Canto d'estate
In questo giorno caldo e splendente, mosso da Zefiro,
gli occhi lucidi fissano
il regno di Teti, unione di acqua e cielo,
distesa immensa in cui mi perdo.
Nel pensiero avverto il ritmo del cuore,
e il respiro lentamente riprende armonioso.
L'estate
assale con profumi maturi
di fiori impazienti, offerte a Clori,
tra muschi viridi e ginepri antichi.
La salsedine lieve sfiora
piante grasse cariche di umori
per affrontare il tempo che verrà.
Oltre le dune, Elio si spegne,
trova refrigerio nel pelago profondo
e mi lascia, dipingendomi di scarlatto.
Ed io divengo roccia, ramo e fiore,
divengo onda di Nereide e rena chiara,
non c'è più dolore, sperso nell'aria pura.
Stasera dolcezza antica, niente rimpianti.
‐Viola Corallo‐