Eri il mare

Era marea il tuo corpo candido,
un richiamo lento sotto pelle,
una promessa di tempesta
nel silenzio caldo della notte.
Ti muovevi con quella grazia
che confonde chi ti guarda,
e persino il respiro del vento
era solo un ricordo lontano.
Le tue curve apparivano come onde spumose, scintille tracciate dalla luna, e ogni piega del tuo essere aveva il sapore del sale e del desiderio.
C’era un abisso sui tuoi fianchi,
una corrente nei tuoi respiri,
un andare e venire di maree
che scuoteva il cuore come una riva fragile ma sicura.
Le tue mani, schiuma ardente,
sfioravano il mondo senza fermarsi, lasciando dietro di sé
il brivido di un’estate infinita.
Eri il mare quando sussurra parole nascoste, mosso da una brezza lenta e leggera.
Eri il mare che avvolge la sabbia e s'infrange su scogli remoti.
Quel mare che sa attirare a sé senza chiedere il permesso del cielo e delle stelle.
E chi si perdeva in te non cercava più la terra, non cercava più un rifugio, ma solo quiete e pace.
Cosi sul tuo corpo s'insinuava l'onda che sa agitare gli animi, che sa donare il paradiso, che sa smuovere tempeste, proprio lì dove abita il desiderio più profondo.
E il mare che era in te, tra quelle onde fulgide e schiumose, ricordava il brivido lento del piacere.