E mi accendo d'esigue miserie

Inquiete vitalità,
a esprimere ardenze intime,
vivono avviluppate
in volontà di donazione.
Ah! Se potessi io, Vita,
impregnar di singhiozzi
le tue piaghe
di finto splendore!
Allora sì che sarebbero
giorni d'amori rimpianti.
.
Cesare Moceo @ t.d.r.

Questi versi di Cesare Moceo esprimono una immensa profondità interiore, tipica di una sensibilità che percepisce l'attrito tra l'ardore dei sentimenti e la vacuità del mondo esterno.
L'autore contrappone le "esigue miserie" (le sofferenze intime, piccole ma brucianti) al "finto splendore" della Vita; qui c'è una critica alla superficialità dell'esistenza che maschera il dolore.
Ma nonostante l'inquietudine e l'avvilimento, emerge il desiderio di darsi agli altri, una "volontà di donazione".
L'invocazione "Ah! Se potessi io... impregnar di singhiozzi le tue piaghe" suggerisce il desiderio di rendere la vita "vera", anche attraverso il dolore. Solo accettando la sofferenza e il pianto, i giorni acquisterebbero un valore autentico, trasformandosi in "giorni d'amori rimpianti" anziché restare vuote finzioni.
È una lirica densa, che utilizza un linguaggio ricercato (ardenze, avviluppate) per dare voce al proprio malessere nei confronti del mondo(dittature, guerre) e che cerca dignità nel sentimento e nel ricordo.