Ajsha

 
La domenica che rivide Ajsha,
non volle farsi leggere la mano.
 
La vide assorta, chiusa come una i,
e che guardava soprattutto il cielo.
Le domandò allora cosa avesse,
dov’è ch’era finito l’estro suo,
la parlantina solita di sempre
ai piedi dei gradini della chiesa.
 
Rispose lei ed anche a malapena
di non avere voglia della vita.
 
Nessuna quotidiana profezia,
Ajsha chiese al signor Rossi
notizie fresche della primavera
mentre cascate di capelli neri
smorzavan flussi dell’antico ardire
e in rossi lobi gli ori erano rame.
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Stesura 2009
Menzione Speciale I Ed. Premio Internazionale di Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)