Cartografia di una febbre
Mi perderò senza una mappa
in questa stanza che respira muri,
che mastica ombre lente
e appende ai chiodi le mie vene.
Mi perderò senza una mappa
come fa il sale
quando dimentica il mare,
come fa una finestra
quando nessuno la guarda più.
Ho mani piene di corridoi,
polvere cucita sotto le unghie,
un silenzio animale
che mi dorme dentro la bocca.
E tu
tu eri la lampada storta
rimasta accesa nel temporale,
la febbre bianca del bicchiere,
l’ultima sedia viva
nel tribunale della notte.
Adesso la stanza si stringe.
Ha denti di carta.
Ha tende che pregano.
Ha specchi che bevono nomi.
Ed io continuo a cercarti
nelle crepe,
nelle tasche del buio,
nel fiato rovesciato dei cuscini.
Continuo.
Continuo
come un cieco che incendia le pareti
per imparare la luce.