.

  • 22 marzo 2010
    Fate smarrite

    Le notti finiscono
    le stelle si spengono
    i cuori si infrangono
    su albe di fuoco
    lucenti d’acciaio.
    Rimangono tracce
    di favole antiche
    che narrano storie
    di fate smarrite
    in cieli sbiaditi
    macchiati di nubi
    solcati da versi
    dettati dal tempo
    e al mondo donati
    da soffici piogge
    intrise di sogni.

  • 22 marzo 2010
    Esequie

    Le strade assorbono
    gli ultimi rintocchi.
    Campane listate a lutto.
    Stropiccio mesto e rigido:
    come vetroso.

    Non è stato mai abitato

    Questo luogo.
    E questa gente,
    da dove è mai venuta?
    Questa gente.
    Sonnecchiano solo
    le porte serrate
    in questo abbandonato
    paesare d’inverno.
    Per aggregare i vivi
    subiamo un contributo
    dalla morte.

  • 22 marzo 2010
    Per ottomila ore...

    Nell’ampolla azotata
    di questo
    universo finito
    divenni un segmento
    esausto e spiegazzato.
    Duro wolframio
    spezzato dall’usura.

  • 15 marzo 2010
    Morte bianca

    Mattoni, polvere e sangue,
    al suolo putrelle di croci.
    Non c'è più uomo
    che muoia sul suo letto.

  • 15 marzo 2010
    Tramonto

    Al levar del sole
    mi culla quest'aria
    dal pacato sapore
    di rugiada su foglie.

     

    Dall'orizzonte
    migrano lontano
    orde immense
    d'uccelli liberi.

     

    Eccomi la.
    Libero nel vuoto,
    spinto in alto
    da un vento sereno
    che mi sostiene

     

    in quest'imbrunire
    che perdo nella notte
    e che ritroverò
    ad assaporare ancora.

  • 15 marzo 2010
    Profondo Dolore

    Mio Dio come è difficile far capire al cuore
    Di dare un senso al dolore
    Mi gira la testa, mi sento soffocare, vorrei urlare
    Ma il pianto fermo in gola
    Non me lo lascia fare.
    Le onde del destino e quelle del cuore
    Si placano solo con un gesto d’amore…
    Ma quando si parte dal gesto d’amore
    Mi chiedo cosa succede al destino e al cuore.
    Trasformano l’amore in profondo dolore.

     

    A mio padre mancato da poco, il cui cuore si è fermato
    E col suo anche il mio. Mi ha regalato la sua vita , io
    Gli ho donato la mia. Grazie papà
    Sei stato la più bella poesia della mia vita.
    Ora io ricomincio da qui.

  • 15 marzo 2010
    Edera tu sei

    Sul mio corpo,
    lentamente
    ad infinitesimi,
    t'arrampichi
    fino al cuore.
    Circondi piano
    la mia pelle
    di tocchi soavi.
    Le tue mani
    m'accarezzano,
    com'un bimbo
    da poco
    fuori dal grembo
    che luce
    ancora
    non sopporta,
    ma vuole quel
    buon buio
    d'un seno gentile
    che lo nutre.

  • 15 marzo 2010
    Contrappunto

    La notte parla
    con il suo codice ancestrale,
    racconta di processi alieni
    nel loro ripetersi incessante.
    La notte non è per chi lavora
    e si affanna
    e corre
    e rincorre, inseguito
    dal suo fantasma
    esposto alla luce.

     

    Si odono rumori
    inclassificabili,
    non riproducibili.

     

    La calma è apparente:
    un intero mondo si muove
    nei sotterranei della città,
    che alle radiazioni sfuggono.

     

    Istinto,
    prede e predatori
    la legge che non vuole
    un mondo geometrico
    imperfetto.
    Il caso perfetto
    dell’evoluzione
    guida l’occhio
    e gli altri sensi
    per il sentiero
    della rinascita,
    mentre, paziente,
    come una madre
    rassegnata,
    la notte ascolta.

  • 15 marzo 2010
    Tempesta

    Scrivere sul muro le proprie emozioni
    Leggere tra le righe delle canzoni
    Provare col pensiero a volare in alto
    Chiudere con un sorriso un forte pianto
    Un nuovo incontro, un grande amore
    Gioco sottile tra passione e cuore.
    Ecco perché occorre ricordare
    Ogni tanto lasciarsi andare
    Bisogna approfittare di ciò che resta
    Realizzare tutti i progetti che abbiamo in testa
    Ritornare a pensare che fa bene sperare
    Ma Non Smettere Di Sognare.
    TEMPESTA!

  • 15 marzo 2010
    Tu mi parli

    Tu mi parli e io devo imparare ad ascoltare
    percepire la voce del tuo cuore
    le frasi nascoste nei tuoi occhi.
    Tu mi parli
    ma io non sono più capace di leggere le note tristi
    quelle che stanno nel pentagramma di mezzo
    o quelle alte che urlano alla vita
    tutta l’ingiustizia e l’amore che ti è stato negato.
    Tu mi parli quando mi ascolti
    ma io non riesco ad ascoltare quando mi parli.
    Io non posso fare altro
    che provare ad ascoltare la voce del tuo cuore
    aprendo gli orecchi del mio.
    Cristina… Amica mia di tutta la vita

  • 11 marzo 2010
    Domenica

    Verdi colline coperte da un manto di sole. Serenità.
    Bambini festanti all’udir campane. Gioia.
    Mani riunite e candidi sorrisi. Il quadro della vita.
    Domenica, malinconico giorno di desolante abbandono.

  • Di tutte le cose non sopporto l’ipocrisia.
    Misto di falsità e non rispetto.
    Sorrisi d’apparenza e parole concordanti.
    È una creatura deforme che non posso fare a meno di notare.
    Si insinua con astuzia, colma di egoistici propositi.
    Subdola e melliflua, non si cura del nonsenso.
    La osservo strisciare con viscidi spostamenti.
    Un perfido ghigno compare sul suo volto.
    Mi ha illuso e deriso, lasciandomi attonito.
    Pieno di risentimento, covo il riscatto.
    Ma solo con l’indifferenza riesco a fronteggiarla.
    È un tumore troppo grande e troppo diffuso per essere combattuto.
    Non le faccio prendere l’iniziativa. Anzi, cerco di allontanarla.
    Non è così che si ottengono le cose.
    Vattene, non ho bisogno di te.