Frammenti della mia vita, ferite della mia anima.

Non dimentico nulla.
Non per vivere prigioniera del passato, ma perché non voglio più tradire la verità per proteggere chi mi ha ferita. Non voglio cancellare ciò che è accaduto soltanto perché ricordarlo fa male, non voglio convincermi che sia stato tutto un errore, un equivoco, una parentesi da chiudere in fretta, quando le conseguenze hanno attraversato la mia esistenza lasciando segni che soltanto io conosco davvero.
La mia vita aveva lo stesso valore della sua, la mia dignità aveva lo stesso peso, i miei sogni meritavano lo stesso rispetto. Il mio cuore non era meno importante, la mia sofferenza non era meno reale, il mio futuro non valeva meno del suo.
Eppure, qualcosa è stato spezzato, qualcosa che non si può restituire con una parola, con una giustificazione, con il semplice trascorrere degli anni.
La mia vita è stata ferita proprio là dove avrei dovuto sentirmi al sicuro, mi sono ritrovata a dubitare di me stessa, a chiedermi se fossi davvero così fragile, se avessi sbagliato tutto, se il mio dolore fosse una colpa e la mia incapacità di reagire una condanna.
Ho cercato risposte dentro di me, quando forse avrei dovuto smettere di cercare giustificazioni per gli altri,
perché non tutto ciò che subiamo è responsabilità nostra, non tutte le ferite che portiamo sono il risultato delle nostre scelte, e non possiamo misurare il nostro valore dal modo in cui siamo riusciti a difenderci nel momento in cui qualcuno ci deludeva.
Forse ho ceduto, forse ho taciuto troppo, forse avrei dovuto trovare prima il coraggio di dire basta.
Ma non voglio più condannarmi per non essere stata invincibile, e non voglio più confondere la mia fragilità con la mia mancanza di valore.
Sono una donna che ha sofferto, una donna che porta dentro rimpianti, assenze, domande senza risposta. Una donna che avrebbe voluto fare di più, reagire prima, proteggere meglio sé stessa e risparmiare a chi ama il peso di una sofferenza che non meritava.
Ma sono anche una donna che ha attraversato il dolore senza smettere di sentire, che, nonostante tutto, continua ad amare, che conserva nel cuore chi non c'è più, che pensa a chi le ha dato la vita e a chi dalla sua vita ha ricevuto la propria,
e, forse è proprio per loro che non posso permettere al passato di cancellare definitivamente ciò che sono,
non dimentico chi ha contribuito a rendere la mia vita così dolorosa, non dimentico ciò che mi è stato fatto, né ciò che ho perso lungo il cammino, non dimentico le parole, i silenzi, le verità nascoste dietro le apparenze, chi ha nascosto le proprie colpe, ha capovolto la verità, ha raccolto il fango che gli apparteneva e lo ha gettato addosso a me, convinto che, sporcando il mio nome, avrebbe potuto ripulire la propria coscienza.
Ma oggi voglio imparare a non dimenticare nemmeno me stessa.
La donna che ero prima del dolore, la donna che ha creduto nell'amore, la donna che ha avuto fiducia, che ha dato possibilità, che ha aspettato, che ha sperato, la donna che forse si è smarrita, ma che non per questo ha cessato di esistere.
Perché la mia storia non può appartenere soltanto a chi mi ha ferita, la mia vita non può essere definita soltanto da ciò che ho subito, e, il mio domani, non deve necessariamente portare il peso di ogni ingiustizia vissuta.
La mia storia porta i segni di ciò che è stato, ma le sue ultime pagine non sono ancora state scritte.

Aurora Sisi

2 settembre 2026