Cenere
La memoria
fabbrica stanze invisibili,
dove a volte
si nascondono impronte
di passi mai conclusi.
Scivola sotto la lingua
come una moneta smarrita
o incendia silenzi,
scavando nella carne
pozzi senza nome.
Finestre
rimaste aperte al temporale,
mani
che hanno stretto il vuoto,
radici
cresciute dentro la crepa
di una terra straniera,
cercando ostinatamente
una stagione
che non conosce il ritorno.
Talvolta veste una maschera
di quiete consumata,
sorvegliando le crepe
dietro un piccolo teatro
di pupille chiuse
o distratte.