Giorni d'inverno

Mattine,
che cominciano nel nulla,
in cui non sai cosa fare,
nè cosa dire.
E mi ritrovo
seduto in macchina
a osservarmi nella mia deriva
verso il silenzio assoluto,
a guardare le nuvole
che si ammassano nel cielo
e che sembrano essere
i riflessi del mio animo
colmo di tempesta.
E resto là,
immerso nei pensieri
che nel frattempo
han preso le sembianze
d'avvoltoi senza scrupoli.
.
Cesare Moceo @ t.d.r.

Questa mia poesia non è autobiografica, mi è venuta in mente partorita dal mio spirito di osservazione verso ciò che mi circonda a cominciare dai volti che i miei occhi incontrano. Essa dipinge un quadro vivido dell'alienazione invernale, dove il paesaggio esterno diventa uno specchio specchiante del tormento interiore.
Così dono una breve analisi personale dei temi principali, nei quali tanti potrebbero ritrovarsi:
Il Vuoto Esistenziale: L'inizio ("cominciano nel nulla") descrive quel senso di paralisi e afasia tipico degli stati depressivi o dei momenti di profonda crisi, dove mancano sia le parole che le azioni.
L'Auto‐osservazione: La macchina, ma anche l'angolo del vivere in cui ci rintaniamo diventa un guscio, un non‐luogo da dove si @osserva la propria "deriva". È il fermo immagine di una solitudine cercata e subita.
Corrispondenza tra Natura e Animo: Le nuvole cariche di pioggia sono la proiezione fisica di una "tempesta" interna. Il cielo non è solo uno sfondo, ma il riflesso tangibile del caos emotivo.
I Pensieri come Avvoltoi: Questa è l'immagine più cruda. I pensieri smettono di essere strumenti di riflessione e diventano predatori ("avvoltoi senza scrupoli") che si nutrono del malessere del soggetto, rendendolo vittima della sua stessa mente.
È un componimento che cattura perfettamente quel silenzio assoluto che, paradossalmente, è la condizione più rumorosa per chi soffre.