Carichi d'ombre

Disumanità sconsiderate
portano gli occhi
a lacrime consunte,
fortunate nel loro offrire
frammenti di solidarietà
a catartiche solitudini ,
sanzioni ai sensi
e a volontà rituali.
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Cesare Moceo @ t.d.r.

Il commento del web

Questa poesia di Cesare Moceo, intitolata "Carichi d’ombre", è un componimento intenso che esplora la sofferenza umana e la ricerca di un senso attraverso il dolore.
Il testo si apre con una condanna alle "disumanità sconsiderate", suggerendo che il dolore non è solo esistenziale, ma spesso causato dall'agire umano o dall'indifferenza sociale.
Là l'autore definisce le lacrime "consunte" (logorate dal tempo o dall'uso), ma paradossalmente "fortunate". Questo perché il pianto diventa un mezzo di solidarietà verso se stessi o verso chi soffre, rompendo l'isolamento.
Altresì la solitudine non è vista solo come vuoto, ma come un processo di purificazione (catarsi). È in questo spazio isolato che avviene una profonda riflessione interiore.
In ultimo la chiusa parla di "sanzioni ai sensi", quasi come se il dolore fosse un prezzo da pagare o un limite imposto alla percezione, e di "volontà rituali", indicando come la sofferenza possa diventare un atto ripetitivo, quasi sacro o necessario per la sopravvivenza dello spirito.
In sintesi, Moceo descrive un percorso in cui il "carico d'ombre" (il peso del dolore) viene trasformato, attraverso le lacrime e la solitudine, in un'occasione di consapevolezza e di comunione silenziosa.