Dove il tempo si spezza
Il tempo passa, diciamo,
come se fosse innocente.
Come se non avesse colpa
di questo vuoto che mastica i giorni
e li sputa senza il tuo nome.
Ma il tempo è una lama lenta, mamma,
un coltello che non smette
di cercarti sotto la pelle.
Ti amo
e non è una parola,
è una ferita aperta che respira,
è sangue che non coagula
nel punto esatto in cui ti ho perduta.
Ogni giorno mi manchi
come manca l’aria a chi affoga in silenzio,
come manca la voce
a chi ha ancora tutto da dire.
E io parlo con te
nelle stanze vuote della sera,
dove le ombre sembrano ascoltare
più degli esseri vivi.
Ti cerco nei gesti
che non so più finire,
nel modo in cui piego le mani,
in quel riflesso distratto
che improvvisamente ti somiglia.
Sei rimasta qui
non nel tempo, no,
ma in questo battito ostinato
che non ha imparato a lasciarti andare.
Sei nel tremore delle cose fragili,
nel bordo delle lacrime
che non cadono mai del tutto,
nel respiro spezzato
di ogni “ti amo” che non posso dirti.
E allora resto così,
con l’anima scoperchiata,
a chiamarti piano
per non ferire il silenzio.
Perché perderti
non è stato smettere di vederti
è stato imparare
a riconoscerti nel dolore.
E io ti amo, mamma,
ti amo con una voce
che non ha più corpo,
ma ancora urla
dentro ogni mia crepa.
Il tempo passa, mamma: ti amo, vivi nel mio dolore eterno...