Di testa mia.

Ricordi indissolubili di giorni infausti
perseguitati
da particolari momenti della mia esistenza
che accompagnano nebbie del passato
sopra sbiaditi flashback.
Tremule tinte sfumate
di acquarelli in soffitta
e foto in bianco, nero e giallo
dove famiglie finte
fanno sorrisi finti
e fingono di volersi bene,
fingendo abbracci.
Mia madre che urlava: “ VUOI SEMPRE FARE DI TESTA TUA!”
E io che pensavo:” crepa, maledetta!”
Ma poi negli anni mi sono dovuto ricredere.
Fare di testa mia creava problemi
così ho iniziato a fare quello che piaceva agli altri.
E’ stato un periodo meraviglioso!
Tutti intorno a me erano felici : eccetto me.
Ma questo era irrilevante al fine
e cioè essere tra persone felici.
La felicità mi seguiva ovunque andassi.
Mi stava attaccata ad un braccio.
Pronta per essere sfoderata
quando arrivava qualcuno.
Perché quel qualcuno doveva essere felice.
Ne aveva bisogno.
Non dovevo fare di testa mia.
Non dovevo dire alle persone che mi annoiavano.
Che avrei preferito mangiare la merda piuttosto che essere costretto alla loro compagnia.
Non potevo deluderli.
Volevano applausi.
Il mio volto aveva imparato a costruire
un sorriso falso in mezzo secondo.
Ero coinvolto
nelle loro stupidaggini,
nelle loro idiozie,
nei loro vaneggiamenti,
nei loro discorsi privi di parole sensate.
I miei occhi li guardavano
ma suscitavano in me
lo stesso interesse
di un uovo marcio.
Oggi ho deciso che non esiste una realtà,
un’età massima per la permanenza in questo mondo.
Scavalco il parapetto e senza esitazione mi lascio cadere nel vuoto.

E’ strano: la felicità non mi ha seguito,
la felicità degli altri non ha coraggio.
E’ rimasta lassù ad osservarmi.
Sarà dura per lei senza me.
Non ho mai tentato di sedurla quando la passavo agli altri.

L’orizzonte si alza di colpo e la terra mi aspetta.
Finalmente, un vero sorriso mi taglia la faccia.

Ho di nuovo fatto di testa mia.

Hal